La
verità, tutta la verità, nient’altro che la verità sull’Afghanistan raccontata
da chi si è introdotto nel Paese dei talebani privo di credenziali, senza
mansioni e scorta armata.
È la sostanza di cui è fatto il mio nuovo libro L’inferno chiamato Afghanistan – che presenterò a SONDRIO, nella suggestiva cornice del medievale Castel Masegra il 4 luglio alle ore 21 e a BORMIO, presso la Biblioteca
comunale il 1 agosto alle ore 21. Quest'estate, dunque, soffierà il caldo vento
afghano in Valtellina.
Nel mio libro, racconto tre mesi vissuti intensamente, come
un viaggiatore d’altri tempi, con la sensazione di essere invisibile, per
quanto sia impossibile rendersi tali in un Paese in guerra, e per essere creduto
un agente segreto o un pazzo. Per cogliere il genius loci e raccontarlo senza reticenze, schierandosi dalla parte
della verità e denunciando gli intrighi del potere. Per dipingere l’affresco di
una realtà che conosciamo superficialmente, attraverso i reportage dei
giornalisti embedded e per fondere
nel crogiolo della scrittura molteplici pietre preziose. L’inferno chiamato
Afghanistan è un mosaico narrativo che prende forma in virtù di tessere vivacissime
su cui sono fissati come sullo smalto le condizioni disperate e i rari attimi sereni
che scandiscono la vita del popolo afghano. Ogni tessera è un’illustrazione
incisiva, documentata, piena di passione, ma è il loro insieme a configurare la
storia. Il racconto è attuale, coinvolgente. Ci mostra la vita e la morte e di
entrambe è testimone oculare. Mette a nudo la condizione femminile e quella non
meno drammatica dei bambini, la quotidianità nelle carceri e nei campi per
sfollati, i retroscena delle operazioni di guerra e di pace a un tempo del
nostro contingente militare e degli aiuti umanitari, il fenomeno dilagante
della droga, il vuoto sanitario, la corruzione politica. Ma coglie anche gli
aspetti poetici e spirituali di un popolo condannato all’inferno pur amando la vita.
Le parole squarciano l’omertà e scuotono le coscienze. Come un plettro, la
lettura solletica le corde del cuore e le fa vibrare, ora con vigore ora
dolcemente, suscitando sentimenti di segno opposto: sdegno, rabbia e disgusto
accanto alla commozione, all’empatia e al sentire più intimo, permeabile al
fascino dell’Oriente misterioso e del sogno infranto. Il lettore si trova
obbligato a una scelta: odiare o amare.
Anche gli amici valtellinesi saranno chiamati a schierarsi... pro o contro l'Afghanistan.
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