mercoledì 25 luglio 2012

A Denver hanno fatto un patto col diavolo?

La strage dell’Aurora Century Movie Theater, in cui il ventiquattrenne James Holmes ha ucciso 12 persone e ne ha ferite 58 in occasione dell’anteprima del film The Dark Knight Rises, potrebbe essere catalogata come l’ultima follia apparentemente senza senso di cui un killer si rende protagonista. In sé, suscita la doverosa compassione per le vittime innocenti e un ribrezzo che però dura poco, il tempo di cedere ad altre suggestioni. Siamo così abituati ai comportamenti demenziali che nulla ci può più sorprendere se non ad interim
Eppure, l’episodio in questione ha dei risvolti interessanti. È accaduto nell’area di Denver, un dettaglio fondamentale. Perché mai? Per chi non lo sapesse, Denver è una città posta nel cuore degli Stati Uniti d’America, ai piedi delle Montagne Rocciose, e oltre ad essere la capitale del Colorado può vantarsi di essere un distretto tecnologico fra i più evoluti degli USA, insieme alla Silicon Valley e a Seattle. Ha un’altra caratteristica che a posteriori, una volta considerati i fatti di cui sto per scrivere, può essere considerata un indizio. Denver è sede primaria dell’industria aerospaziale e della Difesa americana, oltre che di aziende famigerate come la Lockheed. A parte questo, la strage alla “prima” di Batman richiama alla memoria un precedente. Il 20 aprile 1999, due studenti fecero fuoco nei locali della Columbina High School, facendo una strage incomprensibile. Il bilancio fu di 13 morti (12 studenti e un insegnante) e 24 feriti. Il Liceo Columbina si trova a 20 km. dal cinema Aurora Century, cioè nel comprensorio di Denver. È solo una coincidenza? Potremmo pensarlo se non fosse che Denver ha un altro, inquietante primato che dà adito a un grave sospetto. 
Non è che a Denver hanno fatto un patto col diavolo? A farcelo pensare non sono le due stragi ma quello che può essere considerato il vero vanto della città: il DIA. Questa sigla corrisponde all’Aeroporto Internazionale di Denver, un autentico must le cui stranezze sono tante e tali che Dan Brown o Ken Follett potrebbero scriverci un romanzo. 
In primis, è l’aeroporto commerciale più vasto degli USA (140 km² di area aeroportuale) e il terzo del mondo. Non è un fatto normale. Denver è solo al 25° posto per numero di abitanti nella classifica delle metropoli statunitensi. Come può avere l’aeroporto più grande? Tanto per fare un paragone, è come se Ravenna (che è la venticinquesima città nella graduatoria nazionale) avesse un aeroporto più grande di Roma Fiumicino e Malpensa. Illogico, no? L’aeroporto di Denver è una mega struttura costata 4,8 miliardi di USD, attorno alla quale aleggiano misteri, dicerie e teorie cospirazionistiche, tant’è che taluni l’hanno ribattezzato “La porta degli inferi” e giurano che non sia solo un aeroporto commerciale. 
Parlavo di stranezze. Ebbene, sono palesi e nessuno sa spiegarle. Fu costruito nel 1995 e bizzarrie e anomalie affiorarono già nel cantiere. Fu deciso a priori che il quadro generale dell’aeroporto (la sua completa ed effettiva anatomia) non fosse conosciuta da nessuno e perciò i lavori furono divisi in piccoli lotti affidati a molte imprese. A posteriori, i numeri suscitarono sospetti fondati sulla consistenza reale dei lavori effettuati. Furono infatti spostati 110 milioni di m³ di terra, una abnormità rispetto al necessario. Subito corse voce che al di sotto dell’aeroporto era stata scavata un’immensa voragine destinata ad accogliere una base militare segreta. Inoltre, per rendere funzionale l’aeroporto, furono utilizzati 5.300 miglia di fibre ottiche. A che scopo? Per farsi un’idea dell’assurdità di questo numero basti pensare che la distanze fra la due coste degli Usa è di circa 3.000 miglia! Terza stranezza: l’aeroporto dispone di una rete sotterranea di metropolitane e tunnel enormi mai usati. A che servono? Forse l’aeroporto ha una seconda funzione tenuta segreta dalla Casa Bianca. Già, perché oltre ad accogliere ogni anno 50 milioni di viaggiatori, fa il verso a una cattedrale new age, o meglio a un tempio pagano il cui stile induce a pensare inequivocabilmente alle derive sataniche e alla massoneria. È infatti innegabile che l’aeroporto di Denver sia un concentrato di strani elementi architettonici e simboli esoterici che non ti aspetti di vedere in un aeroporto. Quali? Cominciamo col famigerato Blue Horse, che svetta con orgoglio all’ingresso. Si tratta di una cavallo in fibra di vetro di colore blu cobalto, alto 12 m., con gli occhi demoniaci rosso brillante.  Il suo progettista, lo scultore messicano Luis Jimenez, si ispirò a uno dei quattro cavalli dell’Apocalisse, la “Morte”. Perché mai? Sta di fatto che il povero Jimenez è morto nel 2006, durante la costruzione del cavallo, schiacciato dalla testa della statua, che si staccò all’improvviso spappolandolo. Vabbé, sarà stato un caso. Sono un caso anche i quattro murales profetici dipinti da Leo Tanguma che solo a vederli ti prende l’angoscia e se hai sonno resti sveglio per la paura di avere un incubo? Eh sì, perché i famosi murales di Denver sono un omaggio alle forze del male. Nel primo è raffigurata una cerimonia blasfema che ha come sfondo una città in fiamme e in primo piano alcune bambine morte. Nel secondo si ammira un soldato mostruoso che uccide una colomba bianca in mezzo a una montagna di macerie e cadaveri. Il terzo raffigura un soldato morto circondato da bambini, uno dei quali brandisce con un guanto metallico un martello. Nel quarto murales, infine, alcuni bambini si raccolgono intorno a un santone mistico che pare possa guidarli verso una nuova era. Roba da far venire i brividi! Non meno bizzarra (anche se giustificata da una mostra sull’Egitto che si è tenuta a Denver) è la presenza di una statua alta 8 m. raffigurante Anubis, il dio egizio dell’Oltretomba, che accoglie i viaggiatori. Del tutto incomprensibile, invece, è la presenza dei gargoyles, le inquiete figure di pietra che fanno la guardia a Notre-Dame, in quel di Parigi, e che non si capisce affatto cosa ci stiano a fare in un aeroporto avveniristico. Non sono certo l’unica presenza scomoda e inquietante. L’aeroporto vanta infatti strane parole e simboli incassati nel pavimento, fra cui una pietra angolare massonica al di sotto della quale è stata sepolta la capsula del tempo, che verrà dissotterrata nel 2094. Perché è lì e perché proprio nel 2094? Mistero. Il mistero aleggia anche intorno alla pianta dell’aeroporto. Visto dall’alto, è riconoscibile il disegno della svastica nazista. Non può essere casuale che le piste di atterraggio e decollo s’intreccino in questo modo.  
Tantum satis, direbbero i latini. Tanto basterebbe per accreditare l’ipotesi che c’è qualcosa di strano nell’aria o nell’acqua, a Denver. In effetti, non è normale progettare e arredare un aeroporto come se fosse il tempio di una setta pagana. Ma da chi era formata la commissione che vagliava i progetti? O erano ubriachi dalla mattina alla sera, oppure sapevano il fatto loro. Secondo i sostenitori del complotto mondiale, la seconda ipotesi è più credibile e perciò non dobbiamo stupirci. L’asse Denver-Atlanta è una delle principali vie della corrente esoterica-massonica americana e l’aeroporto del Colorado riflette la lucida follia, la filosofia e gli obiettivi delle élites globali, fautrici del Nuovo Ordine Mondiale, alle quali piace rifarsi alla simbologia satanica e occultista. Non c’è da stupirsi che ciò accada. La storia di Faust e Mefistofele è sempre attuale, chi è innamorato del potere non ha remore a stringere un patto con Satana. Del Nuovo Ordine Mondiale ho parlato con dovizia di informazioni in un mio precedente post e non mi dilungherò. Voglio solo precisare che i plutocrati che vorrebbero imporre un governo unico mondiale e asservirci, conoscono bene la psiche umana. Ciò spiegherebbe la messinscena dell’aeroporto di Denver. Secondo gli occultisti, il cavallo di Satana piuttosto che i murales, su cui è impossibile per chiunque non gettare l’occhio, sono aggregatori di energia psichica negativa. Producono nei passeggeri che ogni giorni transitano a Denver emozioni e sentimenti che rafforzano l’inquietudine, la paura, la fragilità e la tendenza verso il male. Asseconderebbero il gioco di chi trama perché l’umanità sia così debole e impaurita da invocare un ordine nuovo, una tirannia del NWO come minore dei mali. Qualcuno ipotizza addirittura che gli immensi sotterranei dell’aeroporto di Denver ospitino i rettiliani, gli extraterrestri “cattivi” con cui si sarebbe alleato il governo degli USA, e che in futuro verranno usati come campi di concentramento per i dissidenti. Ma questa, forse, è fantascienza. 
Personalmente, non credendo alle coincidenze ma alla legge di analogia, mi chiedo cosa passava nella testa di James Holmes. Il fatto di vivere a Denver lo ha in qualche modo condizionato? Nel dubbio, io che ho viaggiato moltissimo, anche negli USA, mi rallegro di non essere mai stato a Denver. Non si sa mai. Nello stesso tempo, confesso che mi piacerebbe farci scalo. 
Senza impegno. Così, tanto per annusare l’aria che tira.

1 commento:

  1. Il tuo dettagliato articolo è molto interessante e degno di attenzione. Lascia riflettere.

    Massimiliano Bellezza

    ps. Mi sai mica dare qualche info sul precedeeente aeroporto di Denver (posizione, qualche foto), non ho trovato nulla in rete.

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