Non
è facile, e tantopiù appropriato, parlare di un libro che non si è letto.
L’aggravante è che non intendo proprio leggerlo. Non mi interessa farlo. Pur tuttavia ne
voglio parlare perché mi interessa il suo corollario e ancora di più fare alcune
brevi riflessioni che pur lasciando il tempo che trovano, potrebbero servire a
evitare che i miei lettori spendano i loro soldi per comprare libri che dovrebbero
finire nel cassonetto della spazzatura anziché sugli scaffali della biblioteca
domestica.
Il libro in questione è Cinquanta
sfumature di grigio di E.L. James, pseudonimo dell’autrice Erika Leonard.
In realtà, è solo il primo tomo di una trilogia che comprende Cinquanta sfumature di nero e Cinquanta sfumature di rosso. Comune
denominatore dei tre libri è il tema erotico trasgressivo. Vi si narrano, infatti,
le avventure di Anastasia Steele, una giovane studentessa universitaria che si
fa coinvolgere in una relazione sentimentale con Christian Gray basata
sull’erotismo e le perversioni sessuali. Tutto qui. Ebbene, la saga erotica
della goffa protagonista è già un caso letterario eclatante. Pochi giorni fa,
si è diffusa la notizia che negli Usa, in solo sei settimane sono state vendute
dieci milioni di copie! In Inghilterra, il primo libro della saga ha già
superato in uscita il record di vendite del Codice
da Vinci e dell’epopea del maghetto Harry Potter. Anche in Italia è balzato
in testa alla classifica dei libri più venduti. Ancora più significativo, però,
è l’effetto collaterale della lettura di un libro che pare sia più efficace del
Viagra: nella fredda Gran Bretagna si è infatti riaccesa la passione amorosa
e si prevede per l’anno prossimo un boom di nascite. È improbabile che Mommy
Porn (è il nomignolo con cui è stata ribattezzata l’autrice) possa entrare
nell’albo d’oro della Letteratura in lingua inglese ma certamente le verrà
riconosciuto lo status di promotrice demografica.
Ripeto, non ho letto il libro
e dovrei astenermi da ogni giudizio. Mi bastano i commenti di alcuni lettori di
palato medio-fine – che definiscono il libro “pietoso”, “scritto male”, “ripetitivo
con scene di sesso stereotipate”, “banale”, “nauseabondo”, “semplicistico”,
“ridicolo nei dialoghi, nelle persone e nelle descrizioni”, “pieno di luoghi
comuni” – per capire l’antifona. Insomma, Cinquanta
sfumature di grigio è un libro mediocre
che si acquista e si legge solo per morbosità e perché se ne parla. Critiche e
commenti a quello che è solo merce scadente dell’ennesima, riuscita operazione
di marketing di un’editoria che se ne infischia della letteratura avendo scelto
da tempo di creare prodotti usa e getta, mi inducono a pensare che saper
scrivere bene e, soprattutto, scrivere cose importanti e utili al miglioramento
di un essere umano, oggi sia del tutto ininfluente. Le regole del mercato e del
successo suggeriscono altre direzioni. Per scrivere un bestseller e venderlo
occorre fiutare il vento che tira e mirare dritto alle pulsioni umane, facendo
leva su istinti primordiali o bestiali. Lo aveva già capito Oscar Wilde, che si
lasciò scappare queste parole profetiche: “Chiunque può scrivere un romanzo in
tre volumi: ciò richiede semplicemente una totale ignoranza della vita e della
letteratura”. Ma forse, il paradosso è proprio che bisogna essere ignoranti per
fare centro. Bisogna colmare il vuoto col vuoto.
Sembrerebbe il caso di Mommy Porn, che ha costruito il suo
improvvisato e clamoroso successo editoriale ispirandosi alla televisione (Desperate Housewives) e al cinema (Twilight), cavalcando le tendenze umane
meno nobili: la perfidia, la libidine priva
di freni morali, il sadomasochismo, l’edonismo ad libitum. Ma possiamo stupirci di ciò? No, è logico e coerente
coi nostri tempi che una casalinga britannica abbia successo scrivendo di sesso
e che Anastasia Steele, l’eroina del bondage, diventi la protagonista di un
film che riempirà le sale cinematografiche. Era già successo con Emmanuelle e l’Ultimo tango a Parigi. E recentemente con Cento colpi di spazzola di Melissa P. Non mi scandalizza il fatto
che in spiaggia, sotto gli ombrelloni, decine di migliaia di donne (ma anche uomini)
leggeranno avidamente il libro della Leonard, cercandovi ispirazione. Né mi
sento di giudicare le “casalinghe disperate” che vorranno imitare Anastasia
Steele e, complice l’estate, si concederanno avventure extraconiugali o
estemporanee derive sessuali. Ognuno si costruisce il proprio altare, nella
vita, e si affida ai valori in cui crede. Ad essere onesto, mi scandalizza il
modo con cui si sfornano i successi editoriali, programmandoli in totale
disprezzo dell’arte, del merito e del reale valore delle cose. Mi scandalizza
il fatto che da tempo l’industria editoriale ha sacrificato la letteratura in
nome del profitto. Mi scandalizza la stupidità della gente, che non compra i
buoni libri ma i libri soggetti a doping, cioè i libri gonfiati dalla pubblicità
o resi appetibili da temi che solleticano i lati umani peggiori o più
disarmanti. Infine, mi scandalizza che nella classifica dei libri più venduti
in Italia compaiano titoli e autori indegni di definirsi “scrittori”.
E già,
perché ci vuole ben altro che pubblicare un libro con la Mondadori o un’altra
importante Casa Editrice per essere tali. Oggi, pubblicano a frotte i cantanti,
gli uomini politici, i comici, le mezze calzette della televisione, i
calciatori, i protagonisti della cronaca nera e via di seguito. Non serve saper
scrivere. A quello ci pensano gli editori, che hanno inventato la figura del ghost writer. Chi è? Lo scrittore
fantasma, un povero diavolo (spesso laureato in Lettere o Filosofia) che scrive
a cottimo rinunciando al suo nome. Scrive per l’editore, per chi firma il libro
e finge di averlo scritto. È una pratica comune e consente a chiunque, fosse
anche analfabeta, di approdare in libreria spacciandosi per autore. Succede
quando il contenitore è più importante del contenuto. Per questa ragione, non
mi stupirei se quest’autunno uscissero il memoriale del comandante Schettino,
le confessioni del Trota Bossi, il manuale di Sara Tommasi o un saggio
filosofico di SuperMario Balotelli. In fondo, contraddico me stesso. Perché
scandalizzarmi o stupirmi di ciò che è prevedibile e ineludibile? Bisogna dare
in pasto alla gente quello che la gente chiede, questa è la regola del business system. Ma veramente il popolo
è bue e chiede di nutrire la mente con le raffinate tecniche sadomasochistiche,
le più banali ricette fast food e le storie melense di Federico Moccia? Se così
fosse, dovremmo recitare il de profundis
della letteratura, che certamente non gode di buona salute ma è ancora viva.
Il momento è delicato, sarebbe il caso di dire parafrasando il titolo dell’ultimo libro di Niccolò Ammaniti. Però non è disperato, nonostante la crisi dell’editoria e la decadenza del cervello umano. Fortunatamente, esistono ancora i buoni libri e i bravi scrittori. Solo che fanno fatica ad emergere, soffocati dal marasma in cui devono competere, cacciati fuori dalle librerie per fare posto ai libri spazzatura e spesso nemmeno ammessi. Credo che la letteratura non sia morta, per quanto, almeno in Italia, si regga sui prodotti preconfezionati e gli autori sopravvalutati. Diciamo, piuttosto, che cerca di sopravvivere in una società che avendo sacrificato l’umanesimo, appiattisce e livella verso il basso, affossa le idee, le aspirazioni, lo spirito che nutre la vera arte.
Purtroppo, la letteratura è impotente e non sarà una trilogia erotica a ridarle vigore.
Il momento è delicato, sarebbe il caso di dire parafrasando il titolo dell’ultimo libro di Niccolò Ammaniti. Però non è disperato, nonostante la crisi dell’editoria e la decadenza del cervello umano. Fortunatamente, esistono ancora i buoni libri e i bravi scrittori. Solo che fanno fatica ad emergere, soffocati dal marasma in cui devono competere, cacciati fuori dalle librerie per fare posto ai libri spazzatura e spesso nemmeno ammessi. Credo che la letteratura non sia morta, per quanto, almeno in Italia, si regga sui prodotti preconfezionati e gli autori sopravvalutati. Diciamo, piuttosto, che cerca di sopravvivere in una società che avendo sacrificato l’umanesimo, appiattisce e livella verso il basso, affossa le idee, le aspirazioni, lo spirito che nutre la vera arte.
Purtroppo, la letteratura è impotente e non sarà una trilogia erotica a ridarle vigore.

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