lunedì 20 agosto 2012

Bisogna essere come l'acqua

La canicola di questi giorni estivi è insopportabile. Sta provocando una  siccità di cui - ahinoi! - pagheremo le gravissime conseguenze. L’agricoltura, infatti, è in ginocchio. Il vero problema è che in atto una lenta ma progressiva desertificazione del nostro Paese i cui effetti sono visibili da tempo: dallo scioglimento dei ghiacciai delle Alpi (fra trent’anni saranno scomparsi!) all’abbassamento dei livelli dei fiumi e dei bacini idrografici. Come se non bastasse, un recente rapporto di Legambiente evidenzia che il 42% dell’acqua veicolata dagli acquedotti italiani va perduta nei 291.000 km. di una rete idrica nazionale che è troppo vecchia. Magari fossero ancora in vita gli antichi romani, maestri insuperabili nel costruire acquedotti! Insomma, siamo qui a sperare che piova e a desiderare l’acqua come fosse la manna. Già, l’acqua, il bene più prezioso sulla Terra ma anche il bene più sottovalutato (quanta poca importanza gli diamo e come lo sprechiamo!) e insieme conteso. A questo argomento, ho dedicato un post che svela gli interessi e le prospettive che si celano dietro l’oro blu. Il post s’intitola http://www.giuseppebresciani.com/2011/05/la-guerra-per-loro-blu.html ed è pubblicato in questo blog. Ho dunque già affrontato la tematica e non la riproporrei oggi, afosa giornata d’agosto, se non fosse che vorrei parlare dell’acqua in modo nuovo, diverso. Ora, confesso che non la penso come il buon Carlo Porta, che diceva: “Per me l’acqua, se è buona, serve solo per lavare i piatti”. Sono agli antipodi del poeta milanese: mi considero un gran bevitore d’acqua, di più, un intenditore, e posso rinunciare a tutto, nella vita, salvo che a un bel bicchiere d’acqua fresca (meglio ghiacciata) quando ci vuole. Ogni giorno lodo il Signore per averci dato “sor’acqua” – come la chiamava San Francesco – e lo rassicuro che sono disposto a morire secondo la sua volontà, ma non di sete. Eh no, di sete mai. Mi farebbe un torto immenso lasciandomi senza un filo d’acqua nell’ora del congedo. Aveva ragioni da vendere quel bambino di Arzano il cui maestro elementare, autore del gustoso Io speriamo che me la cavo, riportò questa frase colorita: “Se Gesù non mandasse l’acqua, un guaio. Le piante si arrognerebbero, gli alberi mosci, la terra ha sete, gli animali morissero, io morissi”. Insomma, è fin troppo banale tessere le lodi dell’acqua, soprattutto quando il clima è tropicale, e dunque ne farò a meno. Il motivo per cui ne parlo è un altro. 
Ho appena bevuto un bicchierozzo di Perrier freddissima e grazie alle bollicine mi sento come se avessi raggiunto l’Empireo su un razzo. Aldilà della soddisfazione fisica, ho speso una breve riflessione sul valore simbolico dell’acqua. Voglio dire che l’acqua non è solo un bene primario, è un simbolo potente e universale. È sorgente di vita, mezzo di purificazione e centro di rigenerazione. Scusate se è poco. In India è considerata la materia prima, la Prakriti. E non è forse vero che nella Genesi lo spirito di Dio aleggia sull’acqua? Per i cinesi, è il Wu-chi, il Senza Culmine, il Caos primitivo. In quasi tutte le culture e civiltà del pianeta si riconosce all’acqua lo statuto di origine e veicolo di ogni forma di vita. Per quanto riguarda la sua seconda e terza prerogativa, va da sé che l’abluzione e l’aspersione dell’acqua, insieme all’immersione in essa, rappresentano i più potenti metodi di purificazione. Dal battesimo in poi, l’acqua è lo strumento per purificare e rigenerare l’essere umano. L’argomento è affascinante e complesso, meriterebbe la stesura di un trattato. Ma tranquillizzo i miei lettori, accaldati come me. Il concetto che oggi voglio esprimere e rimarcare è specifico. Eccolo: dovremmo essere come l’acqua. Sì, bisognerebbe che i nostri pensieri e il nostro comportamento facessero il verso all’acqua. Fateci caso… L’acqua scorre e quando s’immerge una mano in essa (avete mai provato a farlo in un torrente di montagna?) si sente come una carezza. L’acqua non oppone resistenza eppure non le si può resistere. L’acqua va dove vuole. L’acqua è infinitamente paziente e perseverante. L’acqua consuma anche la pietra e quando non può superare un ostacolo lo aggira. L’acqua rinfresca e dona sollievo. Non è facile vivere emulando l’acqua, lo riconosco, ma non è neppure un’impresa impossibile. In fondo, a pensarci bene, abbiamo un’affinità enorme con essa. Il nostro organismo è infatti composto in grandissima parte di acqua, da una media del 75% nel bambino piccolo fino al 50% minimo nella terza età. Per analogia, dovremmo essere come l’acqua, della quale il filosofo cinese Lao-Tze ha tessuto un elogio profondo. “Bisogna essere come l’acqua. Niente ostacoli, essa scorre. Trova una diga, allora si ferma. La diga si spezza, scorre di nuovo. In un recipiente quadrato, è quadrata. In uno tondo, è rotonda. Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa. Niente esiste al mondo più adattabile dell’acqua. E tuttavia, quando cade al suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei”. Belle parole, vero? A sapere cogliere le metafore e le allegorie, ci si può sbizzarrire nelle interpretazioni, per altro facili. Ma c’è un aspetto della similitudine che mi incuriosisce particolarmente: l’adattabilità. È una virtù dell’acqua, ma può essere considerata tale se riferita all’essere umano? Certo, purché non la si consideri nell’accezione meno nobile, ossia l’attitudine a ogni tipo di compromesso se non alla politica del voltagabbana. La vera adattabilità consiste nell’adeguarsi alle situazioni e alle persone con cui ci relazioniamo in modo da incontrarsi, senza svilirsi però e senza rinunciare alla propria natura ed essenza. L’acqua può essere liquida, solida (ghiaccio) o gassosa (vapore acqueo) ma aldilà della forma conseguente al suo adattamento resta pur sempre H2O, cioè un elemento in cui due atomi di idrogeno sono legati a un atomo di ossigeno. Così dovrebbe essere per noi. Dovremmo adattarci alla realtà ma senza mistificazioni o snaturamenti, rimanendo fedeli a noi stessi. Dovremmo, certo, ma è difficile imitare l’acqua!
Continua a fare caldo e la temperatura pomeridiana è salita a 35°C. Quasi quasi mi faccio un’altra sana e abbondante bevuta d’acqua, questa volta non effervescente. È un gesto antico e quotidiano, che siamo soliti compiere senza dargli peso. Beh, questa volta berrò a garganella pensando che l’acqua può essere maestra di vita e non solo fonte di refrigerio. Sono certo che ne apprezzerò maggiormente il valore e che riderò del vecchio detto che l’acqua fa venire le rane nella pancia. A me fa venire voglia di scorrere nella vita come un ruscello limpido e fiducioso di essere accolto nel mare al termine del suo viaggio.

1 commento:

  1. ARGOMENTO ATTO AD ESSERE TRATTATO CON I LINGUAGGIO LIMPIDO E FRESCO CHE TI CONTRADDISTINGUE...EHEHHE COSA CHE HAI FATTO BENISSIMO. GRAZIE PER LA LETTURA RINFRESCANTE.

    RispondiElimina