venerdì 14 settembre 2012

L'innocenza dei musulmani e il silenzio degli innocenti

Mi va di scrivere un pezzo politicamente scorretto. È il bello di essere non solo liberi pensatori ma di vivere senza imporsi agli altri né assoggettarsi a qualcuno o qualcosa. Prendo spunto dai tragici fatti accaduti in Libia – dove l’ambasciatore statunitense Stevens e altri tre cittadini americani sono morti – per riflettere sull’innocenza dei musulmani. È così che si intitola il film considerato blasfemo realizzato dal regista statunitense di origini ebraiche Sam Bacile che ha fomentato l’attentato contro il consolato USA di Bengasi e le intemperanze dei fondamentalisti islamici in altre parti del mondo, dall’Egitto allo Yemen, dalla Tunisia al Sudan (in realtà è solo un pretesto). È bastata la diffusione di un video promozionale per scatenare il pandemonio e ciò dimostra ancora una volta quanto siano infiammabili i nostri fratelli musulmani. Il trailer presenterebbe il profeta come un donnaiolo e un truffatore. Nulla di nuovo, insomma. Maometto subì queste accuse già da parte dei contemporanei, non solo dai suoi denigratori infedeli. Mentre i musulmani lo considerano Al-insan al-kamil (“l’uomo perfetto”), noi, i miserabili miscredenti, continuiamo ad avanzare sospetti sulla sua integrità morale. Tant’è che Dante Alighieri non ebbe dubbi in proposito e ficcò senza alcuna compassione lo “storpiato Maometto” nella IX bolgia dell’Inferno (Canto XXVIII, versi 22-63). Il trailer in questione (che ho visto) è offensivo e di qualità scadente, informato da una propaganda anti-islamica di basso livello. Il film (che non ho visto) sarebbe stato prodotto nel 2011 ma diffuso solo pochi giorni fa e pare sia stato finanziato da sostenitori ebraici. Si dice sia stato promosso dal ministro carismatico fondamentalista Terry Jones, l’uomo divenuto famoso per i roghi del Corano. L’Afghanistan, un paese che conosco bene per averci trascorso tre mesi nel 2010, ha censurato lo spezzone del film e il Presidente Karzai ha  dichiarato che i produttori della pellicola hanno commesso un “atto diabolico”. 
Che dire? Era meglio evitare questa provocazione. Pro bono pacis, innanzitutto. Oppure bisognava farla con più tatto e in modo quanto meno artistico. È una questione di stile. In ogni caso, coi tempi che corrono, dipingere Maometto come un pedofilo omosessuale e un furfante non è il modo migliore per aiutare il dialogo interreligioso e la convivenza. Detto questo, mi pongo però alcune domande. La prima è: come mai che ogni volta che qualcuno lo prende di mira si scatena l’inferno? È successo col povero Salman Rushdie, i cui “Versi satanici” provocarono una fatwa da parte di Khomeini (reiterata nel 2008!) che decretava la sua condanna a morte, per cui lo scrittore britannico di origini indiane vive ancora col terrore d’essere assassinato da un fanatico islamico. E che dire delle famose dodici caricature del profeta che furono pubblicate nel 2005 sul quotidiano danese Jyllands-Posten, sollevando l’ira di Dio nel mondo islamico? Diamine, non si può proprio scherzare sul cammelliere più famoso della Storia! Ve lo immaginate un film come Jesus Christ Superstar nella versione musulmana? No, non ve lo immaginate perché non è possibile ridere o fare parodie di Maometto, mentre è facile prendere in giro Gesù. E sapete perché? Perché Maometto era intollerante e manesco. Il povero Cristo, invece, porgeva l’altra guancia. Perché Maometto se l’è spassata nel corso della sua vita, il Figlio dell’Uomo ha invece scelto di morire sulla croce. Lo dice la Storia. Insomma, il primo era un “figo”, il secondo era un perdente e dunque lo si può insultare e prendere in giro. Ergo, guai a criticare il profeta Muhammad. Eppure, era fatto di carne e ossa e qualche sbaglio l’avrà pure commesso. O no? Il fatto è che noi cristiani non conosciamo la sua vita né tanto più il Corano
A proposito, chi era Maometto? Era un uomo inquieto che conosceva il giudaismo e il cristianesimo (male, però, perché non aveva letto direttamente i testi sacri e quindi era confuso in materia) e non era soddisfatto. Si tramanda che sentiva il bisogno di rinnovare la fede monoteista e si ritirò in una caverna presso La Mecca, dove meditò e fu colto da visioni, sicché rivelò che Dio (Allah) era onnipotente. Gli aristocratici della Mecca si sentirono minacciati da lui, che evocava il castigo di Dio sugli idolatri e chiedeva loro di sottomettersi alla sua volontà, ma non impedirono alla nuova fede di imporsi in virtù del fatto che aveva la parvenza di una rivolta sociale. Da allora, l’Islam è cresciuto a dismisura, senza soluzione di continuità, manifestando quel carattere espansionistico e teocratico che lo rende simile a uno tsunami. Maometto era in qualche modo unto dal Signore, altrimenti l’Islam non avrebbe raggiunto l’importanza che ha oggi nel mondo. Ma era veramente un uomo irreprensibile e quindi esente da critiche? 
I musulmani lo considerano un santo. Ma la verità è un po’ diversa, come si evince dai racconti della sua vita non agiografici e da alcune hadith. Consideriamo l’albero (Maometto) e il frutto (Corano). La Storia ci dice che aldilà di alcune sue indubbie qualità morali, Maometto fu comunque un predone e conquistatore (assaltò le carovane dei Meccani), un uomo violento uso alle imboscate, alle battaglie e alle razzie. Fu un assassino, uccise con le sue mani molte persone e istigò i suoi seguaci a farlo (vedasi la Battaglia del Fossato). Ed era un pedofilo. Aisha, la sua seconda moglie, aveva 9 anni quando Maometto, che ne aveva 53, si coricò con lei (lo dicono tre hadith: Bukhari V7, B62, N64, Bukhari V7B62N65 e Bukhari V7B62N88). Era poligamo, ebbe più di 4 mogli e 16 concubine. Tuttavia considerava le donne esseri inferiori, come si evince dalla lettura del Corano, e basta riflettere sulla attuale condizione femminile della donna nella maggioranza dei paesi musulmani per rendersi conto che la misoginia è una cifra indissolubile dell’Islam. Tra l’altro, Maometto concesse ai suoi uomini di stuprare alcune donne prese prigioniere (Bukhari V7B62N137, Bukhari V9B93N506Bukhari V3b34n432). Queste non sono opinioni o luoghi comuni, sono elementi storici. Infine, Maometto usò la religione per sottomettere l’Arabia e nel creare una nuova confessione scopiazzò l’ebraismo e riadattò ai suoi fini il cristianesimo. Non è un caso che la parola Islam significhi “sottomissione”. Egli impose il suo credo con la spada. Ma veniamo al frutto. Va da sé che i musulmani non approveranno la mia epitome ma i fatti gridano più forte delle parole. Per quanto ci siano nel Corano passi molto belli e condivisibili, è altrettanto vero che contiene un’infinità di incongruenze e insegnamenti deprecabili. Fondamentalmente, è un libro confuso in cui si predica la violenza e l’intolleranza verso gli altri, gli infedeli. Dopo averlo letto attentamente, si giunge alla conclusione che non è un testo profetico né sacro ma un manuale che Maometto mise insieme per giustificare i saccheggi e le prevaricazioni di cui si rese attore e promotore. Il “grandemente lodato” è stato un grande leader politico e ha usato la religione per giustificare le sue mire di potere e il suo comportamento.  Non credo invece sia stato un riformatore. Cos’ha detto di nuovo, salvo celebrare il nefando matrimonio tra la religione e la politica? In effetti, l’Islam è una religione sincretista e politica in cui il regno di Dio è di questo mondo. Un Dio al quale l’uomo deve sottomettersi. Perché mai? Mi chiedo come si possa concepire un Dio che è simile a un despota medievale e che ci chiede la sottomissione. Personalmente, credo che Allah sia un’invenzione, come ogni altra divinità creata dall’uomo. Esiste un principio d’amore primordiale, un’intelligenza cosmica onnipotente, una energia infinita ed eterna, un Uno di cui facciamo parte. Ogni altra visione è artificiale. Penso dunque che il capolavoro del guerriero-teologo Abu l-Qasim Muhammad ibn ‘Abd al-Muttalib al-Hashim sia stato confezionarsi un Dio su misura, con caratteristiche tali da sedurre un bacino d’utenza fatto di beduini col complesso di inferiorità verso gli ebrei (che avevano Jahvè) e i cristiani (che avevano il Padre Nostro) e reietti in cerca di riscatto. A differenza del mansueto Gesù, che promette la giustizia nel regno dei cieli, Maometto ha voluto portare il cielo in terra. Ci è riuscito? Mah! Il suo insegnamento ha prodotto il terrorismo e le mutilazioni genitali femminili, nega la democrazia, la libertà, la parità dei sessi, i diritti civili e in più giustifica la guerra santa. 
Tanto mi basta per dubitare dell’innocenza dei musulmani. Coi quali, sia detto per inciso, sono solidale quando qualcuno offende la loro sensibilità (è una questione di rispetto) ma ai quali mi sento di tirare le orecchie. Molti di loro non solo non rispettano la nostra fede e i nostri valori, ma ci disprezzano, ci odiano come ho avuto modo di appurare nei miei viaggi e soggiorni nel Maghreb e in Oriente. L’innocenza dei musulmani mi riporta per analogia al silenzio degli innocenti. Mi riferisco alle tante vittime innocenti dell’integralismo islamico, della follia degli imam, dell’odio e della volontà di potenza di chi usa il fanatismo religioso per seminare morte. Ma forse, come dice un mio amico, anche lui politicamente scorretto, Maometto aveva le palle mentre Gesù era uno smidollato che aborriva la violenza e che non conobbe i piaceri della vita né considerò la donna pari a un cane. 
Suvvia, come si fa a portare rispetto a chi si professa seguace di un debole? Tutt’al più lo si schiaccia. Lo si riduce al silenzio. Ed è quello che sta accadendo in molte parti del mondo, dove la spada dell’Islam gronda sangue.

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