mercoledì 5 settembre 2012

Possiamo fermare il declino dell'Italia?

L’Italia non è solo un Paese vecchio, stanco e confuso. È una nazione in declino. Sono molteplici i fattori critici che hanno determinato la triste decadenza di cui siamo protagonisti e vittime a un tempo. Non c’è un solo settore sociale in cui non si registri un evidente regresso:  politica, economia, cultura, religione e via di seguito. Anche sul piano morale stiamo imitando i gamberi, che notoriamente camminano all’indietro. Di fronte a uno scenario sempre più sconsolante, ci indigniamo per dieci minuti e poi ci rassegniamo, emulando lo struzzo, che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere lo sfacelo. 
Mi sono chiesto più volte se è ancora possibile fermare il declino del Paese, arrestare l’emorragia dei valori e delle risorse nazionali in corso. Un funzionario di banca con cui parlavo nei giorni scorsi di spread e trend dei mercati finanziari ha vaticinato che nel 2013, quando Monti avrà espletato il suo mandato e saremo chiamati a votare, succederà un patatrac. Mi ha spiegato alla buona che l’Italia sta vivendo una momentanea tregua, una fase illusoria di serena transizione garantita dalla serietà e credibilità internazionale del governo Monti. In sostanza, ci viene concessa fiducia (e una boccata d’ossigeno) perché al timone c’è il Professore, che sarà anche un vampiro, inutile negarlo, ma tiene calmi i “nemici” dell’Italia. Il problema è che all’estero disprezzano la nostra classe politica almeno quanto noi ne siamo schifati ed è chiaro che il post-Monti fa venire i brividi perché è plausibile che i professionisti del maneggio politico vogliano riprendere in mano il bastone del comando e continuare lo scempio. La sola idea che il successore di Monti possa essere Berlusconi (Nooooooooooooo! Pietà!) o uno dei suoi emaciati delfini, o i velleitari che brancolano a sinistra, o le improponibili e bruciate mezzecalzette del baricentro, o i demagoghi come Grillo, apre scenari devastanti. L’Italia verrebbe immediatamente e violentemente attaccata da ogni parte e messa in ginocchio perché è inammissibile che ovunque avanzi il nuovo mentre da noi ristagna il vecchio putridume. In sostanza, americani, tedeschi e affini non sopporterebbero che in un mondo globale in crisi l’Italia ritornasse a una gestione cialtronesca e miserabile del bene pubblico e degli affari internazionali. Alzi la mano chi, in cuor suo, non vorrebbe fare incetta a 360° dei scellerati politici nostrani, caricarli tutti su una galera a remi (affinché facciano fatica) e mandarli in esilio in qualche isola rocciosa sperduta in mezzo all’oceano, costringendoli a spaccare pietre per ricavarne una qualche, improbabile fonte di sostentamento? Personalmente, non riesco nemmeno più a sopportare la faccia tirasberle dei vari Bossi, Casini, Fini, Bersani, Di Pietro e compagnia bella. Per tacere di Berlusconi, che mi domando se per caso non sia fatto di cera come le statue del museo di Madame Tussauds. Ora, il problema è che volenti o nolenti saremo chiamati a decidere il futuro dell’Italia andando alle urne e non potremo fare come gli struzzi. Quindi? 
Quindi è bene riflettere e prepararci a fare la scelta giusta. Quale sia la scelta giusta è facile da dire: quella che può fermare il declino e avviare il processo di rinascita dell’Italia. Alla domanda se è possibile fermare il declino ha risposto in modo affermativo un gruppetto di persone intraprendenti che hanno appena creato un movimento libertario chiamato per l’appunto FERMARE IL DECLINO. Questo movimento, che fa riferimento al giornalista Oscar Giannino, una persona brillante, di provata onestà intellettuale, si sta facendo conoscere proprio in questi giorni e ha varato un manifesto programmatico, invitando a sottoscriverlo coloro che condividono il desiderio di voltare pagina e tirare fuori il Paese dalle sabbie mobili in cui l’hanno fatto cadere i boiardi della politica. Dopo avere letto il manifesto, ho aderito. Cosa dice il manifesto? Dice cose concrete, afferma propositi condivisibili, auspica programmi utili di cui sentiamo la necessità. E accende un barlume di speranza nei cuori. I promotori di quello che potrebbe diventare a breve una nuova forza politica – che si spera sia composta da facce realmente nuove e resa impermeabile ai mestieranti della politica, agli opportunisti, ai riciclati e ai felloni in generale – si pongono questi dieci obiettivi: 
1. Ridurre l’ammontare del debito pubblico attraverso cessioni dei patrimoni immobiliari pubblici e le partecipazioni azionarie. 
2. Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell’arco di 5 anni. 
3. Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni. 
4. Liberalizzare rapidamente i settori ancora non completamente concorrenziali (cioè privatizzare servizi e società pubbliche, fra cui la RAI, procedendo a smantellare il corporativismo di Stato e a estirpare il clientelismo e il parassitismo). 
5. Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il lavoro esistente o le imprese inefficienti.
6. Adottare immediatamente una legislazione organica sul conflitto d’interesse. 
7. Far funzionare la giustizia. Cioè renderla più rapida, efficiente ed equa. 
8. Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne. 
9. Ridare alla scuola e all’università il ruolo di autentici volani dell’emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. 
10. Introdurre il vero federalismo con l’attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. 
Va da sé che il Decalogo di Giannino & Co. non è inciso nella pietra come le Tavole della Legge che Dio donò a Mosè sul monte Sinai. È suscettibile di miglioramenti e aggiunte. I tempi delle riforme, che sono urgentissime, dovrebbero essere più brevi, ad esempio, i tagli immediati certe riforme più radicali di come le auspica Giannino, che forse ha scelto di essere prudente anziché fare il giacobino. Occorrono altresì riforme che il Decalogo non mi pare contempli. La mia sensazione è che in ogni caso le proposte del movimento per fermare il declino siano dettate dal buon senso e realizzabili, a patto di metterci tanto impegno e “picconare” le vecchie mura, come avrebbe detto Cossiga. Ma per onestà, ravviso alcune lacune. Intanto, il progetto è privo di precise connotazioni ideologiche per quanto sia all’insegna dei valori e dei principi liberali. Qui mi correggo subito, però: hanno ancora senso le idee in politica? Forse, il tempo delle ideologie è finito o quanto meno è stato superato dal modo di fare politica del XXI secolo. Un modo osceno,  a dire il vero, giacché i politici della Seconda Repubblica ci fanno rimpiangere quelli della Prima Repubblica, il ché è tutto dire! Oggi non ha più molto senso considerarsi di destra, di centro o di sinistra. La politica appiattisce, uniforma in nome dell’interesse. Peccato che l’interesse non collimi mai col bene comune ma col bene personale, del partito, della lobby o casta. E poi, ci sono carenze importanti, su tutte la questione della politica monetaria. La difesa del mercato libero non può prescindere dal mettere in discussione la sovranità monetaria dei governi e delle banche centrali. Non dimentichiamoci infatti che l’espansionismo monetario e la gestione arbitraria dei tassi d’interesse da parte della FED in America e della BCE in Europa è una delle cause primarie della bufera socio-economica che soffia sulla nostra vita. Pur tuttavia, il movimento “Fermare il declino” è una realtà appena nata e dunque in divenire, migliorabile grazie all’apporto di idee e correzioni. Si tratta di una realtà da seguire con molto interesse e sostenere, auspicando che possa consolidarsi e trasformarsi in una seria proposta politica. Corre voce che abbia già costretto a rivedere i propri progetti politici Luca Cordero di Montezemolo e che potrebbe diventare la soluzione ideale per l’elettorato di centro e centro-destra, che al momento brancola nel buio, confuso e disgustato, dopo avere vissuto il tradimento della Lega, del PDL e delle forze politiche sorte sulle ceneri della Democrazia Cristiana. E chi vota a sinistra? Mi è difficile immaginare che aderirà a un movimento politico di stampo liberista. Ma mi è ancora più difficile immaginare che una Sinistra vincitrice delle elezioni possa fermare il declino del nostro Paese. Non c’è alcuna speranza che ciò avvenga. Anzi, Bersani e i suoi tristi compagni di merenda affosserebbero definitivamente l’Italia non avendo la capacità né l’intenzione di fare le riforme necessarie per salvarla. 
Forse, la proposta di Giannino non è la panacea, ma qualora diventasse un’opzione elettorale mi toglierebbe dal rovello che mi angustia: andrò a votare? E se lo farò, a chi darò il mio voto visto che non vedo alternative alla scheda bianca? È pur vero, come diceva il grande economista John Kenneth Galbraith, che la politica “consiste nello scegliere fra il disastroso e lo sgradevole” ma non è utopistico sperare che dal fango possa spuntare un fiore. Che il fiorista sia un dark horse come Oscar Giannino o qualcun altro lo si vedrà prossimamente. Per il momento, mi conforta pensare che ci sia ancora gente di buona volontà e capacità riconosciuta che voglia mettersi in gioco per cercare di fermare il vergognoso decadimento della nostra patria. Speriamo sia realmente possibile rispondere in modo affermativo alla domanda “possiamo fermare il declino?”.
Come si dice, se son rose fioriranno.

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