venerdì 14 dicembre 2012

La strana voglia di Bersanov


Roma, 26/2/2014. 
È trascorso un anno da quando il commissario Pier Luigi Bersanov ha trionfato alle elezioni politiche del 2013, realizzando il sogno di Togliatti, Berlinguer, Occhetto e D’Alema. Nel giorno in cui viene nominato ad honorem “Zar d’Italia”, isole comprese, il capo del governo di cui il PD è il fulcro fa il consuntivo con malcelato orgoglio del suo primo anno a Palazzo Chigi. Bersanov, affiancato dagli altri due componenti della trojka – il ministro dell’Interno Nikita Vendola e il plenipotenziario dell’Economia e del Lavoro Susanna Cammussoski – ha rimarcato i grandi successi ottenuti in soli dodici mesi. Grazie all’opera indefessa della Nomenklatura di Sinistra, in particolare i burocratisauri dei palazzi romani, l’Italia ha finalmente varato le grandi riforme di cui aveva bisogno per diventare una moderna nazione socialdemocratica. Con il contributo indispensabile dei magistrati rossi e degli attivisti del PD, che hanno dato vita al nuovo CSS (Comitato per la Sicurezza dello Stato), versione nazionale del più famoso KGB, è stato possibile applicare le nuove leggi progressiste e controllare che fossero rispettate. Bersanov ha così riassunto i grandi passi compiuti dall’Italia verso il futuro, che ovviamente non può essere roseo ma scarlatto, il ché è politicamente corretto. 
«Compagni, sono fiero dei risultati raggiunti in poco tempo grazie al lavoro di squadra. Ricordate quello che dissi quando la vittoria era ormai certa? "Oh ragassi, mi è venuta una voglia!" Chi non ce l’aveva quella voglia di giustizia sommaria? Chi, nel suo cuore, non rimpiangeva la falce e il martello e coltivava il desiderio di gridare: adesso comando io e vi faccio un c… così, busoni! Ce l’abbiamo fatta, compagni, a forza di cacciavite l’abbiamo svitato questo Paese di falsi ricchi e veri arricchiti e stiamo facendo rotta su Cuba. Stiamo smantellando il capitalismo a colpi di leggi anticostituzionali e provvedimenti d’emergenza, dopo avere smacchiato il giaguaro di Arcore e raso al suolo l’imprenditoria privata. Stiamo distruggendo la media e piccola borghesia, stiamo allineando l’Italia alle grandi repubbliche socialiste: l’Albania e il Kirghizistan. Ci si lamenta che il Brasile ci ha superato nella classifica mondiale del Pil nazionale e che siamo passati dalla settima all’ottava posizione. Ci sta. Ragazzi, parliamo del paese di Pelé e del samba, non so se mi spiego. L’anno prossimo ci faremo superare anche dalla Spagna. In fondo, glielo dobbiamo, sono i campioni del mondo e d’Europa di calcio. Ma consideriamo i nostri meriti. Il debito pubblico è cresciuto ma in compenso abbiamo finalmente imposto la patrimoniale prelevando dai conti correnti degli italiani un bottino sostanzioso, grazie al quale abbiamo potuto assumere 100.000 nuovi impiegati statali e aumentare lo stipendio dei ministri, dei sottosegretari e dei funzionari delle Cooperative rosse. Qualcuno si lamenta che la percentuale dei disoccupati è balzata al 18% e lo spread è volato come un deltaplano a quote appenniniche. Non è che si può accontentare proprio tutti! L’importante era compiacere la Merkel. Abbiamo aumentato l’IMU e dichiarato guerra a chi possiede più di un monolocale. Siamo soddisfatti perché in soli dodici mesi abbiamo tolto la casa a un milione di italiani che adesso vivono nelle baracche e nei camper forniti da aziende amiche del PD. Abbiamo varato misure anti-evasione straordinarie. In effetti non siamo riusciti a frenare la fuga dei capitali all’estero ma con l’imposizione del rivoluzionario balzello sui sogni, l’IEO (Imposta sull’Evasione Onirica), abbiamo recuperato un capitale sufficiente per pagare le pensioni d’oro. A chi si lamenta che i vecchietti hanno una pensione da fame, sicché muoiono di stenti, voglio ricordare che di qualcosa si deve pur morire. Compagni, noi non siamo zarlattani come Berlusconi e i suoi bravi di manzoniana memoria, noi siamo gente seria. Noi non ci facciamo le pugnette, noi facciamo le cose per bene, fino in fondo, e infatti vogliamo sradicare le abitudini borghesi degli italiani. Perciò abbiamo statalizzato le industrie che avevano debiti con le banche e stiamo statalizzando anche le banche. Vogliamo eliminare i contanti e rendere obbligatoria la PDcard, che col tempo sostituirà la Mastercard e la Visa. Vogliamo colpire a morte i padroni, i piccoli artigiani, i liberi professionisti, i mercanti al tempio e le scuole private. Sono i principali responsabili della crisi economica. La gente deve capire che il tempo in cui valeva la logica che più si è bravi più si guadagna è finito. Ma scherziamo? Non possiamo fare discriminazioni. A tale proposito, considero una vittoria personale il fatto che il governo abbia varato una legge per il riconoscimento giuridico dei gay. Era una priorità assoluta. Come i diritti degli extracomunitari e degli zingari. E chissenefrega dei diritti alla sicurezza, alla libertà e alla privacy reclamati dai cittadini. Gli zucconi moderati e liberali, i fascisti rifatti come i villani devono capire, o con le buone o con le cattive, che il vento è cambiato e non fischia più il sasso. Adesso gli fischiano le orecchie a quelli che non la pensano come noi. Ma devono ricordarsi, i tapini, che io sono l’arbitro. Ce l’ho io il fischietto e anche il cartellino giallo e quello rosso. A chi non gli sta bene il nuovo regime, che non è comunista né socialista come dicono i nemici del popolo ma riformista e basta, voglio ricordare che può sempre andarsene fuori dagli zebedei. Ma prima, deve pagare l’ISV (Imposta sull’Esilio Volontario), la TFL (Tassa Fissa sulla Lontananza) e accettare la confisca del 99% dei beni, somma che il governo utilizzerà per organizzare ogni anno le spartakiadi e il festival canoro della rinascita dei canti della filanda. Compagni, sono fiero dei risultati raggiunti. Un anno fa, l’Italia era sull’orlo del precipizio. Adesso, beh… adesso che è caduta nel precipizio è inutile preoccuparsi. Il saggio di sinistra dice: se hai un problema e puoi risolverlo non serve preoccuparsi. Se hai un problema e non puoi risolverlo a maggior ragione non ti devi preoccupare. Oh ragassi, smettete di preoccuparvi. Noi non possiamo risolvere il casino fatto da Berlusconi, possiamo solo rendere più breve l’agonia. Ed è per questo che da oggi mi onoro del titolo di Zar assegnatomi dal Politburò. Il Paese ha bisogno del colpo di grazia. Qualcuno si ostina a tenere duro. Errore! Dobbiamo convincerlo a mollare. Qualcuno s’illude che la fine del tunnel sia vicina. Errore! Abbiamo sbarrato l’uscita del tunnel. S’ode a destra uno squillo di tromba ma a sinistra risponde la piazza, che rumoreggia e chiede il pane. Ma io non sono Maria Antonietta che rispose ai parigini: se non avete il pane mangiate la brioche. Agli italiani voglio dire: digiunate che vi fa bene! Siete obesi da fare schifo. Avete bisogno della purga e di un po’ di sano esercizio. A giorni, verrà fatto un nuovo censimento. Tutti dovranno recarsi alle pese pubbliche e chiunque avrà raggiunto un peso superiore ai 60 kg. netti dovrà pagare l’IPE (Imposta sul Peso Eccedente) col cui ricavato il governo potrà istituire in mio onore la sagra annuale della fisarmonica e della coppa piacentina. Questo è quanto. Il resto è del Carlino.»
Un’ovazione si levò dai banchi del governo, alla Camera e al Senato, dove sventolarono le bandiere rosse. Poi, prima a bassa voce e in seguito con vigore sempre maggiore, si diffusero nell’etere queste parole: “In piedi, dannati della terra! In piedi, forzati della fame! La ragione tuona nel suo cratere, è l’eruzione finale. Del passato facciam tabula rasa. Folle, schiavi, in piedi! In piedi! Il mondo sta cambiando base. Non siamo niente, saremo tutto!”. Visibilmente commosso nell’udire il mitico canto dei lavoratori, Bersani versò alcune lacrime che diedero la misura dell’uomo. Per quanto egli fosse tifoso della Juventus, non seppe resistere al ritmo trascinante dell’Internazionale.

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