domenica 30 dicembre 2012

Rinunciare ai botti di Capodanno è un segno di civiltà

Mi rendo conto che chiedere a un napoletano di rinunciare ai botti delle festività natalizie, in particolar modo a quelli di Capodanno, è come pretendere che chi ha sciacquato i panni nell’Arno smetta di mangiare la bistecca alla fiorentina. Il tempo è galantuomo e quando la coscienza collettiva sarà più alta, i botti, non meno della famosa lombata di carne chianina, saranno un ricordo del tempo in cui eravamo meno evoluti. Per il momento, sarebbe un bel successo se la fine del 2012 e l’inizio del 2013 fosse salutata più civilmente, senza spargimento di sangue. È utopistico pensare che le nostre orecchie e quelle ancora più delicate dei nostri animali non debbano subire la barbara liturgia che ogni anno viene perpetrata in nome di una falsa eccitazione sensoriale? Temo sia effettivamente utopistico passare la notte di San Silvestro in santa pace. Certamente non a Napoli, dove stanotte saranno protagonisti il petardo Insigne e il terremoto Maya. Non mi resta che sperare che la crisi economica riduca le spese per i botti, alleggerisca la santa barbara degli incoscienti che non possono fare a meno di “sparare” per sentirsi veri uomini, riduca ai minimi termini il numero dei morti, dei feriti e dei mutilati. 
Avrete capito che sono contrario ai botti, anzi non li sopporto proprio. Le mie ragioni sono semplici ma ragionevoli. Intanto, chi l’ha detto che il concetto caro ai latini “semel in anno licet insanire” sia ancora valido? Non c’è bisogno d’impazzire una volta all’anno, lo facciamo spesso e senza misura. Sarebbe più intelligente festeggiare l’anno nuovo con garbatezza e intelligenza. E magari consapevoli che c’è poco da festeggiare, visto come vanno le cose nel nostro Paese. Va da sé che per farlo bisogna essere garbati, intelligenti e rispettosi dell’altrui sofferenza, il ché non è da tutti. Sofferenza? Ma certo, mi riferisco alla pena di chi ha perso il posto di lavoro e non ha voglia di festeggiare la sua entrata nel club dei nuovi poveri. Mi riferisco agli anziani, ai malati, ai bambini piccoli, ai carcerati, ai senza tetto, a chi ha non ha più nemmeno gli occhi per piangere. E mi riferisco agli animali, e non solo i cani e i gatti. Ho letto con rammarico la notizia che a Buenos Aires è morto Winner, l’ultimo orso polare e attrattiva amatissima del locale zoo. La causa quasi certa della morte è imputabile ai fuochi d’artificio sparati nella notte di Natale. Ora, essendo vegetariano, amando gli animali e riconoscendo loro il diritto di essere rispettati e rimanere in vita, mi innervosisco all’idea che i miei tre cani (uno dei quali malato) e i miei quattro gatti domani notte, come ogni anno, “daranno i numeri”. I primi latrando e comportandosi nervosamente quando avrà inizio il bombardamento e durante le ore successive, gli altri tirando fuori le unghie e facendo i loro bisogni ovunque fuorché nella lettiera. Intendiamoci, li capisco. Nemmeno io sopporto gli imbecilli che sparano i petardi e le bombe pirotecniche, indifferenti non solo alle reazioni degli animali, ma anche al fatto che l’effetto ritorno può coinvolgere obtorto collo chi non condivide tale pratica insulsa. Non è raro che il 1 gennaio io trovi nel mio giardino le testimonianze del fuoco amico (o nemico?) dei miei vicini. 
Ma torniamo agli animali e guardatevi bene dal risolvere la questione con un banale “chissenefrega”. E no, ci deve importare eccome il fatto che in Italia non meno di 5.000 animali domestici muoiano ogni anno a causa del Capodanno per lo spavento o per essere fuggiti di casa, disorientati e quasi impazziti prima d’essere travolti da una macchina. I boati della notte di San Silvestro agiscono sulla psiche degli animali come una tortura e francamente saprei dove infilare un petardo acceso lungo 30 cm. quando sento di pseudoesseri umani che si divertono allo spettacolo dei cani che guaiscono o girano come trottole impazzite su se stessi, si divincolano come se fossero morsi dalla tarantola e spesso si gettano nel vuoto. Incalcolabile, poi, è il numero di uccelli che muoiono la notte di San Silvestro. Terrorizzati e presi dal panico, si schiantano contro i lampioni e i muri delle case. Non voglio spendere troppe parole, invece, per i danni alle persone. Ogni anno, l’orgasmo pirotecnico si conclude con un bilancio impressionante. Ciò basterebbe per indurre le autorità a rendere illecito l’acquisto e l’uso dei botti. Ma come, perseguiamo il commercio della droga e fingiamo di non vedere quanti ne uccide o mutila il veglione di San Silvestro? Sarò cinico ma ritengo che ognuno abbia ciò che merita, con la sola eccezione delle vittime innocenti. Concludo con una riflessione. La gente compra e fa esplodere i botti senza dare un senso a questo rito primitivo, per il solo fatto di divertirsi o illudersi di farlo. Ma quanti conoscono i retroscena storici, culturali e antropologici dell’abitudine di dare fuoco alle polveri? In origine, i fuochi di fine anno erano un mezzo magico per affrancarsi dal male, dal peccato e dagli errori commessi nell’anno vecchio. Erano anche una forma di difesa e purificazione. Con le esplosioni assordanti si cacciava la paura delle streghe e dei demoni, della miseria e della guerra. I botti di oggi sono solo folclore. Sono il retaggio obsoleto di un’epoca remota. Smettiamola, dunque, di compiere gesti vani, svuotati di ogni ragione salvo quella di sentirci liberi. In realtà siamo fortemente condizionati. Dovremmo imparare dagli americani, dai francesi e dai britannici. Domani sera, questi popoli festeggeranno il 2013 scendendo in strada per fare un brindisi e ammirare i fuochi d’artificio offerti dai municipi. Accontentiamoci degli spettacoli pirotecnici pubblici. Non prendiamo iniziative private e, soprattutto, boicottiamo le vendite dei botti. È un mercato gestito dai cinesi e dalla camorra. Quest’anno, molti sindaci hanno fatto sentire la loro voce e hanno proibito i botti nelle loro città. Credo che le ordinanze comunali siano doverose ma servano a poco. Come ha notato il sindaco di Firenze, è impossibile intraprendere azioni restrittive e penali contro chi fa esplodere un petardo in un Paese dove non si riesce a fermare l’evasione fiscale. È meglio fare un appello al senso di responsabilità degli italiani, molti dei quali comprano i petardi per fare felici i bambini. Fateli felici regalando loro un animale domestico e insegnando loro che il cane è il migliore amico dell’uomo e il gatto è un antidoto contro la depressione. Spero che quest’anno vada meglio degli anni precedenti e l’odioso malvezzo di fare fuoco e fiamme segni il passo. Rinunciare ai botti è principalmente un segno di civiltà. Sarebbe ora di fare un passo avanti.

Nessun commento:

Posta un commento