giovedì 31 gennaio 2013

Le idee dominanti sono come la carta igienica

Mi capita, di tanto in tanto, di conversare con persone che riescono a farmi cadere le braccia per terra. Mi riferisco a conversazioni serie e non al banale chiacchiericcio di tutti i giorni. La ragione del mio scoramento è il conformismo da quattro soldi che detta i ragionamenti (e anche i comportamenti) della maggioranza del genere umano. 
Chi è il conformista? Mi piace la definizione che diede trent’anni fa Roberto Gervaso. Il conformista è uno che sfoggia le opinioni che non ha. È un problema serio. I nostri tempi sono connotati dal pensiero debole. Le idee che frullano nella testa della gente sono poche, confuse e sovente il risultato di un frettoloso “copia e incolla”. Di conseguenza, le menti pensanti (libere, creative e critiche) sono ormai una razza in via d’estinzione, come il rinoceronte nero e la foca monaca. Si ragiona in base ai condizionamenti esterni, ai luoghi comuni, al sentito dire. Non è una novità, si può obiettare. In ogni epoca, il popolino si è adeguato alle idee altrui non avendo tempo, voglia o capacità di maturare le proprie. È più comodo, meno faticoso e rischioso belare in mezzo al gregge che cantare fuori del coro. Ciò è dovuto allo spirito di gregarietà insito nella natura umana che ci porta a uniformarci al pensiero vigente. Marx si lamentava che “le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti”. Per una volta devo dargli ragione. Ogni epoca ha espresso e diffuso le idee che piacevano a chi deteneva il potere economico, culturale e politico. Anche la nostra. 
Quali sono le idee dominanti che oggi pervadono e plasmano gli esseri umani? Intanto, è bene precisare che siamo vittime non coscienti del mainstream, il flusso delle idee dominanti. Con questo termine inglese si intende l’insieme delle idee convenzionali e delle tendenze che ci vengono imposte dall’alto, in modo trasversale e non sempre subdolo. Il più delle volte, si tratta di idee malate. Non è difficile riconoscerle: danno vita ai falsi miti, alle distorsioni, alle derive culturali. Bene, consideriamo la situazione attuale, segnata da un eccesso di conformismo. I miti che attualmente vanno per la maggiore sono il culto della giovinezza e del corpo, l’idolatria della falsa intelligenza, l’ossessione della crescita economica, la tirannia della moda, il relativismo e l’esaltazione della biodiversità. Ci sono stati imposti e non abbiamo fatto nulla per soppesarli. I nostri tempi sono iconoclasti. In nome del falso progresso abbiamo distrutto idee secolari, che pensavamo fossero immortali. Ma con cosa vogliamo rimpiazzarle? Si è sempre apprezzato la vecchiaia e i vecchi, depositari della saggezza. Oggi disprezziamo la vecchiaia e segreghiamo gli anziani negli ospizi. Pensiamo sia giusto così perché ce l’hanno fatto credere attraverso modelli e schemi mentali strumentali. Ci hanno anche fatto capire che non serve studiare per avere successo. Basta essere belli e sfrontati. Il detto mens sana in corpore sano è obsoleto. Ci hanno proposto un tipo di intelligenza nuova, acritica e artificiale. A che serve fare i conti matematici a mente nell’era dei computer? È meglio che la mente non si alleni, è preferibile che si masturbi coi giochini elettronici, gli sms, il metalinguaggio. Ci hanno convinto che siamo ciò che possediamo e che il benessere economico è l’unica cosa che conta. A che pro risparmiare e vivere secondo le proprie possibilità? Non è politicamente né economicamente corretto produrre e consumare solo il necessario. Figuriamoci distribuire in modo equo le risorse. Ci hanno insegnato che l’abito fa il monaco. Se un tempo l’ipse dixit era una prerogativa di Aristotele e dei sapienti, oggi è un must di Dolce & Gabbana, Armani e Versace. Ci hanno fatto il lavaggio del cervello convincendoci che se tutto è relativo, come ha scoperto Einstein, anche i valori, i princìpi, i cardini morali sono relativi. Forse abbiamo esagerato un po’, passando da un estremo all’altro, dalla fede cieca al nichilismo, dal culto degli eroi al gossip. Il paradosso più ridicolo è che il nostro bisogno di conformarci ci ha portato ad esaltare la diversità, soprattutto quando è trasgressiva, anziché la sana normalità. Vi rendete conto che oggi subiamo il mainstream di una minoranza che in nome dei diritti umani vuole ribaltare l’asse portante dell’identità sessuale? Certe idee sulla carta ragionevoli (uguaglianza e rispetto) sono i grimaldelli tramite i quali le lobbies omosessuali e i loro fiancheggiatori (gli intellettuali servi e idioti) vogliono imporci una rivoluzione sessuale foriera di sciagure. Eppure, molte persone, inconsapevoli della gravità di questo attacco alla civiltà e all’umanesimo, finiscono per accettare la tesi che non c’è niente di male se due gay si sposano. Ma stiamo scherzando? La nostra fragilità è scandalosa. La vulnerabilità della nostra mente, divenuta refrattaria al pensiero critico, è tale da farci accettare come buona la cacca molle che ci viene spalmata davanti agli occhi, neanche fosse Nutella. Siamo cerebrolesi o fingiamo di esserlo perché temiamo che ci considerino conservatori, bigotti, retrogradi? 
Io questo rischio lo corro volentieri e perciò rifiuto il mainstream, di qualunque natura sia e da qualunque parte arrivi. Io resisto, orgoglioso di avere un cervello che non cede le armi. Penso con la mia testa, vagliando le informazioni. Se non lo facessi sarei un gregario, peggio, una “pecora” matta come direbbe Dante. Non capisco proprio chi sente il bisogno di assimilarsi, conformarsi, annullarsi. L’altro giorno, sfogandosi, un uomo più o meno della mia età diceva che dovremmo ribellarci, scendere in piazza e fare la rivoluzione. Esprimeva, nella fattispecie, l’esasperazione a cui ci ha condotto il Governo, la partitocrazia, l’Agenzia delle Entrate, la criminalità organizzata, il dissesto morale e la crisi in generale. Ho condiviso in parte la sua voglia di fare un quarantotto. Gli ho fatto notare che è giusto ribellarsi, ma prima di diventare giacobini e forcaioli dovremmo riaccendere il cervello. Perché la madre di tutti i problemi è l’apatia cerebrale, l’anoressia dell’ipotalamo. Bisogna ribellarsi alle idee dominanti, all’aria fritta che ammorba l’aria e nuoce al fegato, ai falsi miti imposti dai corruttori dei costumi attraverso la televisione, i giornali, persino Internet e i social network. Ma finché non avremo il coraggio di sfidare il Grande Fratello che crea e impone il mainstream secondo logiche perverse e manipolatrici, non potremo fermare il vero declino, che è culturale prima che socio-politico ed economico. Se vogliamo opporci all’avanzata dei barbari falsi progressisti dobbiamo trovare la forza di esprimere a voce alta le nostre idee, di contrastare il pensiero infermo. Solo così, rischiando in prima persona, potremo per lo meno essere liberi. Le idee dominanti restano tali finché le si subisce in silenzio, quasi fossero editti imperiali. Invece, sono solo carta igienica. Basta poco per mostrarne la misera valenza, la reale utilità.

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