giovedì 10 gennaio 2013

Politica, la rabbia diventa rassegnazione

M’ero ripromesso di non scrivere più di politica nostrana. Abbassa le vibrazioni e nuoce al fegato. Ma forse sono un autolesionista, come l’Heautontimorumenos. Chi è costui? Ma è il vecchio Menedemo, il “punitore di se stesso” dell’omonima commedia di Publio Terenzio Afro in cui compare la frase “sono un uomo e di quello che è umano nulla io trovo che mi sia estraneo”. Come dare torto a Terenzio e al suo personaggio? Siamo esseri umani e tutto ciò che gli uomini compiono ci riguarda e in qualche misura ci coinvolge.
Beh, pur non disponendo della calzamaglia nera, del sospensorio bianco e della bottiglia di plastica con cui Tafazzi – il tapino interpretato da Giacomo Poretti (quello del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) – si colpiva l’inguine per masochismo, voglio fare una considerazione. La rabbia, che accomuna la gente normale, per bene, stanca d’essere presa in giro dai politici, esasperata dallo schifo in cui ci hanno ridotto a vivere, si sta trasformando in rassegnazione. Non so se è una cosa brutta o bella. Sta di fatto che avvicinandosi la data delle elezioni politiche, la mia ira scema, la collera svanisce, il tormento interiore si placa. L’animo si arrende e lo fa dopo avere considerato che nulla può il cittadino qualunque contro l’immondo leviatano politico e l’avido tirannosauro statale, creature immorali, inscalfibili e inesorabili. Se considero il modo in cui i partiti e le nuove forze politiche che scenderanno in lizza stanno orchestrando le manovre elettorali, il disgusto mi assale e mi abbatte. Musica e musicanti non cambiano. Nel leggere i nomi dei candidati si assiste impotenti al trionfo del vecchio, del vuoto, del pattume. Fateci caso: i nomi sono sempre gli stessi e fra i nomi nuovi spiccano i congiunti e i familiari dei politici di professione, gli amici e gli amici degli amici, gli arrampicatori sociali, i personaggi distratti dai loro campi professionali per fungere da specchietti per le allodole, quelli che hanno macchie d’inchiostro anziché semplici ombre, quelli che a priori sai già che non vedono l’ora di conquistarsi un cadreghino per farsi gli affari loro e comandare. Ma come si fa a rinnovare l’Italia, a rimetterla in moto se gli aspiranti macchinisti sono tutti membri o sostenitori del club degli sprechi, dell’arroganza costituita, dell’inettitudine, delle promesse non mantenute, dei giochi di potere ai danni del cittadino? Di chi possiamo fidarci? Inoltre, perché nessuno parla di programmi? Come pensano di cambiare le cose? Con la bacchetta magica? Una volta, l’agone elettorale era giocato sui programmi, che facevano la differenza. Oggi, nessuno più fa promesse, al massimo fa battute e racconta barzellette. Però i politici non rinunciano ai loro giochini preferiti: monopoli e risiko. In questa tornata, nessuno leader è credibile. Non lo sono Bersani né Berlusconi, Bossi o Fini, Casini e Di Pietro. Sono stati, sono e saranno la nostra palla al piede. Hanno contribuito a metterci in ginocchio e ad allontanarci dalla politica per eluderne il fetore. Tutti, nessuno escluso, sono responsabili dello scempio che è sotto i nostri occhi. Nessuno di loro può dire: io non c’ero e se c’ero ero distratto e non vedevo. Non vedevi che anche i tuoi compari e non solo i tuoi avversari rubavano? Non vedevi che i partiti, compreso il tuo, gestivano la res pubblica con la stessa creanza e probità di un predatore? Da tempo gli eserciti stranieri che in passato ci hanno invaso – dagli unni agli spagnoli passando attraverso i lanzichenecchi – non fanno più razzie in Italia. Ci pensano i partiti di casa nostra a fare razzie organiche. Ci pensano gli avidi funzionari di stato e i dipendenti statali fannulloni, gli amministratori pubblici imbelli, gli amici dei politici. Il fatto è che gli sciacalli sanno che abbiamo la memoria corta e siamo ormai incapaci di pensare con la nostra testa e non secondo i luoghi comuni, la pubblicità, le bugie raccontate dai media. Resi invulnerabili dal nostro pensiero debole, dalle nostre amnesie, dalla rassegnazione che cova nei nostri sguardi avviliti, le iene della politica hanno vita facile, malgrado gli scandali. Però Monti no, lui è un galantuomo – dirà qualcuno. Lui ci ha salvati dal tracollo. Cosa? Parliamo dello stesso Monti amico delle banche che ha reso gli italiani ancora più poveri, che non ha fatto torti alla casta e che pur di continuare a governare ha preso a bordo i nati perdenti come Fini e Casini ed è già pronto ad allearsi con Bersani? Ma mi faccia il piacere! – direbbe Totò. Fra poco, i filibustieri della politica e le loro ciurme risaliranno sulle navi dei pirati e via, verso nuove scorribande! Il 24/25 febbraio potremo esercitare un diritto democratico ma per farlo dovremo turarci il naso e decidere in primo luogo se votare e in questo caso per chi votare. Molti hanno già deciso che gli sta bene continuare a farsi prendere in giro dai guitti. Sono loro i veri Tafazzi. Ma molti italiani non hanno ancora le idee chiare. Faccio parte di coloro che son sospesi. Però ho smesso di illudermi. La mia rabbia si è placata, è diventata rassegnazione. Sono conscio che chiunque vincerà farà peggio di chi l’ha preceduto. Perché il vero problema non è più abbassare lo spread o arrestare la pressione fiscale. Il vero problema è cambiare radicalmente registro, riformare e abbattere un sistema fondato sulla corruzione, il clientelismo, il nepotismo. Chi è disposto a farlo tra i candidati a governarci? Nessuno. Nessuno taglierà le pensioni d’oro e i vitalizi, nessuno manderà a casa gli amministratori incapaci e collusi, nessuno rinuncerà ai privilegi della casta, nessuno farà torto ai clientes del proprio collegio, nessuno dimezzerà il numero dei parlamentari e delle auto blu, nessuno resisterà alla tentazione di piazzare i parenti e gli amici nei posti che contano, nessuno smetterà di fare mercimonio anziché politica. Nessuno, ripeto. Non Monti, che al massimo continuerà a mettere le mani nelle nostre tasche finché non le troverà vuote. Non Bersani, che ha alle spalle gente che ragiona in un’ottica odiosa: “quello che è mio è mio e quello che è tuo dev’essere mio”. Non Berlusconi, che non sarebbe credibile nemmeno nei panni di mago Zurlì per quanto sia un retore allaltezza di Cicerone. E nemmeno Grillo, che si sta sciogliendo come un ghiacciolo sotto il sole anche se siamo in inverno. 
Quindi? Per il momento, c’è solo una cosa che possiamo fare: non arrabbiarsi. Forse è vero che ogni nazione ha i politici che si merita. Rassegniamoci all’idea che i nostri politici sono l’espressione di ciò che siamo diventati o vorremmo essere. Un popolo di furbi, approfittatori, scellerati, codardi. Salvo le eccezioni, s’intende. Per ora, ho precisato. In attesa che anche il prossimo demagogo fallisca, ed è inevitabile che ciò avvenga visti i giocatori in campo. Dopodiché, il sistema imploderà dall’interno e forse le acque chete romperanno i ponti. La rassegnazione si trasformerà a sua volta in furore.

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