giovedì 21 marzo 2013

C'è un fantasma che vaga nell'Oceano Atlantico

Secondo una leggenda dorigine nordeuropea, chi naviga per i sette mari può imbattersi nell’Olandese Volante, che non è un aeronauta dei Paesi Bassi o un pattinatore su ghiaccio (disciplina sportiva in cui gli olandesi primeggiano) ma un vascello fantasma che solca i mari per l’eternità, senza meta, con un equipaggio di spettri condannati a non fare ritorno a casa. L’origine di questo mito è incerta ma la storia è stata resa popolare dall’opera lirica Der Fliegende Holländer (1840/41) di Richard Wagner e dal romanzo The Flying Dutchman on Tappan Sea (1855) di Washington Irving. 
È solo un mito? Certamente, per quanto spesso la realtà si ispiri alla fantasia. In questo momento, ad esempio, si sa che una nave fantasma vaga nelle acque settentrionali dell’Oceano Atlantico. È una vecchia nave da crociera lunga 90 m. la cui storia è avvincente. Si chiama Lyubov Orlova, come un’attrice stella del cinema russo degli anni Trenta. Ma vediamola brevemente questa storia. La MV Lyubov Orlova fu costruita nel 1975 in un cantiere navale della ex Jugoslavia per conto della Far East Shipping Company, compagnia armatrice di Vladivostok. Entrò in servizio nel 1976 come nave da crociera nei mari ghiacciati dell’Artico e dell’Antartide. Rinnovata, a partire dal 2000 fu utilizzata per alcune spedizioni marine. Nel 2010 fu sequestrata dalle autorità canadesi per irregolarità finanziarie. Rimasta attraccata tre anni nel porto di St.John, sull’sola di Terranova, la nave russa è stata destinata alla demolizione nella Repubblica Domenicana. Il 23 gennaio 2013, il rimorchiatore Charlene Hunt ha iniziato a trainarla verso la sua ultima meta ma il cavo di rimorchio si è spezzato e ogni tentativo per recuperarla è fallito finché la Lyubov Orlova, entrata in acque internazionali, è stata abbandonata al suo destino. Da allora, è un relitto col transponder spento alla deriva nell’oceano (nessuno ha interesse a rintracciarla e salvarla) di cui non si conosce l’esatta posizione. Pare che le correnti la stiano spingendo verso l’Irlanda. Ma potrebbe entrare in collisione con un iceberg, un peschereccio o una nave mercantile. Senza guida, potrebbe anche affondare, travolta dalle onde. Come l’Olandese Volante costituisce una minaccia virtuale per chiunque è in mare. Le ultime notizie risalgono al 1 marzo. Un segnale radio EPIRB (Emergency Position Indicating Radio Beacon) emesso dalla Lyubov Orlova a 110 miglia nautiche a NE dal porto di St.John è stato captato da una stazione canadese. Allora c’è qualcuno a bordo? – si è tentati di credere in prima battuta. Che si tratti di fantasmi? No, si tratta più semplicemente di un SOS automatico. Potrebbe indicare che la nave fantasma è colata a picco. L’EPIRB, infatti, è un dispositivo che si aziona automaticamente quando entra in contatto con l’acqua salata. 
Eppure, fermo restando che le uniche forme di vita presenti a bordo sono i topi, la Lyubov Orlova sta sollecitando l’immaginazione di tante persone nel mondo, tant’è che su Facebook si è formato un gruppo che ne segue la vicenda e anche il merchandising se ne occupa. Questo vascello fantasma contemporaneo richiama alla memoria una ricca letteratura e una casistica formidabile. Ho già parlato dell’Olandese Volante, un’imbarcazione varata dalla mente. Era invece una vera nave fantasma la Mary Celeste, che fu trovata abbandonata nell’Oceano Atlantico fra il Portogallo e l’arcipelago delle Azzorre nel 1872. La nave era intatta ma l’equipaggio scomparso. Del suo comandante, il capitano Briggs, e dei marinai non v’era traccia. Ancora oggi, il caso è avvolto nel mistero e suscita perplessità il fatto che l’ultima annotazione sul diario di bordo risalisse al giorno precedente il suo ritrovamento. La Mary Celeste ha ispirato Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes. La sua opera J. Habakuk Jephson’s Statement è infatti ispirata all’enigma del brigantino canadese che è un po’ il capostipite delle navi fantasma. Un altro caso famoso quello del mercantile americano Jovita, che imbarcava 9 passeggeri oltre ai 16 membri dell’equipaggio, e fu ritrovato intatto ma con nessuno a bordo nell’Oceano Pacifico del Sud. L’elenco è lungo e nomi come Zabrina, Baychimo, Shooner Jenny, Jiang Seng, Bel Amica, Carroll A. Deering evocano negli appassionati di storie marine suggestioni che potrebbero ispirare romanzi di successo o poetiche ballate. A tale proposito, fosse qui oggi Samuel Taylor Coleridge, autore della splendida The Rime of the Ancient Mariner (1798), la MV Lyubov Orlova gli fornirebbe lo spunto per un racconto avvincente. Il vecchio marinaio della sua ballata scorge una nave fantasma in lontananza e quando essa si avvicina distingue due passeggeri: Death (La Morte) e Life-in-Death (Morte-in-vita). Il primo vince la vita della ciurma, l’altra quella del vecchio marinaio. I duecento membri dell’equipaggio muoiono mentre il vecchio marinaio, reo di avere ucciso un albatros, sopravvive per 7 giorni e 7 notti prima d’essere soccorso da un battello. Quale potrebbe essere la trama di un racconto sulla Ljubov Orlova e chi potrebbe scriverlo? È ininfluente saperlo. La domanda appassiona più della risposta. 
È più interessante chiederci perché ci affascinano ancora le storie delle navi fantasma, dall’Olandese volante alla Ljubov Orlova passando per la Mary Celeste. Quali leve emotive azionano? Quali paure ancestrali o curiose aspettative risvegliano nei nostri animi abituati agli effetti speciali? Il fatto che io sia rimasto colpito dalla notizia che una nave da crociera-rompighiaccio condannata a morte vaghi nell’Oceano senza equipaggio, come se il suo spirito si ribellasse al destino, dimostra che l’overdose di azione cui ci hanno abituato il Cinema e la TV non ci appaga del tutto. La realtà ci emoziona più della fiction quando varca i confini del banale. Abbiamo bisogno delle navi fantasma come dei castelli infestati dagli spettri, degli incontri ravvicinati con gli alieni e dei mondi paralleli come Avatar e Upside Down. Abbiamo bisogno di sognare, fantasticare, credere che la vita non sia fatta solo di impegni, scadenze e bollette da pagare, rituali monotoni, abitudini ed eventi logici. Conserviamo in un angolino dell’animo una stanzetta dedicata alle favole, ai ricordi, alle letture epiche, al vagheggiamento di una vita avventurosa, inimitabile. Basta che un vascello fantasma si smarrisca nell’Oceano a dispetto del satellite e del GPS che ci segue anche quando ci chiudiamo in bagno, per rinnovare in noi il sentore che la vita può essere imprevedibile oltre che misteriosa. Non serve affrontare il pericolo per esserne certi. È sufficiente aprire la mente. Credo che ogni uomo abbia il dovere di non restare insensibile di fronte a una nave fantasma. Essa ci ricorda infatti che la fantasia è più importante della conoscenza, come seppe intuire Albert Einstein.

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