venerdì 21 giugno 2013

Chi abbandona il suo cane è tre volte miserabile




Ci risiamo. Come ogni anno, all’inizio dell’estate, in coincidenza con le prime partenze dei vacanzieri, l’abbandono degli animali domestici torna di attualità e raggiunge il picco. In realtà, il fenomeno è diffuso tutto l’anno e il fatto che abbandonare o maltrattare un animale domestico sia un reato non è un deterrente sufficiente per inibire un’abitudine scellerata. Ieri ho letto sul Corriere della Sera che ogni anno, in Italia, sono abbandonati 350.000 animali. Pare che solo 50.000 si salvino e trovino un rifugio sicuro o una nuova sistemazione. A farne le spese maggiori sono i cani. Ne vengono abbandonati a un destino di sofferenza e spesso di morte almeno 100.000. Solo nei mesi di giugno, luglio e agosto, sono “scaricati” sul ciglio delle strade o al limitare dei boschi, come fossero sacchi della spazzatura, non meno di 60.000 cani, cioè 650 al giorno, uno ogni due minuti. Il tempo di leggere questo post e altri due cani saranno stati condannati a un destino crudele dai loro squallidi padroni. 
La settimana scorsa, mentre ero al volante di un’ambulanza in servizio 118, mi sono imbattuto in due cani che stazionavano nei pressi di una rotatoria e ostacolavano il traffico. Erano palesemente smarriti, confusi, assetati. Erano stati abbandonati nei pressi della barriera autostradale di Como Grandate e vagavano senza meta. Sono riuscito a evitarli ma non ho potuto fermarmi perché ero in emergenza. Mi è montata la rabbia. Quei due cani, per altro di razza ma privi di collare, mi hanno ricordato che il mondo è pieno di miserabili. Lo so, non è una novità. E comunque, non è dei miserabili la cui miseria è dovuta alla povertà o all’ignoranza atavica che mi lamento. Ce l’ho coi miserabili apparentemente “normali”, che a vederli non diresti mai che sono capaci di comportamenti disumani. Hanno belle macchine, vestiti alla moda, una famiglia e una casa. Hanno anche un cane (o un gatto o altri animali domestici) ma sono così egoisti e insensibili da liberarsene quando gli da fastidio. L’abbandono degli animali è un problema sociale che chiama in causa due aspetti del vivere: il senso civico e l’etica. Entrambi sono disattesi da decine di migliaia di persone, come se fossero bazzecole. Eppure, l’articolo 727 del codice penale, al primo comma recita che “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini alla cattività è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro”. Chi se ne frega della legge! – ragiona con spavalderia il miserabile. E chi se frega dell’etica! Molti sono convinti che un animale domestico sia solo un gioco, un passatempo, una cosa. Eh no! Gli animali hanno un’anima, pensano e provano emozioni simili a quelle umane. La morale ci vieta di trattarli come se fossero oggetti usa e getta. Anche qui, tuttavia, cadono le illusioni. Viviamo in un mondo dove il senso civico è appannaggio di pochi e dove la coscienza si accende e si spegne a comando. On/off, come in un videogioco. Temo che da oggi fino ai primi di settembre mi capiterà di vedere in giro altri cani abbandonati, disperati, con la bava alla bocca. Ogni volta penserò: “Sia stramaledetto il bastardo che ti ha spezzato il cuore e piantato in asso per godersi le ferie!”. Naturalmente, auguro a quelli che per andare al mare, in montagna o dove gli pare, hanno abbandonato per strada un animale domestico, di passare una vacanza d’inferno. 
Non solo, voglio dire loro che sono tre volte miserabili. In primis, perché fanno parte della categoria dei vigliacchi. E qui mi sovviene una frase di Dostoevskkij. “Vedete, vi sono tre tipi di vigliacchi al mondo: i vigliacchi ingenui, convinti che la loro vigliaccheria rappresenti la più alta nobiltà, i vigliacchi vergognosi, cioè quelli che si vergognano della propria vigliaccheria, avendo tuttavia l’intenzione di continuare ad essere vigliacchi, e infine i vigliacchi puro sangue”. Cari signori, non illudetevi di essere vigliacchi ingenui o vergognosi. Voi siete vigliacchi puro sangue, siete dei vili indegni di chiamarvi esseri umani. Secondariamente, siete crudeli a dispetto del credervi buoni, comprensivi e tolleranti. Serbate la malvagità in pectore e la crudeltà dell’abbandono con cui infierite su un animale che ha vissuto con voi, dimostra che avete un cuore di caucciù. Anche qui, cito Dostoevskij, uno dei miei autori preferiti. “Si sente parlare a volte di crudeltà belluina dell’uomo, ma è profondamente ingiusto e offensivo per le belve. Una belva non potrebbe mai essere crudele quanto un uomo. Una tigre morde, sbrana e non sa fare nient’altro. Non le verrebbe mai in mente di inchiodare gli uomini per gli orecchi tutta una notte, neppure se fosse in grado di farlo”. La verità è certi esseri umani si comportano in maniera più bestiale degli animali. È come se la crudeltà, spesso incosciente e incontrollabile, fosse una prerogativa umana, un mostriciattolo che alberga nelle pieghe recondite del cuore e salta fuori quando gli pare e piace, infischiandosene del cammino della civiltà. Infine, ecco la terza ragione per cui siete miserabili. Abbandonando un animale domestico dimostrate di non avere senso di responsabilità. Siete irresponsabili, inaffidabili, privi di dignità. Il vostro gesto può provocare incidenti stradali e inoltre favorisce il randagismo, con tutto ciò che ne deriva. C’è una battuta cinematografica dell’Uomo Ragno che dovrebbe indurvi a riflettere: “Da un grande potere, derivano grandi responsabilità”. Adottare o comprare un animale domestico implica il potere di averne cura o trascurarlo, di renderlo felice o infelice, e persino di mantenerlo in vita o ucciderlo. Un cane, un gatto o ogni altro animale accolto in casa, dipende totalmente dal suo padrone e ciò comporta una forte responsabilità. Chi l’assume dovrebbe ricordarsene, altrimenti è un meschino. Liberarsene come i marinai si liberavano un tempo dai clandestini o degli schiavi, gettandoli in mare, significa anteporre l’egoismo cinico al senso di responsabilità che un uomo dovrebbe indossare con orgoglio, come fosse un abito di gala. 
Chiaro, no? 
Quando scrivo, cerco sempre di usare un linguaggio pulito, elegante, ma oggi mi vedo costretto a fare uno strappo alla regola. Lasciatemelo dire a chiare lettere, voi che abbandonate il vostro cagnolino o il vostro gatto e poi fuggite, come ladri nella notte, siete fetide merde liquide. Il vostro animo puzza. 
L’estate è iniziata oggi, col solstizio, ed è inevitabile che anche quest’anno giornali e televisioni porteranno alla ribalta le imprese dei tre volte miserabili. Alle merdacce voglio ricordare che la vita è come un boomerang. Chissà che da vecchi non veniate abbandonati da chi avete amato. Potreste finire i vostri giorni in un ospizio, dimenticati da tutti e magari maltrattati, e all’improvviso, per un dispetto della mente, potreste rivedere lo sguardo languido di un cagnolino che intuiva il vostro tradimento e al quale non avete avuto il coraggio di dare nemmeno l’ultima carezza.

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