domenica 9 giugno 2013

La "bella estate" dipende solo dal nostro cervello

Come sarà l’estate? È una domanda legittima, velata di apprensione. Ce lo chiediamo prima che la stagione del “calore bruciante” abbia inizio ed è utile ricordare, per quanto la cosa possa sembrare scontata, che l’estate 2013 comincerà il 21 giugno con il solstizio d’estate. Voglio anche ricordare che la parola “solstizio” deriva dal latino “Solis statio”, cioè fermata, arresto del sole. In quella data, infatti, il sole raggiunge il suo punto massimo di declinazione positiva e cade il giorno più lungo dell’anno. Il solstizio è alle porte e dovremmo essere felici. Ci attende una nuova estate e come annotò Flaubert nel suo Dizionario dei luoghi comuni, “un’estate è sempre eccezionale, sia essa calda o fredda, secca o umida”. 
Sarà eccezionale l’estate 2013? Ma, soprattutto, siamo felici? Per il momento, possiamo fidarci solo delle nostre sensazioni, che non sono granché rassicuranti. Intanto, quest’anno la primavera si è data alla macchia. Possiamo definirla renitente, latitante, non pervenuta. Ogni anno che passa sembra voler rafforzare una tendenza che va aldilà dei luoghi comuni. Non ci sono più le mezze stagioni, ad esempio, e nel mese di luglio si registrano temperature superiori a quelle di agosto. A tale proposito, secondo i meteorologi il picco del caldo dell’estate 2013 sarà nella seconda decade di luglio e avremo ondate di calore meno frequenti e feroci rispetto all’anno scorso. Si vedrà. Poco male, i fattori climatici non costituiscono l’indice più preoccupante. Il dato che spegne il sorriso è che quest’estate quasi la metà degli italiani resterà a casa. La percentuale prevista di chi andrà in vacanza è scesa al 58%. Era il 66% l’anno scorso e sfiorava l’80% tre anni fa. Si tratta, ovviamente, di un effetto collaterale della gravissima crisi che ci attanaglia. Per moltissime persone, abituate a trascorrere un breve periodo di riposo e svago nei mesi estivi, viaggiare o soggiornare al mare, in montagna o altrove, è diventata un’utopia. Mancano i soldi oppure si preferisce risparmiare perché mala tempora currunt. Insomma, ci attende un’estate non eccezionale, in tono minore. In più, la felicità è in fuga. 
Sono appena tornato da una breve pausa vacanziera in quel di Sanremo e ho preso atto che i residenti si lamentano perché i turisti sono scomparsi o spendono poco. In effetti, le spiagge erano vuote. Certo, con la fine della scuola arriveranno le nonne e i bambini. Ma poi? Quanti italiani potranno permettersi di fare due o tre settimane di vacanze spensierate a luglio e agosto? Il vero problema è l’umore. Con buona pace di chi resterà a casa, molti di quelli che andranno in vacanza faticheranno a godersi la loro vacanza, che sarà in qualche molto guastata dalle atmosfere ambientali, dalle preoccupazioni, dal caro prezzi che fa da contraltare al calo dei consumi, dalle manovre (e sorprese) del governo, dal fatto che la quotidianità è diventata aleatoria. Ci sentiamo tutti, vacanzieri e rinunciatari, come i poveri burattini i cui fili sono manovrati da Mangiafuoco. L’incertezza e la paura del domani renderanno inquiete le nostre ferie, la nostra villeggiatura, la nostra meritata vacanza. Ahinoi, “non c’è che una stagione, l’estate” diceva Flaiano. Una volta, forse, quando era la dinamo che ci ricaricava, lo spartiacque oltre il quale la nostra esisteva tornava a fluire e con essa le energie. Adesso, l’estate rischia d’essere un sogno infranto, un altro motivo di stress e rammarico. Già, pare che il rammarico sia la nota dominante dei prodromi freddi e piovosi di questa estate che si mostra pudica per non dire riluttante. Ho sentito molte persone rimpiangere le estati di una volta, tuffarsi con la mente nel mare magnum delle stagioni d’antan, quando non eravamo gusci di noce in balia dei marosi. Il vero rammarico è il bene perduto. 
Ma è mai esistita la “Bella estate?”. Certamente, ne abbiamo conosciute tante e il rammarico diventa rimpianto sotto l’incalzare dei ricordi felici. Fateci caso, c’è una cappa di tristezza in giro, unita a tanto turbamento.  Il clima non aiuta a cacciare via i fantasmi e se anche potremo permetterci di riposare alcuni giorni sotto l’ombrellone in spiaggia o fare qualche bella escursione in montagna, è probabile che i pensieri non ci daranno pace. Una volta, invece, staccavamo la spina e via… Quindi? Credo che la vera estate, la bella estate, sia ancora possibile ma dipende da noi e non dalla recessione. Dobbiamo crearla attivando le nostre risorse mentali, a prescindere dal luogo fisico in cui la passeremo. “È bello svegliarsi e non farsi illusioni” scriveva Pavese. Perché l’estate 2013 sia “passabile” o quanto meno non deprimente occorre uscire dal torpore mentale, cioè svegliarsi. Il che significa non farsi condizionare dai sogni non realizzabili né dominare dai padroni della mente. I primi sono dettati dalla nostra vanità, dall’Ego, dal timore d’essere giudicati in modo negativo se non possiamo tenere il passo. I secondi sono facilmente identificabili e definibili come le cause primarie dei nostri mali. Sono il desiderio, l’incapacità di accontentarsi, l’ambizione sfrenata. Si può passare un’estate piacevole e serena anche a casa, rinunciando alla vacanza sulle Dolomiti o in Sardegna. Basta organizzarsi, predisporsi mentalmente oltre che materialmente. 
La bella estate dipende realmente dal nostro cervello, le cui potenzialità sono immense. La mente può governare il nostro stato d’animo e persino la nostra condizione psicofisica. Può permetterci di passare un’estate indimenticabile, alla faccia della crisi, delle rinunce e delle preoccupazioni. Come? Facendoci riscoprire le piccole gioie e le grandi fonti della serenità, che spesso sono accanto a noi. L’estate che viene può offrire vantaggi e benefici inimmaginabili anche a chi la trascorrerà a casa, brontolando per il caldo. A patto di sfruttare il cervello, che è più ampio del cielo.

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