domenica 14 luglio 2013

L'Ego è il nostro nemico più subdolo, rendiamolo innocuo

Possiamo anche essere uomini e donne portatori di pace ma è inevitabile farsi dei nemici nel corso della vita. Si è portati a credere che i nemici siano gli altri, siano fuori. In realtà, i veri nemici sono dentro di noi, siamo noi stessi. A renderci la vita difficile e a procurarci dolore sono in primo luogo i nostri vizi, le nostre debolezze, gli errori che ci ostiniamo a commettere nonostante li riconosciamo come tali. Il nemico più subdolo e potente è certamente il nostro famelico Ego. 
Ego è il termine con cui, in psicoanalisi, si definisce l’Io, uno dei tre aspetti della psiche umana secondo Freud (gli altri due sono l’Es e il Super-Ego). L’Ego è una delle due facce della nostra medaglia. L’altra, quella più preziosa, è il Sé, l’essenza che enuclea la persona nella sua totalità rispetto al mondo esterno. L’Io o Ego, invece, è la struttura che percepisce se stessa e si relaziona col mondo esterno secondo la legge di polarità, alimentando il doloroso dualismo “ noi e gli altri”. Il Sé esiste fin dal momento in cui veniamo al mondo, è il nostro codice di fabbrica originale. L’Ego inizia a formarsi in noi nell’infanzia e, come si può notare nei bambini fin dai primi contatti col mondo esterno (persone e cose) prende subito una brutta piega. Si fa influenzare dai fattori ambientali e sociali e si orienta verso l’affermazione di sé e il potere. L’Ego assume con prepotenza il comando della nostra vita, ne diventa l’amministratore delegato alimentando una consapevolezza di se stesso e della realtà che non è oggettiva ma soggettiva. In sostanza, col passare del tempo, l’Ego ci induce a credere di essere individui diversi da quelli che in realtà noi siamo. Prevaricando il Sé, lo tacita, e attraverso il consolidamento della personalità, delle abitudini e delle false convinzioni costruisce di noi un’effigie artificiosa. L’Ego è il principale responsabile dei nostri problemi psichici e comportamentali e di conseguenza è il nostro nemico pubblico numero uno. Come rimarcò Freud, la sua funzione è mediare fra due opposte sfere psichiche: il Super-Ego (che interiorizza i codici di comportamento, i divieti, gli schemi di valore, ecc) e l’Es (la voce della natura nell’animo umano). Purtroppo non ci riesce o lo fa male. Inoltre, ha il compito di creare un equilibrio dinamico con le spinte che provengono dal mondo esterno. Di fatto, il nostro Ego è “servo di tre tiranni”, come diceva Freud, e poiché è debole e instabile finisce per subirne la prepotenza e diventa la causa primaria dei nostri problemi. È la fonte della nostra angoscia, figlia dell’incapacità di dominare gli stimoli esteriori, la libido dell’Es e il rigore del Super-Io. 
Mi fermo qui, credo basti. I rapporti interpersonali ci mostrano quotidianamente quanto sia difficile confrontarsi con gli altri, che non sono necessariamente cattivi né odiosi. Il problema è che è il nostro Ego si relaziona con altri Ego. E purtroppo, “l’Io è odioso”, come stigmatizzò il filosofo e matematico Pascal. È questa la ragione per cui ci creiamo tante inimicizie e siamo antipatici a molti. Cerchiamo di imporre il nostro glorioso Ego, che è tronfio come un tacchino. Dall’altra parte, incontriamo Ego animati dallo stesso spirito di competizione, dalla stessa voglia di pavoneggiarsi e imporsi. Ne consegue il più delle volte uno scontro fra Ego, sulla falsariga di Godzilla vs. King Kong. Se ci relazionassimo col prossimo attraverso il Sé non ci sarebbero conflitti né sofferenza. Il Sé non è prevaricatore, a differenza dell’Ego che ci comanda a bacchetta, influenza e inganna. L’Ego non corrisponde affatto alla nostra essenza né al nostro valore, per quanto la gente sia convinta del contrario. Secondo voi ha più valore un uomo che esalta il suo Ego al volante di una Ferrari, con una top-model al suo fianco o un uomo che ha rinunciato a tutto, Ego compreso, per fare volontariato in una umile missione in Africa? La risposta la suggerisce Albert Einstein. “Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dall’io”. Chiaro no? La vera grandezza, il vero successo, la vera fonte di orgoglio per un essere umano dovrebbe essere poter dire: “ho domato il mio Io, ho rinunciato al mio Ego”. Non è facile. In primis perché l’Ego ci da sicurezza. In secondo luogo perché è un maestro di malizie e inganni e quindi non lo conosciamo veramente. Si dice che siamo bravi a mentire a noi stessi. È vero, dipende dal fatto che non sappiamo riconoscere come mendace il nostro Ego. Chesterton pensava che si può conoscere il cosmo ma non il proprio Io, che è più distante di ogni altra stella. Avremmo bisogno di un potente cannocchiale rivolto verso la nostra psiche per riuscire a esaminarlo. 
Disponiamo, comunque, di strumenti idonei per abbassare la cresta all’Ego, per renderlo inoffensivo. Quali? Intanto, raggiungere la consapevolezza che noi non siamo quelli che ci sforziamo di fare credere d’essere agli altri. Se vivessimo su un’isola deserta, privi di ogni comfort, ce ne renderemmo conto. La nostra cultura, la nostra posizione sociale, il nostro ruolo nella vita non avrebbero più senso. Il nostro Io si ritroverebbe nudo e si metterebbe a frignare. Non è necessario fare come Robinson Crusoe per riportare l’Ego al suo posto, basta una coraggiosa presa di coscienza accompagnata da atteggiamenti consequenziali. Se accettiamo l’idea che il nostro Io è un piccolo imbroglione e siamo stufi di essere ingannati e ingannare, allora la nostra vita può diventare migliore, vera. Tanto per cominciare, smettiamola di ripetere mille volte ”io” quando parliamo e di parlare sempre di noi stessi. Siamo troppo vanitosi e autoreferenziali. Smettiamola di titillarci al cospetto degli altri, per convincerli che siamo in gamba e intelligenti e abbiamo successo. Non dobbiamo piacere per forza né riuscirci attraverso le recite. Dobbiamo piacere agli altri perché siamo belle persone e ci comportiamo bene. Non sopporto più quelli che gonfiano il petto come rane, indossano i vestiti nuovi dell’imperatore e usano espressioni obsolete del tipo “lei non sa chi sono io”. Ma chi sei? Non lo sai nemmeno tu, omuncolo che hai soffocato il Sé e t’illudi d’essere rappresentato da un Ego borioso e stupido. Che bello sarebbe se una mattina tutti decidessimo di uscire di casa spogli delle suppellettili culturali, sociali e comportamentali. Ci meraviglieremmo incontrando per strada, a scuola, sul posto di lavoro, gente totalmente diversa da come l’avevamo creduta. 
Il Mahatma Gandhi pensava che se potessimo cancellare l’Io e il Mio dalla religione, dalla politica e dall’economia, saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra. Ha ragione. Se abbattessimo il regime dell’Ego i rapporti umani diventerebbero molto più facili, positivi e propositivi. Vivremmo in un mondo felice e sincero. Purtroppo non è possibile. L’Ego è troppo forte e subdolo perché sia debellato. Ciò non toglie che dovremmo combatterlo, con astuzia e pazienza. Possiamo indebolirlo, affievolirne la voce e non sarebbe cosa da poco. Otterremo di vivere in una società meno egoista ed egocentrica.

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