martedì 6 agosto 2013

Non è mai troppo presto per rinunciare alla carne

Ho letto tre notizie “rinfrescanti” in questo agosto asfissiante che mi va di commentare con piacere. La prima è relativa a una ricerca dell’University of Minnesota Institute on the environment, che rileva come mangiare carne sia uno spreco globale di calorie. Lo studio sottolinea che se gli Stati Uniti d’America (primi esportatori al mondo di carne bovina) smettessero di allevare bovini, potrebbero sfamare tre volte tanto il numero di persone che sfamano ora. I ricercatori indicano altresì che una dieta vegetariana contribuirebbe a sfamare 850 milioni di individui in più. Il paradosso è che se l’attuale consumo di carne nel mondo si dimezzasse, si potrebbero nutrire 2 miliardi di persone in più. Una prospettiva interessante, visto che la domanda globale di alimenti è destinata a raddoppiare entro il 2050. La seconda notizia arriva dalla Germania. In vista delle prossime elezioni politiche di settembre, i Verdi hanno annunciato che se andranno al governo proporranno l’istituzione del “Veggie Day”, cioè della giornata vegetariana. Come accadeva un tempo coi venerdì dei cattolici osservanti, verrà scelto un giorno della settimana in cui la carne sarà bandita dalle mense degli uffici pubblici e dalle scuole tedesche. L’obiettivo primario è ridurre il consumo della carne. I tedeschi, fra l’altro, sono tra i maggiori consumatori d’Europa con 98 kg. di carne a testa all’anno (ma sono anche i leader mondiali del bio). Gli altri obiettivi sono educare i bambini a un’alimentazione sostenibile e più sana e proteggere l’ambiente. Infine, la terza notizia. È stato prodotto e servito in tavola il primo hamburger di carne sintetica ricavata da cellule staminali di mucca. È accaduto ieri, a Londra. Da anni, l’Università di Maastricht, in Olanda, studiava la possibilità di creare sintocarne coltivando in vitro cellule staminali bovine. Ci è riuscita e si può ipotizzare che potrebbe aprirsi una nuova era per l’alimentazione. In realtà, vegetariani e vegani si nutrono da tempo di sostituti e succedanei della carne ricchi di proteine realizzati con seitan (glutine di grano), soia, legumi, cereali integrali e funghi. Per quanto la polpetta di sintocarne da laboratorio cotta e mangiata a Londra manchi di gusto e sia priva di grassi e sangue, è risultata molto simile alla carne e ha le stesse proprietà nutritive. 
Bene, questo è quanto. Ho definito rinfrescanti (per lo spirito) queste notizie perché sono vegetariano da lungo tempo e pur rispettando la libertà e le scelte dei carnivori auspico che le persone comprendano l’importanza di rinunciare a mangiare la carne. Io lo feci per ragioni etiche tuttavia mi rendo conto che questa scelta richiede forti motivazioni di natura morale e spirituale, o in alternativa salutistiche, che non possono essere indotte coi semplici ragionamenti. Si diventa vegetariani e/o vegani mediante un balzo quantistico della coscienza, una presa di coscienza frutto di una consapevolezza superiore. Mi limito, dunque, a fare alcune considerazioni di natura socio-economica e salutistica. Il consumo di carne è in costante crescita nel mondo nonostante la crisi; secondo le statistiche della Fao, nel 2010 sono state consumate 286 milioni di tonnellate di carne, cioè 42 kg. a testa per ogni abitante del pianeta. Basti pensare che il numero di polli destinati al consumo umano è cresciuto del 169% dal 1980 al 2010 (da 7,2miliardi a 19,4 miliardi di creature), mentre i bovini sono cresciuti nello stesso periodo del 17%, raggiungendo 1,4 miliardi. Anche i maiali hanno conosciuto un boom demografico: da 547 milioni a 965 milioni di individui. Attualmente, la popolazione globale degli animali da allevamento sfiora i 30 miliardi di vittime sacrificali contro i 9 miliardi del 1970. Ciò comporta seri problemi e drammatiche prospettive. A oggi, il 30% della superficie sfruttabile della Terra è ricoperta da pascoli contro il solo 4% utilizzato dall’agricoltura. E per quanto la carne rappresenti solo il 15% della dieta alimentare totale del genere umano, per produrla è utilizzato l’80% dei terreni agricoli. È una cosa assurda! Se le coltivazioni fossero destinate a produrre alimenti per l’umanità e non foraggio per le bestie, nessuno morirebbe di fame e saremmo tutti più sani. L’allevamento intensivo ha un impatto devastante sull’ambiente. Si disboscano intere foreste per ricavare praterie, soprattutto in Sudamerica, dove l’allevamento di bestiame determina fino all’80% della deforestazione in Amazzonia. In questa maniera si mina l’ecosistema. La biomassa prodotta dagli animali da allevamento è responsabile del 5% delle emissioni di diossido di carbonio e del 40% ca. del metano a causa delle loro deiezioni, uno dei gas responsabili nella misura del 18% dell’effetto serra globale. Teniamo presente che l’allevamento di bestiame genera 1/5 del gas serra mondiale, più dei trasporti. La rivista scientifica New Scientist ha recentemente pubblicato uno studio condotto in Giappone che evidenzia come 1 kg. di manzo sia responsabile di emissioni di gas serra pari a 3 ore di guida lasciando contemporaneamente tutte le luci accese in casa. Sappiamo che 1,2 miliardi di abitanti del pianeta (1/6) soffre di fame e a volte ci chiediamo distrattamente perché? Perché un altro miliardo di abitanti consuma carne in maniera smodata. Ma è soprattutto una questione di distribuzione delle risorse. Lo squilibrio è sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuol vedere. L’attuale produzione mondiale di cereali e legumi è sufficiente per sfamare tutti; il problema è che la maggior parte dei vegetali coltivati è impiegata per nutrire gli animali da allevamento non gli esseri umani affamati. Lo stesso vale per l’acqua. Lo spreco delle risorse è demenziale. La logica egoistica e criminale. Nei paesi poveri si produce sempre più cereali destinati all’esportazione e ad essere trasformati in mangime per gli allevamenti intensivi di bestiame sì da alimentare una catena alimentare fondata su una sperequazione abnorme: la sovralimentazione nei paesi con redditi elevati e la denutrizione in quelli del terzo mondo. Da tempo, ormai, la comunità scientifica predica la riduzione dei consumi di carne. Lo fa per proteggere l’uomo dalle malattie cardiovascolari, dall’obesità e da altre malattie tipiche della società dei consumi. Va tenuto presente, fra l’altro, che secondo la Fao, il 75% ca. delle nuove malattie che affliggono il genere umano originano negli animali e nei prodotti derivanti dalla zootecnia intensiva. 
Tutto ciò dovrebbe indurci a riflettere sul costo reale di una bistecca o di un hamburger. Cosa ci costa in termini di salute e ambiente essere carnivori in un mondo dove potremmo alimentarci ed essere più sani ricorrendo a una dieta vegetariana? Mi rendo conto che per la maggior parte delle persone è impensabile rinunciare alla carne, non sono in grado di compiere quel salto di consapevolezza che ti porta a rinunciare a certi sapori, a certe abitudini, a certi riti in nome del miglioramento personale e della collettività. Ma come scrisse Albert Einstein, che non mangiava carne, “nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”. Che piaccia o no ai carnivori, e soprattutto ai macellai, credo che presto l’umanità avvertirà il bisogno di diminuire il consumo di carne e poi di rinunciarvi. Lo deve fare necessariamente se vuole salvarsi. E allora, si compirà la profezia di un altro, dichiarato vegetariano, Leonardo da Vinci, il quale lasciò scritto nei suoi taccuini che “verrà un tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare e anche l’uccisione di un solo animale sarà considerata un grave delitto”. 
Va da sé che non accadrà in tempi brevi, ma accadrà. Per il momento, confortato dalla lettura di tre notizie rinfrescanti per lo spirito voglio suggerire a chi mi legge che non è mai troppo presto per rinunciare alla carne e iniziare una vita nuova.

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