venerdì 4 ottobre 2013

Della strage degli innocenti siamo tutti colpevoli

“Vergogna!”. È questo il titolo con cui i giornali, le televisioni, gli uomini politici e i presenzialisti di varia natura hanno commentato l’ennesima strage dei disperati delle carrette del mare, gli innocenti che perdono la vita nel tentativo di raggiungere le coste italiane. L’ultima strage avvenuta a Lampedusa registra almeno 300 morti annegati, tutti originari del Corno d’Africa. Si aggiungono a una lista nefanda. Secondo il sito Fortress Europe, dal 1988 hanno perso la vita lungo le frontiere dell’Europa 19.142 migranti clandestini. È legittimo parlare di vergogna ma il modo tartufesco in cui lo si fa è ancora più vergognoso. “Chi chiami cattivo?” - si chiede Nietzsche ne La gaia scienza. E subito risponde: “Chi mira soltanto a incutere vergogna”. Fa specie, ma non stupisce, il fatto che in queste ore si levino così tante voci trasversali il cui scopo è incutere vergogna. Rigorosamente negli altri. Come se bastasse imputare sempre agli altri la responsabilità di ciò che ci fa inorridire per sentirsi immuni, esenti da colpe. Ipocrisia e cinismo dettano le regole di un gioco antico come il mondo, lo scaricabarile, con l’aggravante della sciacallaggine morale e politica. È sempre colpa di chi non la pensa come noi se le cose vanno male. Ecco, dunque, che la strage di Lampedusa diventa l’ennesima occasione per dare la caccia agli untori, per puntare il dito sul prossimo come alibi. La verità è che della strage degli innocenti siamo tutti colpevoli e che il pianto del coccodrillo a comando di queste ore è vomitevole. La vera vergogna è speculare sulla morte. 
Pare che il fenomeno della migrazione clandestina e in particolare il continuo sbarco di una umanità allo sbando sulle nostre isole e coste sia un grave problema sociale ma anche di coscienza che nessuno sa o vuole risolvere. Ha forse ragione chi sostiene che l’impotenza è voluta? Sorge il dubbio che ci sia chi ha interesse a destabilizzare l’Italia, e per estensione l’Europa, favorendo il fenomeno anziché arginarlo. A che pro? Il flusso continuo e parossistico di carne da macello dall’Africa contribuisce ad accelerare la globalizzazione e la perdita dell’identità e delle tradizioni nazionali, oltre ad acuire il malessere sociale. Mentre noi parliamo ingenuamente di accoglienza e integrazione, c’è chi traffica ed è colluso con le organizzazioni criminali per alimentare la disgregazione e il caos in Occidente. È così semplice! Siamo una nazione sotto assedio perché un’Italia invertebrata fa comodo agli strateghi che stanno programmando il mondo di domani. Comunque, tornando alla vergogna, mi pare evidente che a vergognarsi di ciò che accade nel Mare Nostrum siano in tanti. Devono vergognarsi i criminali e gli scafisti che al pari dei negrieri di una volta gestiscono la tratta dei migranti senza alcuno scrupolo. Che Dio li consegni direttamente alle piovre giganti! Deve vergognarsi l’Europa perbenista, così solerte a ingerire nelle nostre faccende socio-economiche, così pronta a bacchettarci e considerarci i somari della classe, ma altrettanto solerte e pronta a fare lo struzzo di fronte a una emergenza che non può essere considerata solo italiana. L’Europa, dimentica del trattato di Lisbona del 2007, si disinteressa del fatto che siamo sotto assedio. Tutto quello che sa fare di fronte al problema collettivo dei flussi migratori è criticarci con la spocchiosa presupponenza dei farisei. Purtroppo, la nostra politica estera è nulla (lo dimostra la questione dei due marò trattenuti in India). Non siamo capaci di rispondere per le rime e di fare pressione per ricevere un aiuto concreto e non solo qualche pallida espressione di solidarietà. Che pena! Deve vergognarsi lo Stato italiano e in particolare un governo ingessato che non finisce di stupirci per la sua inconsistenza. D’altra parte, tutto ha una logica. Se pensiamo che due nullità come la Kyenge e la Boldrini, sempre inopportune e sgraziate nell’esprimere opinioni che la maggioranza degli italiani considera demenziali, pontificano senza soluzione di continuità, allora non ci resta che piangere, come dicevano Roberto Benigni e il compianto Massimo Troisi nell’omonimo film. In fondo, piangere sarebbe più dignitoso dello squallido spettacolo che ci offre il nostro establishment. Dovremmo piangere di dolore per la sorte dei tanti disperati che sbarcano sulle nostre cose convinti che siamo il paese della cuccagna o quanto meno l’anticamera del paradiso, ma anche piangere di rabbia per la nostra vulnerabilità territoriale. Ma è possibile che la nostra Marina militare non possa fare nulla per disincentivare il traffico dei barconi maledetti? Invece, incerti fra il buonismo e il razzismo, assistiamo impotenti alla dissoluzione della nazione, cui contribuisce non poco la carità pelosa con cui apriamo le porte a chiunque, delinquenti e aspiranti terroristi compresi, per poi lamentarci che la criminalità è in aumento, insieme alla povertà. Dall’inizio dell’anno ad oggi, sono entrati clandestinamente nel nostro Paese oltre 30.000 migranti. Quanti sono i pochi di buono? In tutto il 2012 ne avevamo accolti 12.000. Beh, vantiamo almeno una voce in crescita! Ah no, dimenticavo, aumentano anche le tasse, i disoccupati e i fallimenti aziendali. 
Della strage di Lampedusa, però, sono colpevoli tutti gli italiani, fuorché gli abitanti di Lampedusa e il Papa, che è italiano solo di adozione e del quale accetto il “Vergogna!” che altri hanno pronunciato con secondi fini. Alzi la mano chi ha il coraggio di ammettere che in fin dei conti non ce ne frega niente della sorte degli extracomunitari clandestini che a loro rischio e pericolo cercano di sbarcare in Italia. Fingiamo un profondo dispiacere di fronte alle immagini della morte, soprattutto di donne e bambini, ma in verità siamo infastiditi. Che vadano a morire da qualche altra parte! – ha esclamato un villeggiante balneare questa estate. Lo pensano in tanti. E in tanti non ne possono più di sentirsi in colpa e provare vergogna quando accadono mattanze come quella di ieri. Ma non perché gli italiani si considerino corresponsabili. Al contrario, si sentono minacciati, indifesi e presi in giro da chi dovrebbe tutelarli. 
In queste ore, si è levato un gran fumo e l’aria è satura di aria fritta. Tutti corrono a Lampedusa perché l’importante è farsi vedere. I cadaveri hanno sempre fatto audience e l’indignazione paga. Ma andate a scopare il mare, piuttosto, viscidi opportunisti! Non voglio entrare nel merito delle soluzioni. Non so cosa possiamo fare per risolvere il problema delle carrette del mare. Ma so che di fronte ai drammi che si consumano ogni giorno nel Mediterraneo (e non solo) non bisogna rinunciare alla pietas. La pietà, certo, purché seguita dall’azione. Non è più il momento di provare vergogna, sic et simpliciter, è tempo di agire con fermezza per porre fine alla strage degli innocenti.

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