mercoledì 1 gennaio 2014

Benvenuto al nuovo anno ma attenzione al fattore "14".

Non si fa in tempo ad abituarsi a un anno nuovo che subito ci lascia. Pare ieri che salutavamo l’avvento del 2013 ed ecco presentarsi in punta di piedi il 2014. Sorge il dubbio che il tempo scorra troppo in fretta, e comunque più velocemente di una volta. Sospetto che non sia solo una sensazione.
Come sarà l’anno nuovo? Tutti sperano sia migliore del precedente. Ho sentore che non sarà deludente. Anzi, potrebbe essere epocale. Cosa me lo fa pensare? Il fattore “14”. Mi sono accorto di un fatto ricorrente nella storia; spesso il quattordicesimo anno di un secolo è stato speciale, ha costituito una sorta di spartiacque, una border line ideale. Non ci credete? Nell’anno 14 dell’era cristiana morì l’imperatore Cesare Augusto e finì l’era augustea. Da allora, Roma non fu più la stessa. Nell’814, si spense un altro grande della storia, l’imperatore Carlo Magno. Anche in questo caso, conseguenze e sviluppi furono tali da mutare molte cose. Pochi sanno che nel 1014, a Tabriz, in Persia, circolarono le prime banconote di carta della storia, destinate a sostituire le monete d’argento e d’oro. Fu una grande innovazione. Non meno foriera di ripercussioni fu, nel 1314, la fine dell’Ordine dei cavalieri Templari. Basterebbero queste note per suggerire che il quattordicesimo anno dei secoli difficilmente è banale. E pensare che il meglio ce lo offrono gli ultimi tre secoli. Il 1714 fu un anno fondamentale per l’emisfero occidentale del pianeta. Il Trattato di pace di Rastadt pose fine alla guerra di successione spagnola, iniziata nel 1701. E allora? Beh, nel 1714 fu sancito il tramonto definitivo della Spagna come potenza mondiale, la fine delle mire espansionistiche francesi, la supremazia inglese sui mari e dell’Austria asburgica come potenza egemone in Europa, la nascita del regno prussiano e l’acquisizione del titolo regio da parte dei Savoia. Insomma, in quell’anno fu disegnata una nuova carta geopolitica. Vi sembra poco? Si sa che la storia si ripete e spesso si diverte con puntualità sorprendente. Sicché, cento anni dopo, nel 1814, accade che il sogno di Napoleone Bonaparte svanì e che i potenti della terra si sedettero nuovamente a un tavolo delle trattative per disegnare il nuovo assetto del vecchio continente. Le conseguenze del Congresso di Vienna, il cui intendimento era di restaurare l’Ancien régime abbattuto dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche, furono enormi. Non si può prescindere da questa conferenza inaugurata il 1 novembre 1814 se vogliamo capire i tempi moderni e la tribolata era contemporanea. Ecco, infine, quella che potrebbe essere considerata una ciliegina sulla torta se non fosse che tale definizione suona inadeguata, fuori luogo. Nel 1914, cento anni fa, scoppiò la Grande Guerra, cioè il primo conflitto mondiale della storia. Quest’anno se ne parlerà e scriverà molto perché quell’evento ha veramente sconvolto non solo la vecchia Europa ma il mondo intero. Basti pensare che fu propedeutico al sorgere di grandi movimenti politici come il comunismo e il fascismo e che ha disegnato lo scenario del XX secolo. 
Da questi semplici ma importanti riferimenti temporali si evince che il quattordicesimo anno di una centuria ha in sé una carica eversiva non comune, una potenzialità trasformatrice capace di dare una fortissima spinta all’umanità. Ciò non ci autorizza necessariamente a pensare che nel 2014 assisteremo a eventi tali da rendere l’anno eccezionale. Pur tuttavia, se ci voltiamo indietro dobbiamo riconoscere che in passato (e senza soluzione di continuità negli ultimi tre secoli) il quattordicesimo anno del secolo è stato esplosivo. Lo sarà anche il 2014? Non ci è dato saperlo e dovremo aspettare 365 giorni per poter rispondere a questa domanda. Per adesso, teniamo presente che forse esiste un fattore “14” e ciò nonostante il 14 non sia un numero magico o tra i più significativi nella numerologia e nella cabala. Se estraggo dai cassettini della memoria alcune reminiscenze, nel tentativo di trovare indizi atti a intuire le ragioni del fattore “14”, non trovo granché. Mi viene in mente che questo numero è legato al disco lunare, sono infatti quattordici i giorni che gli occorrono per trasformarsi in luna piena. Ricordo anche che erano quattordici le divinità di Babilonia che attraversarono le porte delle tenebre, e che il corpo del dio egizio Osiride fu smembrato in quattordici parti. E poi, non sono forse quattordici le stazioni della via Crucis? Per ultimo, 14 è l’età con la quale si identifica l’adolescenza. Ah, dimenticavo… c’è un racconto di Italo Calvino che si intitola “Quattordici”. È la storia amara di un ragazzo che i genitori chiamarono così perché era il quattordicesimo figlio. Ma ovviamente né questo né i precedenti elementi possono aiutarci a capire quale sia il segreto del 14, un numero, nella fattispecie un anno, che sovente accende i fuochi d’artificio. In ogni caso, non creiamoci aspettative, di nessun genere. Fare previsioni è diventato inutile, è come se la vita fosse un treno che ha smesso di correre regolarmente sui consueti binari per concedersi ogni tipo di variazione. Soprattutto quelle cariche di rischi. Per oggi, che è capodanno, limitiamoci a dare il benvenuto al nuovo nato. Sarà quel che sarà, non possiamo cambiare un futuro che probabilmente è già scritto da qualche parte. Possiamo solo stare attenti a coglierne gli umori, giusto per non farci trovare impreparati qualora il 2014 decidesse di passare alla storia.

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