domenica 12 gennaio 2014

Le donne tirano fuori le unghie, ma senza graffiare

Per una volta, voglio occuparmi di un argomento frivolo, in apparenza banale. Lo faccio con un secondo fine, stigmatizzare una moda femminile che si è trasformata in un sorprendente boom economico alla faccia della crisi perdurante. Parlo della ricostruzione e applicazione di unghie finte. Mi capita, infatti, di notare sempre più spesso donne molto giovani ma anche mature che sfoggiano unghie improbabili, parossistiche, grottesche. Le mettono in mostra come trofei e gongolano al pensiero di catalizzare sulle proprie mani (o piedi) lo sguardo di altre donne invidiose e degli uomini in generale. Sono fruitrici di una tecnica estetica mirata a ricostruire le unghie naturali rovinate o più facilmente abbellirle e ci mostrano uno spaccato dell’ultima versione della fiera delle vanità. 
Ci si è convinti che nulla sia più importante dell’apparenza e a tale proposito mi viene da riflettere su questo paradosso: cerchiamo di sedurre gli altri con la menzogna e poi pretendiamo chi ci amino per quello che siamo veramente. Così va il mondo! Ma torniamo a noi, cioè ai rostri femminili. Poiché oggi si tende a nobilitare ogni cosa, compresa la cacca che guai a chiamarla col suo vero nome, questa tecnica è spacciata per opera d’ingegno e la si definisce pomposamente “Nail Art”. Pare che il precursore della disciplina – pardon, dell’arte di sublimare le unghie – sia un dentista di Philadelphia, tale Fred Slack, e che le prime unghie tarocche risalgano al 1954. Da allora, la Nail Art ha avuto una crescita lenta ma costante. È solo negli ultimi tempi che il fenomeno è letteralmente esploso. Negli Stati Uniti d’America il 15% delle donne non può fare a meno delle unghie farlocche. In Europa, siamo al 3% e i margini di crescita sono notevoli. Gli ultimi dati relativi al nostro Paese parlano di almeno 1.100 centri specializzati nella cura delle unghie e oltre 10.000 centri estetici che offrono un servizio di manicure e pedicure. Questi numeri sono già stati superati perché il business è in crescita vertiginosa. La velocità con cui nascono ogni giorno nuovi centri di Nail Art più o meno professionali è tale da indurre a credere che le donne siano state colte da una febbre virale. Avere e ostentare unghie finte degne di un dipinto di Klimt o di un gioiello di Swarovski è diventato un must imprescindibile per fare bella figura in società, in discoteca, sul posto di lavoro e ovunque capiti, supermercato compreso. Non ci sarebbe nulla di male in ciò. Ognuno può fare quello che vuole finché non nuoce agli altri e nulla osta che una donna ricorra ai trucchi più appariscenti per sembrare una diva. Che poi lo sia realmente grazie a unghie degne di Mata Hari o artigli da fattucchiera, è un’altra faccenda. Come annotò il prode Casanova, che di donne se ne intendeva, è più facile disfarsi dei vizi che delle vanità. Non ci resta che prendere atto che tirare fuori le unghie è l’ultima espressione della vanità femminile e poco importa se le appendici acriliche possono impedire o comunque ostacolare molti semplici gesti quotidiani. Conosco una donna, una vera principessa del vacuo, che grazie alle sue unghie stratosferiche trova sempre la giustificazione inoppugnabile alla sua inedia cronica. Non muove un dito in casa, ci pensa il marito tuttofare a lavare, pulire, cucinare e via di seguito. Lei, la Narcisa, non può rischiare di rovinarsi le unghie finte. Come darle torto? E come biasimare chi rinuncia ad accarezzare i bambini e gli animali domestici, che sono notoriamente i pericoli pubblici numero uno per chi ha applicato ponteggi sofisticati alle proprie mani? 
Non ci resta che sorridere del sacro impegno con cui oggi molte donne spendono tempo e denaro per “tirare fuori le unghie”, appagando il proprio ego. O forse no, sorridere non basta. Ci si dovrebbe preoccupare, almeno un cicinin. E già, perché, a quanto pare, il fenomeno delle unghie finte non è privo di rischi per la salute. Gli studi scientifici hanno posto l’accento sull’esistenza di numerosi pericoli. Le unghie finte sono fatte in resina e altri materiali che possono provocare allergie da contatto, dermatiti, eczemi, infezioni, distrofia dell’unghia, onicolisi e parestesia. La moda del momento ricorre, infatti, a ingredienti nocivi per la salute umana. Quali? IL Di-Butil-Ftalato, ad esempio, una colla che agisce come distruttore endocrino. O il toluene, un solvente utilizzato negli smalti che può danneggiare i nervi, i reni e il fegato. Un altro ingrediente nocivo delle unghie finte è la terribile formaldeide, un conservante di cui è ampiamente nota la cancerogenicità. Per ultimi ma non ultimi, gli acrilati, che sono la base di colle e materiali usati per le unghie artificiali. Insomma, per quanto le unghie finte possano apparire seducenti e suscitare ammirazione e invidia, sarebbe opportuno domandarsi che prezzo abbia tale concessione alla vanità. È pur vero che molte donne sono cresciute nel falso mito che bisogna soffrire per apparire, ma ne vale la pena? Ci sta che in una società dove i valori sono stati rasi al suolo, sostituiti dall’effimero, dal relativismo e dall’imbecillità imperante, ci si affidi a sofisticati specchietti per le allodole pur di farsi notare, ma non guasterebbe maggiore attenzione. Per tacere del senso della misura, di cui l’edonista è privo. Una cosa è avere cura delle proprie unghie (più che giusto), un'altra è trasformarle in un carro del carnevale di Viareggio.
Personalmente, avendo insegnato alle mie tre figlie che ciò che conta nella vita non è apparire ma essere, non ho dubbi sul fatto che una donna possa tranquillamente fare a meno delle unghie artefatte. In realtà, mi piacciono le donne che tirano fuori le unghie e sanno graffiare, tant’è che ne ho sposata una. Ma questo tipo di donna non ha bisogno di sembrare ciò che non è, non le serve illudersi né illudere per essere apprezzata e amata. Le basta essere se stessa.

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