venerdì 27 giugno 2014

Lettera aperta a una figlia che parte

Domani parti. Per una nuova, fantasmagorica avventura. L’ennesima che rivela la tua innata vocazione per la vita inimitabile. Perché tu sei speciale, fin dalla nascita, e lo hai fin qui dimostrato con le tue scelte, le tue performances, le tue medaglie. Ti confesso che questa volta mi hai sorpreso, più di quanto non siano riuscite a fare le tue missioni umanitarie in Uganda, Congo, Nigeria, Filippine, India e Afghanistan, tanto per citare i paesi dove hai vissuto border line al solo scopo di aiutare i reietti. Mi ha sorpreso che tu abbia accettato una sfida che richiede qualità che certamente hai o custodisci in pectore, ma anche l’esperienza da biker che non hai e dovrai farti lungo i 23.000 km. di strada che ti attendono. Lo so che impari presto e bene, che sai stringere i denti e cavarti d’impiccio, ma nel mio immaginario la tua cavalcata in motocicletta è quasi assurda. È come se a un neofita del volo, uno che ha preso il brevetto dopo aver fatto qualche giro in idrovolante sul lago di Como, chiedessero di prendere in mano un Boeing e fare il periplo del pianeta. So anche che accanto a te c’è un uomo che ami e di cui mi fido. Di più, lo stimo (e sai quante poche persone io stimi). Perciò sono ragionevolmente tranquillo. 
A poche ore dalla partenza, non ti scrivo, dunque, per farti le raccomandazioni. Non sono un padre apprensivo né appiccicoso. Ti scrivo per farti dono di un piccolo viatico. Per dirti che nel mio caleidoscopio emotivo risalta il bagliore dell’invidia. Una sana, amorevole, paterna invidia. Lo sai già, ti ho confessato questa particolare mozione d’affetto, ma forse non sai che cosa invidio maggiormente dell’impresa che stai per compiere. Ebbene, sappi che invidio il bagno di luce che farai. Paul Claudel ha scritto che “la vita è una grande avventura verso la luce”. Non credo sia solo una metafora. Nei prossimi due mesi, non passerà giorno in cui non proverò a immaginare i bagliori e le luminescenze del tuo viaggio verso la Mongolia e del tuo ritorno a casa su strade diverse. Mi configurerò le infinite sfumature di luce di cui si colmeranno i tuoi occhi. Proverò con la fantasia ad ammirare insieme a te e al tuo compagno l’alba in Siberia e i tramonti nelle steppe mongoliche. Cercherò di vivere con la mente le aurore presso i laghi ghiacciati e le montagne dell’Asia centrale e i crepuscoli nel deserto e nelle pianure della Persia. Sei fortunata. Vedrai sorgere il sole nella terra dei cosacchi e scendere la notte in Cappadocia. Assaporerai la luce di Samarcanda e Bukhara sulla Via della Seta e quella che inebria l’Altai. E nelle notti in cui dormirai in tenda, in luoghi isolati e sconfinati, potrai concederti il lusso di fissare le stelle e illuderti di afferrarle con la mano da quanto ti sembreranno vicine. 
La luce. Ti nutrirai di essa, ma non solo. Poiché tu sei luminosa, farai dono della tua luce alla gente che incontrerai sul tuo cammino. Diffonderai raggi di altruismo, intraprendenza e fiducia in ogni dove. I tuoi occhi saranno lo specchio della tua anima nobile e intrepida. Sono certo di una cosa. Come quando affrontasti a piedi e da sola gli oltre 800 km. del Cammino di Santiago de Compostela, lascerai tracce del tuo splendore. Riceverai e darai, com’è giusto che sia, in un processo di osmosi spirituale. Buon viaggio, dunque. E all’alba, guarda a Est – come dice Gandalf nel Signore degli Anelli
Mia piccola avventuriera, nutriti di luce e sii a tua volta una sorgente luminosa per chi incontrerai on the road.

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