mercoledì 1 ottobre 2014

Nonni di tutto il mondo unitevi e seminate luce

Mi sono piaciute le parole con cui il Papa ha salutato i nonni, esaltandone il ruolo affettivo e sociale in un mondo dove gli anziani hanno ormai perso l’alone di saggezza e imprescindibilità che avevano una volta. Francesco I ha ricordato che i nonni costituiscono ancora una risorsa, affermando che “sono un albero vivo che anche nella vecchiaia non smette di portare frutti”. Il paradosso è che la parola nonno, che è di origine greca, significa “venerabile”, mentre oggi i giovani sanno venerare solo le popstar, i divi del cinema, i campioni sportivi e i falsi profeti. Si può affermare che anche i nonni sono in declino, come molti settori della società? Di più, rischiano di apparire figure inutili e patetiche in una realtà in cui prevalgono surrogati più seducenti? Mi riferisco al fatto che il loro ruolo educativo è stato in buona parte soppiantato da Internet. Un tempo, i nipoti chiedevano avidamente ai nonni “perché?”, “cos’è?” e “come funziona?”. Oggi, cercano le risposte attraverso Google, Youtube e Wikipedia. Quand’ero piccolo, i nonni erano fornitori di passatempi. Anche il loro tradizionale ruolo ludico sembra decaduto. La televisione ha sostituito i vecchi giochi e l’affabulazione. Quanti sono i bambini che chiedono ancora “nonno raccontami una storia” rispetto a quelli che passano ore e ore davanti al televisore, e non solo per vedere i cartoni animati? Molti nipoti non cercano più i nonni, non ne hanno bisogno o così credono. 
In realtà, il ruolo affettivo dei nonni è insostituibile. Così come quello formativo; solo i nonni possono trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di tradizioni familiari e popolari, di principi e valori che altrimenti andrebbe perduto. Sono staffettisti cui spetta il compito di consegnare un prezioso testimone morale e spirituale. Peccato che molti nonni ignorino la bellezza del loro ruolo e desistano, per egoismo o stanchezza, perdendosi qualcosa di sensazionale. Già, perché essere nonni è una fortuna cosmica e saper fare i nonni (non è la stessa cosa) è una sorta di rivoluzione copernicana. 
L’ho compreso da poco, da quando, nel giro di tre anni, sono passato da zero a quattro nipotini, entrando alla grande nel club dei nonni. Prima non immaginavo quali conseguenze avesse dedicare parte del proprio tempo e donare una fetta del proprio cuore a degli amabili “nanetti” (come li chiama l’unica delle mie figlie ancora priva di prole) che risucchiano la tua energia come un’idrovora assorbe l’acqua, e in cambio ti riempiono di allegria, amore, meraviglia. Avevo già provato l’intera gamma delle mozioni affettive mettendo al mondo e crescendo tre figlie. Pensavo che badare a dei nipotini fosse diverso e di fatto lo è. Stranamente, provi emozioni ancora più intense, viscerali. Quando la figlia di tua figlia afferra per la prima volta il tuo dito con la sua piccola mano, avverti un’emozione devastante, mai provata prima. In realtà non è vero, hai già vissuto quel momento come padre o madre. Il fatto è che tu non sei più la persona che eri quando tenevi in braccio tua figlia. Adesso sei diverso, più vecchio, più esperto e provato dalla vita. Quel gesto semplice ma profondo che un tempo ti commosse ed esaltò, oggi ti scardina, ti fa cadere dal piedistallo, abbatte le tue fortificazioni, ti fa tornare docile. Credo sia questa la differenza fondamentale; come genitore hai l’obbligo di comportarti da adulto, come nonno hai la facoltà di tornare bambino e quindi fragile pur nella tua sicurezza, ingenuo pur nella tua concretezza, arrendevole pur nella tua fermezza. Sam Levenson, un umorista americano del XX secolo, ha scritto: “I giocattoli più semplici, quelli che anche i bambini più piccoli riescono a usare, vengono chiamati nonni”. Ha ragione. Quando i miei nipotini s’incollano a me e infieriscono su di me come se fossi di gomma, capisco di essere un giocattolo fantastico per loro. Capisco che il legame fra i nonni e i nipoti è un filo d’oro che non si spezzerà mai. Per me, è così che funziona. I miei nonni continuano a vivere nel mio cuore, il loro ricordo mi è di grande conforto nella vita e cerco di essere come loro. 
Ho parlato di rivoluzione copernicana e voglio precisarne gli effetti sulla mia persona. Diventare nonno ha significato acquisire una visione della vita di tipo eliocentrico. Tradotto in parole povere vuol dire che ho smesso di essere il centro della galassia per iniziare a ruotare intorno al sole. Inutile specificare che il mio sole sono le mie tre nipotine Deva, Maya e Ariel e il mio ometto Theodore, per tutti Teddy Bear. Sono entrati nella mia vita come un vento fresco e carezzevole, latore di benessere e armonia. Ecco cosa accade quando diventi nonno; il tuo modo di pensare e agire cambia e avviene una metamorfosi. Ti trasformi in un essere umano diverso rispetto a quello che eri. Io, ad esempio, una volta consapevolizzato il mio nuovo ruolo esistenziale, ho revisionato anche la mia vita. È come se finalmente avessi compreso il senso della vita stessa e mi fossi adeguato a questa rivoluzione. Avere dei nipotini cui donare amore e conoscenza, sicurezza e gioia, non può che modificare la tua scala dei valori. Ti accorgi che il tempo delle ambizioni e della competizione è finito, che non vale la pena arrabbiarsi né lamentarsi in continuazione, che accontentarsi è meglio, che la nostra unica ricchezza sta nel ricordo che lasceremo di noi. Ai nostri nipoti, soprattutto. Per questa ragione, diventi più calmo, più sereno, più filosofo. Forse, avere dei nipotini è la scorciatoia per la vera sapienza, che difficilmente puoi raggiungere solo attraverso i libri, i viaggi e le esperienze di vita. Non tutti i nonni sono uguali, sia chiaro. Immagino che ne esistano di insopportabili, così come esistono i nipotini pestiferi che avresti vogli di mettere in un sacco e far rotolare giù dalla china. Ma nulla è frutto del caso. 
Domani, giornata in cui ricorre la festa nazionale dei nonni, istituita nel 2005, e insieme la festa degli angeli custodi (è un caso?), sarebbe bello se tutti i nonni e le nonne del mondo si unissero in un ideale abbraccio. L’energia che tale abbraccio produrrebbe sarebbe così corroborante da riportare un po’ di sano entusiasmo nel consorzio umano. E se tutti i nonni e le nonne del mondo sorridessero come quando il loro nipotino sussurra “ti voglio bene”, uno tsunami d’amore travolgerebbe le barriere della diffidenza e dell’intolleranza che i popoli hanno eretto. È solo un sogno, purtroppo. Pensare che a governare il pianeta sia un senato composto da nonni che mettono al primo posto il bene di chi si ama è un’utopia, ciò nonostante nulla ci vieta di sperare che i nuovi bambini, molti dei quali sono speciali, possano avere nonni altrettanto speciali. Nonni capace di mettere a dimora nei nipoti semi di luce.

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