venerdì 20 febbraio 2015

Il matrimonio omosessuale è un cavallo di Troia

Per quanto la nostra società sia alla deriva e il relativismo stia contagiando la popolazione italiana, sprofondandola nel caos etico e culturale, ogni tanto si tira il fiato e ci s’illude di potere arginare la decadenza che molti hanno il coraggio di definire “progressismo”. Nella fattispecie, mi riferisco a un fatto di cronaca piccolo piccolo ma insieme eclatante. Il prefetto di Milano ha nominato un commissario ad acta che ha cancellato la trascrizione dei tredici matrimoni omosessuali celebrati all’estero fatta dal sindaco meneghino Giuliano Pisapia. Apriti cielo! La decisione del prefetto è stata definita un atto oscurantista e provocatorio dalle lobbies gay. Non è, per altro, il primo caso. Il 29 ottobre 2014, un commissario ad acta del prefetto di Udine aveva cancellato la trascrizione del matrimonio omosessuale contratto all’estero da una cittadina friulana. Forse che i prefetti sono omofobi? Non credo, mi pare si limitino a rispettare le leggi della Repubblica Italiana, a differenza di certi sindaci che si credono onnipotenti e “moralmente superiori”. La Legge è chiara: l’unico matrimonio contemplato è quello fra coniugi di sesso diverso. A scanso di equivoci, la Consulta ha ribadito che “le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio” (ordinanza del 22 luglio 2010 n° 276) e recentemente (9 febbraio 2015) la Cassazione ha ribadito un NO secco alle nozze gay. La Suprema Corte ha infatti detto chiaramente che “il vincolo del matrimonio non va esteso agli omosessuali”. Purtroppo per Pisapia e gli iconoclasti del matrimonio tradizionale, in Italia vige ancora il rispetto del diritto romano. 
A tale proposito, vorrei ricordare che la parola matrimonio è di origini latine ed è formata da mater (genitrice) e munus (compito, dovere), da cui si evince che il matrimonium è inteso come un legame in cui la figura femminile è imprescindibile, un’istituzione atta a rendere legittimi i figli nati dall’unione di una donna e di un uomo (al quale spettava, come contraltare, il patrimonium, cioè il dovere di provvedere ai figli e al sostentamento della famiglia). Ne consegue che la parola “matrimonio” può indicare solo l’unione fra individui di sesso diverso. Utilizzarla diversamente, per accreditare unioni anomale, privi di una mater, ad esempio, o con due matres, è un atto di forza finalizzato a scardinare la linguistica oltre che il buon senso, l’etica e tradizioni millenarie. In sostanza, il cosiddetto “matrimonio omosessuale” è una forzatura, un tentativo di imporre con il grimaldello una anormalità. Mettere sullo stesso piano una coppia eterosessuale e una omosessuale è assurdo. Credo sia giusto e sacrosanto che le coppie omosessuali non siano discriminate ma tutelate, tuttavia dovrebbero rinunciare alla pretesa di unirsi in matrimonio, accontentandosi di vedere sancita e protetta dalle leggi la loro unione. Purché sia chiamata “unione”, perché non è nulla di più. 
Personalmente, se fossi gay, mi sentirei soddisfatto se la mia relazione affettiva fosse sancita dalla Legge e “vidimata” da una celebrazione come la “benedizione delle convivenze” in uso nell’ebraismo riformato o liberale, che non ha la pretesa di scimmiottare il matrimonio pur consacrando il vincolo davanti a Dio. Agli omosessuali non serve la parodia del matrimonio, ma una benedizione. E serve uno Statuto che riconosca le coppie di fatto. Sarebbe imperdonabile cedere alle pressioni delle forze politiche, mediatiche, culturali e finanziarie che non sanno distinguere tra progresso e dissolutezza e perciò premono perché anche in Italia, come in altri Paesi, un nuovo ordinamento giuridico riconosca ed equipari il matrimonio gay a quello canonico. A che scopo, mi domando? La risposta è ovvia. In realtà, ai promotori del matrimonio gay non importa nulla dei gay. Da anni, i contorti opinion makers stanno manipolando l’opinione pubblica, sottoponendola a una forte pressione, così da cambiare il comune sentire nei confronti dell’omosessualità, renderla legittima e premiante. Lo scopo di questo cambiamento di paradigma è indebolire e distruggere i valori portanti (come la famiglia), indebolire i legami sociali, anestetizzare le menti e rendere la massa umana confusa, debole e vulnerabile. Il matrimonio gay è una pedina fondamentale di questa subdola strategia, costituisce, infatti, il passepartout per la diffusione dell’omogenitorialità, che priva il bambino della necessaria complementarietà genitoriale data dal fatto di avere un padre di sesso maschile e una madre di sesso femminile. Un bambino con due papà o due mamme ha buone probabilità di diventare un adulto confuso in merito ai ruoli e alle identità sessuali, refrattario ai valori tradizionali ed estremamente vulnerabile e manipolabile. 
A questo punto, mi pongo alcune semplici domande. Il matrimonio è in crisi ovunque, perché i gay smaniano di sposarsi? I registri delle coppie di fatto sono vuoti, siamo certi che i gay siano così interessati a formalizzare il loro rapporto? Il matrimonio è, almeno sulla carta, un vincolo duraturo; perché i gay, le cui relazioni sono spesso fugaci e mediamentesi consumano in un arco di tempo di gran lunga inferiore a quello delle coppie eterosessuali, insistono per vedere affermato un patto di stabilità ed esclusività? Ognuno può azzardare le risposte che meglio si adattano alla propria taglia. Da parte mia, posso solo avanzare l’ipotesi che i gay siano strumentalizzati da chi li sta usando per scardinare il sistema. Un omosessuale equilibrato e convinto delle proprie scelte non ha bisogno di sposarsi per essere felice, ha semplicemente bisogno di essere compreso, accettato e tutelato. I suoi veri nemici non sono gli omofobi ma i falsi paladini della sua causa, gli ipocriti che sventolano le insegne giacobine del matrimonio gay per conquistare e abbattere quella che considerano una Bastiglia, cioè la sacralità del matrimonio e l’istituto della famiglia. Mi sembra una prospettiva così chiara e desolante che non riconoscerla è impossibile. 
Purtroppo, i gay sono i primi a non rendersi conto che il matrimonio omosessuale è un infido cavallo di Troia. E quando Troia sarà in fiamme, anche loro ne pagheranno le conseguenze.

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