venerdì 3 aprile 2015

Tenerife, l'isola dell'eterna primavera

Probabilmente, Tenerife è la più bella delle Canarie, un tempo conosciute come “Isole Fortunate”. Di fortune, Tenerife ne ha ricevute tante, e ciò spiega perché sia considerata un paradiso turistico, in special modo dai britannici, dai tedeschi e dagli scandinavi, che l’amano tantissimo e la frequentano dodici mesi all’anno, avendo appreso l’arte di vivere al golpito, “a colpetti”, come dicono i locali, cioè con calma.  In effetti, delle molte definizioni che le si possono incollare come un’etichetta, la più probante è quella climatica. Tenerife è l’isola dell’eterna primavera e perciò seduce gli amanti del tepore perenne; la temperatura media annuale oscilla intorno ai 20°C e le condizioni meteorologiche la rendono simile a un’incantevole e accessibile Shangri-La. In realtà, la conformazione dell’isola, dominata dalla presenza ingombrante del Teide, che con i suoi 3.718 m. sul livello del mare è la più alta vetta di Spagna e di tutto l’Atlantico, è tale per cui essa appare divisa in due habitat molto diversi. Come un Giano bifronte, Tenerife mostra a Nord un volto perlato di umidità, grazie alla vegetazione ricca e rigogliosa, e a Sud un’espressione secca, arida, che evoca lande desertiche. E mentre a mezzogiorno splende quasi sempre il sole, a settentrione le nuvole restano impigliate nelle montagne e il paesaggio, ricco di picchi e forre, suggerisce suggestioni mitteleuropee. Insomma, mari e monti, in un assortimento che gratifica il turista con le ciabatte infradito ai piedi e l’escursionista con lo zaino in spalla. 
Gli antichi pensavano che Tenerife fosse la sede dei Campi Elisi, dove gli dei inviavano le anime degli eroi caduti in battaglia. I Guanci, la popolazione troglodita che viveva sull’isola (per lo più all’interno di grotte) quando arrivarono i colonizzatori spagnoli, erano invece convinti che fosse la porta dell’Ade. Si riferivano, ovviamente, al Teide, il maestoso vulcano la cui sagoma domina l’isola. Lo chiamavano Echeyde, che nella loro lingua significa “Inferno” e pensavano che all’interno del cono vulcanico vivesse il demone Guayota. Il Teide è una sorta di Olimpo quasi sempre coronato da nubi e scosso dagli alisei di NO e NE, di cui è il severo spartivento. La vetta è raggiungibile con una teleferica, ma solo quando le condizioni meteo lo permettono. Spesso è innevata, ragion per cui i romani chiamava l’isola, Nivaria. La sagoma dell’immane caldera vulcanica, dominante su un paesaggio lavico dal sapore lunare, è così impressionante da spiegare il fatto di avere forse ispirato il mito di Atlante, il titano che secondo Esiodo fu costretto da Zeus a reggere la volta celeste. In effetti, vulcano a parte, i miti abbondano sull’isola e anche i misteri. Il più affascinante è alimentato dalla presenza di sei piramidi a Guimar. Furono scoperte dal famoso esploratore-ricercatore norvegese Thor Heyerdahl e sono un grosso punto interrogativo. Chi le ha costruite e perché? Osservandole, trova credito l’ipotesi che le Canarie siano ciò che rimane di Atlantide. Ma questa è un’altra storia. 
Va da sé che le spiagge siano una della maggiori attrattive di Tenerife. Ce n’è per tutti i gusti. Molti preferiscono le spiagge tradizionali, di sabbia fine, e le più belle si trovano nel comprensorio della costa di Adeje, dove ci sono le sfavillanti Los Cristianos e Las Americas, un agglomerato di alberghi e negozi grandifirme, un paseo favoloso (è la passeggiata a mare senza ostacoli più vasta d’Europa) e lussuosi centri commerciali, oppure presso il capoluogo Santa Cruz de Tenerife (stupenda la popolare Playa de Las Teresitas, composta di sabbia dorata importata dal Sahara). Personalmente, amo molto le due spiagge ventose che si trovano a Granadilla de Abona e sono divise dalla Montana Roja, cioè la Playa de El Medano e la Tejita. Entrambe molto estese e poco frequentate, esaltano il senso della libertà e l’intimità con la natura e il mare. Ci sono altre spiagge imperdibili, come la deliziosa El Bollulo dalle acque incontaminate e la Playa de Benijo, la spiaggia di morbida sabbia nera più suggestiva del mondo. La si raggiunge a piedi, grazie a una scalinata di 300 m., dopo avere attraversato in auto le montagne di Anaga, in un tourbillon di paesaggi mozzafiato. Il luogo è surreale. La spiaggia è fatta di morbida sabbia vulcanica, ma non quella silicea. È una sabbia scura, intrisa di inchiostro di seppia. Qui, nella desolazione, il mare in perenne burrasca e il vento sono scatenati e il cuore batte forte, improvvisamente consapevole della potenza della natura e della finitezza umana. All’improvviso, come in una rivelazione finale, si subisce increduli il micidiale, selvatico duello fra ragione e sentimento. Qui si vorrebbe restare per sempre e da qui si vorrebbe fuggire senza voltarsi. 
Le attrattive di Tenerife sono così tante che non basterebbero dieci cartelle per descriverle tutte. Ognuno può scegliere a secondo dei propri gusti. Si va dai numerosi e immaginifici parchi di divertimento e acquatici, dove confluiscono le masse turistiche, alle bellissime escursioni in barca per vedere le balene e i delfini. Si prosegue con le gite ed escursioni naturalistiche e al primo posto metto ex-aequo le montagne di Anaga, la valle di Masca e l’Isla Baja. Quest’ultima consente al turista di prendere confidenza con le piscine naturali, un concetto diffuso nella parte settentrionale dell’isola, dove le coste sono per lo più frastagliate e il bagno in mare poco raccomandabile a cause delle onde e delle forti correnti. Le acque oceaniche sono state perciò intrappolate in pisce naturali, dinamiche, spumeggianti. Si resta incantati presso quelle note come El Calaton nel piccolo borgo di Garachico, che fu parzialmente distrutto dalle ultime eruzioni del Teide, avvenute nel 1703 e 1706. Non si può rimanere indifferenti neanche al cospetto delle piscine più grandi dell’isola, il vasto complesso del Lago Martianez. Si trova a Puerto de La Cruz, forse la città più bella dell’isola. È qui che è nato il mito della Tenerife turistica ed è qui che palpita l’anima più elegante ed esclusiva. Rispetto a Los Cristianos-Las Americas, paragonabili a Rimini-Riccione, Puerto de La Cruz è meta di un turismo più tranquillo e sofisticato. Il suo giardino botanico vale da solo una visita, così come il Loro Parque, un’oasi naturale che TripAdvisor ha eletto attrazione n°1 di Tenerife in virtù delle recensioni popolari. Il bello di Tenerife, tuttavia, è che il viaggiatore automunito può scoprire decine di angoli, curiosità e luoghi indimenticabili, alcuni dei quali davvero suggestivi. Penso a La Orotava e San Cristobal de la Laguna, due splendide città dove è ancora possibile respirare quell’ambientazione coloniale spagnola che a me evoca l’immagine di Diego de la Vega, alias Zorro. Ma penso anche a Candelaria, dove sorge la basilica di Nostra Signora, fulcro della devozione religiosa dei tinerfeños, o a una località semisconosciuta, fuori dagli itinerari turistici, come Abades. Si trova sulla costa orientale, presso il faro della punta di Abona. Lì, su un terreno brullo e deserto, troneggiano molti caseggiati abbandonati da tanto tempo. Facevano parte di un centro sanatoriale, poi divenuto caserma, dominato dallo scheletro di una chiesa vuota. Fu un luogo di sofferenza e oggi il vento che soffia fra questi edifici fatiscenti fa venire i brividi. Si dice che lì vivano i fantasmi, un bambino e un vecchio. Non li ho incontrati. Ma ho incontrato tre vagabondi con il loro cane. Tenerife è anche questo. I colori e i suoni ubriacanti,  il sabor canario, la prosperità e l’allegria da una parte. Il senso del vuoto, della solitudine e dell’eterna primavera minacciata dai grandi cambiamenti climatici (e sociali) in atto sul pianeta.

2 commenti:

  1. Se il narratore ha visitato Tenerife ,Io sono stato sulla Luna

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non dubito che lei sia stato sulla luna, come Astolfo. Ci ritorni, ma questa volta non per recuperare il senno dell'Orlando furioso ma il suo.

      Elimina