mercoledì 10 giugno 2015

La Madonna di Medjugorje non farà una piega


Fra poco sapremo. La commissione d’indagine del Vaticano sui fatti di Medjugorje ha tirato le somme e il cardinale Ruini, che ha presieduto la commissione istituita da Benedetto XVI nel 2010, ha consegnato al Papa e al Santo Uffizio le conclusioni, cioè l’esito delle indagini. Sapremo, dunque, se la Chiesa riconosce le apparizioni di Medjugorje o se prende le distanze dal chiacchierato fenomeno. Difficile ipotizzare il risultato, come nelle sfide sportive più incerte. Ma qui, di certezze ce ne sono parecchie. La prima è la longevità, invero sospetta, del circus fideistico sorto in una piccola località della Bosnia ed Erzegovina dove da 34 anni la Madonna ha fondato una proficua enclave. La seconda è la tradizionale, cronica diffidenza di Roma verso Medjugorje. La terza, le parole di Bergoglio, che inquietano gli ultras della Gospa (“La Signora”), i devoti della Madonna no limits. Quando il Papa si è recato a Sarajevo, si è guardato bene dal fare un salto a Medjugorje. In più, nelle ultime ore si è lasciato scappare frasi ambigue, richiami a una identità cristiana non annacquata, che non ha bisogno di emissari, cioè di veggenti. Al momento, si prevede che i filomedjugorici resteranno delusi quando Francesco emetterà la sentenza. Speriamo. 
Già, io lo spero perché sono fra quelli che al solo sentir parlare di Medjugorje avvertono un fastidioso prurito. Sono convinto, infatti, che Medjugorje sia un gran Barnum della fede cattolica più ingenua e conservatrice, un baraccone tenuto in piedi artificiosamente per alimentare il business. Non serve che io riassuma i concetti e i fatti principali della questione; mi limiterò a dire che dal 24 giugno 1981, il giorno in cui avvenne la prima apparizione sulla collina Crnica, fino ad oggi, la Madonna ha rovesciato sui fedeli fiumi di parole da cui è difficile evincere un messaggio veramente efficace, un insegnamento innovativo, una rivelazione epocale. Se dovessimo riassumere i 34 anni di onorata carriera della Gospa, una “Madonna chiacchierona”, come la definì lo scrittore cattolico Vittorio Messori, potremmo farlo all’insegna di questo suo ultimatum salvifico: “Pregate, gente, pregate!”. Sarebbe stato più utile chiedere alla gente di fare il bene. 
All’inizio, i veggenti erano sei. Tre hanno mollato per lo sfinimento ma pare che tre continuino a ricevere i messaggi della Madonna ogni giorno, alla stessa ora, e una di loro diffonde il messaggio pubblico il 24 di ogni mese. Il vero miracolo, a mio avviso, è la perseveranza dei protagonisti superstiti, la loro precisione e imperturbabilità svizzera, e non saprei dire quanto essa sia pura e disinteressata. 
Ma qualcosa posso dirlo e non perché io intenda giudicare o sia prevenuto. Voglio esprimere un parere fondato su un’esperienza personale che ho deciso di condividere e che ogni mio lettore potrà valutare serenamente. La mia curiosità culturale e spirituale mi indusse a compiere un pellegrinaggio a Medjugorje nel febbraio 2001. Mi trovavo lì con la famiglia il giorno dell’apparizione e invano cercai il luogo in cui i veggenti avrebbero dovuto ricevere e comunicare il messaggio mensile della Madonna. Con mia grande sorpresa, scoprii che in quel luogo gelido e innevato non c’era nessun veggente. Le uniche presenze erano costituite da un centinaio appena di pellegrini, alcuni venditori di souvenir e qualche prete. Le pensioni erano vuote, le pizzerie pure. Quando chiesi spiegazioni a un frate dall’aria severa fui trattato come se avesse riconosciuto in me una spia del KGB. La mia insistenza nel chiedere dove fossero i veggenti e dove veniva ricevuto il messaggio, provocò accuse e minacce sgarbate da parte sua. Infine, quando scoprii che la Madonna stava consegnando il suo comunicato stampa a una veggente nella sua casa di Monza, in Italia, e che da lì, complice Radio Maria, sarebbe stato diffuso Urbi et Orbi, mi sfuggì una risata isterica. Avevo sfidato le tormente di neve per recarmi in macchina a Medjugorje quando avrei potuto fare un salto in Brianza e chiedere di Marja Pavlovic. Non ci misi molto tempo a maturare l’idea che Medjugorje fosse uno specchietto per le allodole, un marchingegno per fare soldi, e che le millantate apparizioni siano virtuali. Di una cosa sono certo: la Madonna non appare più ai veggenti da molti anni (ammesso e non concesso che in passato sia apparsa) ma la grande macchina della propaganda e degli affari non conosce soste. In sostanza, la Vergine bosniaca è cartonata, viene tenuta in vita per portare linfa alla chiesa locale, attraverso i pellegrini e l’indotto, e ai faccendieri della fede. 
Ma perché fingere che le apparizioni siano ancora in corso? Non sarebbe comunque possibile campare sul passato, come fanno dignitosamente Lourdes e Fatima? Perché Medjugorje vuole entrare a tutti i costi nel Guinness dei Primati? Come avrete capito, forte di una esperienza diretta e della delusione che provai nello squallido emporio sorto ai piedi della collina dei miracoli, ritengo che Medjugorje sia un inganno. Ciò non significa, però, che lo fosse nel 1981, quando tutto ebbe inizio. Anzi, io credo che gli esseri umani possano canalizzare le energie dell’universo e farsi mediatori fra la dimensione terrena e quella sovrannaturale. Quello che mi disturba è l’integralismo, il fanatismo religioso, la facilità con cui sono strumentalizzati i fenomeni carismatici e la falsa ingenuità di chi ci va a nozze. Ora, sono certo che le mie parole possono urtare la sensibilità di chi è devoto della Madonna e non prende minimamente in considerazione il fatto che forse la “Vergine delle sei meno un quarto” non ha più ragione di ripetere in modo parossistico le stesse, brevi frasi di circostanza. E che diamine, avrà pure qualcos’altro da fare, no? Tuttavia, il mondo è cambiato e pure l’energia. Siamo entrati in una nuova era e anche la new age perde i colpi. È tempo di fare un salto di qualità e lacerare i veli dell’ignoranza, di superare gli schemi dettati da dogmi e liturgie, per riscoprire una religiosità che ci riporti a contatto dell’anima mundi, di una spiritualità che favorisca il risveglio della coscienza e la crescita interiore. Ma ciò, sia chiaro, non significa necessariamente rinunciare alla propria fede, qualunque sia. Significa, invece, affrancarsi dalle parole che cadono dall’alto come editti, ristabilire la connessione con il divino che è dentro di noi, nutrire la propria anima. Non abbiamo bisogno di Madonne che ci chiedono di recitare il rosario o di veggenti che fanno da cassa di risonanza. Abbiamo bisogno di trasformarci a nostra volta in canali puliti dove scorre l’amore, la compassione, la bontà. Io la penso così e ovviamente non posso pensare bene di Medjugorje, un luogo che molti hanno descritto pieno di luce ma che a me ha fatto una pessima impressione, e che perciò associo all’oscurantismo. Ciò nonostante, rispetto chi ha un’opinione diversa dalla mia e apprezzo la buona fede e la speranza di chi cerca le grandi risposte esistenziali. Con l’augurio, ovviamente, che le possa trovare. 
Fra poco il Papa dirà la sua e scoppieranno le polemiche. Comunque vada, scommetto che gli affari continueranno ad andare a gonfie vele a Medjugorje e che la Madonna non farà una piega.

1 commento:

  1. la pastorizia sta scomparendo , e non ci sono più i pastorelli di una volta ..
    ora hanno tutti il cell
    evve gatto brutto nico

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