martedì 25 agosto 2015

I tre fattori critici che favoriscono la nascita dell'Europistan

La Storia insegna che dalle invasioni militari ci si può difendere. Col tempo, la forza propulsiva degli invasori finisce per affievolirsi, stimolando la reazione di chi è stato invaso. A meno che non si tratti di vere e proprie invasioni di massa, cioè le grandi migrazioni. In questo caso, resistere è quasi impossibile. La storia del genere umano è segnata dagli spostamenti delle masse, causati principalmente dalle guerre e dai cambiamenti climatici, dall’intolleranza socio-religiosa e da ragioni di sopravvivenza. La fine dell’era glaciale comportò le prime grandi migrazioni storiche, cui seguirono quelle dei semiti e degli indoeuropei nel II millennio a.C. Le invasioni barbariche del V secolo ebbero l’effetto di stravolgere il mondo civile, così come la colonizzazione dell’America e dell’Oceania causarono lo sterminio dei nativi. Oggi assistiamo, basiti, alla versione contemporanea delle invasioni barbariche. L’Europa è assediata e invasa da orde di migranti famelici come cavallette provenienti principalmente dall’Africa e dal Medio Oriente. Sciami sempre più massicci e destabilizzanti di esseri umani, per lo più di fede musulmana, si abbattono sulle regioni europee minando il tessuto socio-economico e culturale. L’Europa, mai così imbelle e inerme nel corso dei secoli, s’interroga su come arginare il fenomeno e s’illude di porvi rimedio con palliativi inefficaci. Dopo avere flirtato con l’integralismo islamico, convinta ancora oggi che l’accoglienza sia la soluzione migliore, l’Europa disunita si sta arrendendo, trasformandosi lentamente ma gradualmente in Europistan. Sono stati commessi troppi errori, purtroppo irreparabili, e temo che il destino del vecchio continente sia segnato. Fra mezzo secolo, saremo ospiti sgraditi in casa nostra. Ma si potrà parlare ancora di “casa nostra”? Le nostre tradizioni, le nostre leggi e regole, la nostra cultura potrebbero essere un ricordo sbiadito. Mi chiedo perché l’Europa che seppe riconquistare l’Andalusia moresca e fermò i turchi non è in grado di attuare valide contromisure all’invasione del XXI secolo? Perché si sta suicidando, complice l’abulia dei suoi cittadini? 
Credo che il punto critico sia la natura etico-ideologica dell’Europa, che è democratica, cristiana e progressista. Per capire la nostra apocalisse, resa ancora più evidente in questi giorni dal susseguirsi degli sbarchi sulle coste italiane e sulle isole greche, dai flussi dei profughi siriani che premono ai confini della Macedonia, dalla crescita dell’Isis e dei Fratelli Musulmani fino all’infiltrazione capillare dei terroristi nel mondo civile, occorre riflettere su questi tre fattori di debolezza, cioè la democrazia, il cristianesimo e il progressismo. Sono le cause primarie della nostra squallida resa. La democrazia ci rende molli, vulnerabili e impotenti. Non siamo in grado di agire con la fermezza che servirebbe per fronteggiare l’emergenza. Intendiamoci, alcuni paesi europei ci provano. Gli spagnoli, ad esempio, usano deterrenti efficaci, in sostanza le maniere forti contro i clandestini. L’Ungheria ha deciso di erigere un muro con la Serbia per fermare gli immigrati. Altre sono impotenti. L’Italia, sta addirittura calando le brache. D’altra parte, un paese che ha abolito il reato di clandestinità e invia le proprie navi a soccorrere i migranti nelle acque territoriali libiche, ha, di fatto, legittimato l’invasione. “Venghino signori, venghino nel paese del Bengodi.” La democrazia ci impedisce di usare la forza quando servirebbe, di sradicare il fondamentalismo, di punire chi sbaglia. A scandalizzarmi non è l’arrivo di decine di migliaia di profughi disperati (e altrettanti delinquenti) ma l’impotenza delle nostre forze dell’ordine, l’ottusità dei magistrati che hanno abolito la certezza della pena, l’imbecillità dei governanti che negano l’evidenza dei fatti. In verità, ho il dubbio che non si tratti di imbecillità ma di cattiva fede. Sospetto che il falso buonismo nasconda grossi interessi economici, che la debolezza non sia causata dalla miopia ma da secondi fini. La democrazia, da sempre punto di forza e motivo d’orgoglio dell’Occidente, ha reso possibile il cavallo di Troia. Chi l’ha costruito? Sono convinto che ne sia responsabile la Turchia di Erdogan. La Turchia, e in via subordinata Tripoli, è il regista occulto della guerra dei migranti contro l’Europa. La Turchia che aspira a entrare nella comunità Europa e intanto arma e finanzia il fondamentalismo e inonda i litorali e le isole del Mediterraneo con clandestini che non hanno alcuna volontà d’integrarsi nei paesi in cui sono accolti ma solo il desiderio di restare ai margini e creare scompiglio, di stravolgere il nostro status sociale e religioso. 
A proposito di religione, mi pare evidente che il cristianesimo sia un fattore di fragilità cronica al pari dei sistemi di governo democratici. La nostra adesione a una fede che ci richiama alla misericordia, alla solidarietà e alla fratellanza (concetti che non critico, salvo quando mettono a repentaglio la nostra libertà e sicurezza) ci rende incapaci di agire con la giusta determinazione. Mi limito a considerare che aiutare una famiglia di profughi siriani giunta stremata sul territorio nazionale è accettabile, anzi doveroso, ma restare indifferenti di fronte a migliaia di fancazzisti arrivati col barcone che passano il loro tempo con la sigaretta in bocca e digitando su telefonini ultramoderni, e che danno in escandescenza perché nel piatto (su cui sputano) trovano il risotto alla milanese anziché il cous cous, è da coglioni. Forse il punto è questo; noi cristiani siamo dei coglioni. Porgiamo l’altra guancia invece di assestare un ceffone quando è il caso. Anche qui, come possiamo porre rimedio a un vizio ancestrale? Il Papa non gradisce le alzate di scudo, invita il suo gregge a rimanere mansueto. E così, fedeli alla vocazione cristiana al martirio, abbiamo deciso di risparmiare al lupo la fatica di azzannarci. Gli stiamo porgendo la giugulare. Ci piace l’idea di finire sulla croce? 
La terza causa della debolezza dell’Europa, e nella fattispecie la mollezza assoluta del Bel Paese, è il progressismo. Confesso che non sopporto i progressisti, e non perché a volte mi capita di ragionare come un conservatore. Il progressista guarda sempre avanti anche se non vede niente e nel considerare vecchie e inutili tutte le idee preesistenti si limita a imporre concetti destinati a rivelarsi mali nuovi. Ebbene, i progressisti europei, soprattutto i radical chic di sinistra che usano l’ipocrisia e il falso buonismo per imporre agli altri le proprie idee, spesso malsane, sono i fiancheggiatori dei nuovi barbari invasori. Li coccolano e li usano, ma inconsapevolmente finiscono per essere usati. Non so se definirli mentecatti, traditori della nostra civiltà o giocolieri. Non mi stupirei se in futuro la Storia ci offrisse una versione sorprendente dei tempi in cui viviamo. Può darsi che fra un secolo, sui libri scolastici si leggerà che la nascita dell’Europistan fu resa possibile dal fallimento dell’Europa democratica, cristiana e riformista e che furono proprio i riformisti, collusi coi plutocrati che tramano per imporre il Nuovo Ordine Mondiale, a consegnare il vecchio continente al caos.

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