mercoledì 28 ottobre 2015

La carne fa male alla salute. Ma va?

Devo premettere che sono vegetariano principalmente per motivi etici e non salutistici, per quanto la conoscenza degli “effetti collaterali” del cibarsi di cadaveri animali abbia contribuito non poco alla mia scelta. Tuttavia, il fatto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) abbia avuto il coraggio di squarciare il velo di Maya che offusca la verità e rallenta il processo di conoscenza, e quindi la consapevolezza umana, mi ha reso euforico. Era ora di mettere in piazza una questione così delicata e primaria per il benessere del genere umano. 
Per me e per i 4,5 milioni di vegetariani che vivono in Italia, cui vanno aggiunti non meno di 500.000 vegani (l’8% della popolazione), è una soddisfazione assistere in queste ultime ore allo sbalordimento di tanti carnivori – che pare siano stati colpiti da un treno in corsa – e alla confusa, perplessa e a volte isterica reazione di alcuni medici, figure politiche e operatori del settore alimentare i cui interessi economici vacillano. A costoro voglio dire: rassegnatevi. Mettetevi il cuore in pace perché la coscienza è in fase di risveglio e il mondo sta cambiando. Le certezze e le cattive abitudini di un tempo sono crollate o prossime a crollare. Che vi piaccia o no, non potete farci nulla.
Ricordo che quand’ero piccolo il tabagismo era diffusissimo e la gente fumava ovunque, ostentatamente, anche in faccia ai bambini. Chi l’avrebbe detto che un giorno il fumo sarebbe stato proibito praticamente ovunque e che sui pacchetti di sigarette sarebbe comparsa l’avvertenza “il fumo uccide”? Nonostante le forti resistenze economiche e politiche delle holding del tabacco, il mondo ha capito che fumare fa male alla salute e sono stati presi seri provvedimenti per diminuire i rischi e le minacce. Lo stesso accadrà per il consumo della carne. Ci vorranno anni perché la gente comprenda che nutrirsi di cadaverina e putrescina animale nuoce alla salute e provoca il cancro e le malattie vascolari. Le industrie alimentari e i loro fiancheggiatori cercheranno di rallentare il calo delle vendite e dei consumi di carne. Ma sarà tutto inutile. La paura più ancora della consapevolezza seminerà dubbi, determinerà decisioni e iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica, produrrà un nuovo stile di vita, partendo dagli asili e dalle scuole. Le generazioni future considereranno la carne un retaggio dei tempi preistorici. Dapprima si tornerà all’idea che bisogna mangiare poca carne, come accadeva fino a mezzo secolo fa. Poi si comprenderà che è opportuno non mangiarla. Evviva! Sorrido all’idea che i McDonald si svuoteranno, a meno che non si convertano alla dieta mediterranea, vegetariana o vegana. 
La notizia che la carne rossa e insaccata è fortemente nociva per la salute e la carne in generale fa male perché è piena di sostanze tossiche che l’animale avrebbe eliminato attraverso l’urina e che invece l’organismo umano assimila, non cambierà le abitudini di chi non rinuncerà mai alle salsicce o alla bistecca perché sono “troppo buone”. Che dire? Un poco li capisco. Anche a me piaceva il pollo arrosto e il filetto alla Bismarck, ma ci ho messo una pietra sopra quindici anni fa e posso sostenere per esperienza diretta che è valsa la pena rinunciare al gusto e ai sapori della carne in nome della salute. A tale proposito, voglio riferire un episodio narrato da David Livingstone, già citato dal Professor Veronesi. Nel corso delle sue spedizioni africane, il celebre esploratore incontra un’anziana di una tribù antropofaga che morde con gusto il piccolo dito di un bambino. Livingstone prova orrore per la scena e interroga la donna cannibale, che stupita esclama: "Se sapesse comè buono!". Buono sì, ma anche salutare? 
Grazie al cambio del regime alimentare, ho rigenerato le mie cellule e adesso mi vanto di essere sano e in forma, con un sistema immunitario e valori eccellenti, ma anche meno aggressivo e nervoso. So per esperienza personale che non è facile smettere di mangiare carne. Non ci si limita a “perdere” per sempre certi sapori, si abbandonano abitudini, ricordi e agi. Eppure, alla luce delle scoperte scientifiche, delle informazioni sui veleni contenuti nella carne da allevamento e della verità rivelata, ci si dovrebbe armare di coraggio e fare come feci io molti anni fa. Il giorno in cui decisi di diventare vegetariano chiesi a mia moglie, che già lo era, di cucinarmi tutte le pietanza a base di carne che amavo. Volevo strafogarmi in una sorta di “Addio al cheirolato” (concedetemi il neologismo, dal greco cheiros, cioè carne). Mi accontentò e per alcuni giorni, mentre gustavo l’arrosto al latte, la chianina o un semplice sfilatino di pane e salame, facevo presente a me stesso che era l’ultima volta. Imprimevo nella memoria quei sapori particolari e li archiviavo come files di una vita che non mi apparteneva più perché avevo scelto di rispettare la vita degli animali e quindi di cambiare, essere diverso. Setti anni dopo la gran rinuncia, completato il ciclo di cambiamento della mie cellule, conservavo l’impronta mnemonica di ciò che ero stato ma non il rimpianto né la voglia di tornare indietro. Oggi, la sola idea di mettere in bocca una polpetta di carne o una fetta di prosciutto crudo mi provoca un fastidio che rasenta il disgusto. “Mi ripugna”, come dice il famoso oncologo Umberto Veronesi. Perché? A parte le ragioni morali e spirituali, perché il mio corpo si è disintossicato e purificato, obbedisce a nuovi paradigmi che rendono inaccettabile  l’idea di ingerire non solo gli alcaloidi cadaverici ma anche gli additivi chimici di cui è imbottita la carne d’allevamento, fra cui gli ormoni anabolizzanti, la diossina, i nitrati e i nitriti, gli antibiotici e le altre porcherie usate per incrementare la resa ponderale degli animali. Poi ci si domanda com’è possibile che la carne sia cancerogena.
Ieri, un mio conoscente ha commentato le dichiarazioni dell’OMS con un “Ma va?” condito di incredulità, ironia e ignoranza. Ha aggiunto che non potrà mai fare a meno della costata fiorentina e del kebab. Mi spiace per lui. Si può rinunciare eccome, basta attivare il cervello e volersi bene. Si può fare a meno della trippa e delle salamelle, degli spiedini di carne e dell’arrosto di maiale, del Roast Beef e dell’agnello al forno. Basta volerlo. Basta considerare che ci sono molte e valide alternative alla carne. Quando mi chiedono come l’abbia sostituita, rispondo facilmente. Mi nutro (e gusto) con deliziosi manicaretti a base di legumi, glutine di grano, soia, funghi, cereali e farine cereali che nella sostanza, cioè sul piatto, si manifestano in forma di hamburger di ceci, cotolette di soia, scaloppe e arrosto di seitan, polpette di cereali e verdure, filetto di muscolo di grano, wurstel e salsicce di tofu. Con buona pace delle proteine animali, degnamente sostituite. Provare per credere, prima di giudicare.
Concludo questo mio breve commento, che non ha la presunzione di convertire nessuno ma solo di indurre a riflettere chi commisera i vegetariani e i vegani, riportando una battuta del comico Pino Caruso. Molti carnivori, addottrinati all’idea che la carne faccia sangue e sia un carburante energetico, sfoderano come extrema ratio la convinzione che “se mangi la carne diventi forte come un bue”. 
Peccato che il bue mangi solo erba.

2 commenti:

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  2. Io ti precedo, ma ti aspetto al varco per dventare vegano, vero amore?

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