sabato 13 febbraio 2016

La violenza è l'ultima spiaggia dei deboli


Ho appena letto la notizia che una signora di 71 anni, alla guida della sua automobile, è stata aggredita e presa a calci presso un semaforo da un uomo, più specificamente un motociclista. La tapina aveva osato suonare il clacson perché il semaforo era diventato verde e il motociclista non si muoveva. La reazione dell’uomo, che evidentemente ha considerato il colpo di clacson un grave insulto al suo Ego, è stata assurda, sproporzionata alla presunta offesa recatagli dalla donna. Si è avvicinato alla macchina, ha aperto la portiera e ha picchiato la malcapitata, che è finita al Pronto Soccorso. La variante, registrata in molti altri episodi simili, è bersagliare di pugni la vittima o ricorrere a un crick o una mazza da baseball per punirla. L’episodio è avvenuto a Como, la città in cui vivo. L’altro giorno, però, ho assistito a un episodio fac-simile a Sanremo. Un uomo è sceso dalla sua macchina e con fare minaccioso si è avvicinato all’auto che lo seguiva, guidata da una donna che lo incalzava suonando il clacson. L’uomo si è limitato a rovesciare sulla donna un intero campionario di insulti e ha dato alcuni colpi molto forti al finestrino e al parabrezza. La donna era terrorizzata e qualora l’uomo avesse aperto la portiera e l’avesse estratta sarei intervenuto senza pensarci due volte. Per fortuna, l’uomo ha controllato la sua violenza ed è ripartito senza infierire sulla potenziale vittima. 
Episodi di questo tipo sono divenuti ordinari. Capitano tutti i giorni e costituiscono un termometro. La nostra società ha la febbre alta. L’iperpiressia causa comportamenti belluini, inammissibili, assurdi. La violenza è ovunque e inarrestabile, forse perché è venuta a mancare la certezza della pena. Alcune forme di violenza sono odiose, come quelle contro le donne e i bambini. Altre sono lo specchio di un mondo in cui le regole sono saltate, al pari dei valori e dei principi morali. Tutto è lecito, tutto è giustificabile, anche il knockout game, la folle moda importata dagli USA di assestare un pugno a un passante sconosciuto. La violenza non è più solo una prerogativa dei giovani, che hanno sempre avuto il sangue caldo e poca saggezza, ma dilaga in ogni fascia d’età e socio-economica. E per quanto si possa affermare che l’aggressività è sempre esistita, non possiamo negare che il livello dell’asticella si sia alzato. Oggi la violenza è gratuita, contagiosa, senza freni. Esplode per un nonnulla. A causarla non sono più le grandi cause o le giuste ragioni. Basta una sciocchezza per generarla, come è successo al semaforo o si verifica al termine dei duelli stradali fra camionisti e automobilisti o a seguito di banali discussioni familiari. 
La violenza è sempre più selvaggia da quando il nostro Paese è stato invaso dai barbari e chi dovrebbe inibirla o punirla è stato disarmato e reso inoffensivo da magistrati che dimostrano ulteriormente la loro imbecillità punendo le vittime anziché i carnefici. Puoi subire violenza in casa tua ma non puoi rispondere per le rime. Se spari allo slavo o al tunisino che ti ha picchiato, ha violentato tua figlia e avvelenato il tuo cane, finisci nei guai. La violenza è tollerata solo se a praticarla sono i violenti, altrimenti è una grave colpa. Si corre in difesa di Caino e non di Abele. A volte penso che nella nostra società sia avvenuta una sorta di rivoluzione copernicana al contrario. La giustizia è debole con i violenti e i pezzi di merda, ma si diverte a colpire i giusti. 
Non serve che analizzi le molteplici forme di violenza, tirando in ballo quella negli stadi, che è un bruscolino in confronto a quella domestica, al bullismo nelle scuole, all’intolleranza e alla sopraffazione che regnano in ogni ambito sociale. Piuttosto, voglio chiedermi perché siamo diventati così violenti e intolleranti. Conosco la risposta, ma non mi basta. Non possiamo credere che l’aumento della violenza dipenda dalla frustrazione, dalla rabbia, dall’esasperazione cui siamo soggetti. Non si può giustificare la prepotenza e la cattiveria tirando in ballo l’alta pressione. Solo i coglioni possono fingere di credere che le bande di giovinastri o i gruppetti di extracomunitari fancazzisti commettono violenze perché sono disadattati. Finiamola di legittimare il comportamento degli stronzi, perché si comporterebbero da stronzi in ogni caso. Non è la povertà o la ricchezza a fare di un uomo una bestia. È la sua ignoranza, la sua malvagità, il suo rifiuto di comportarsi in maniera civile. Credo che una buona fetta del consorzio umano ami la violenza, ne sia affascinato. Non si spiegherebbe altrimenti il successo dei film che predicano la violenza, la esaltano. Pensate, ad esempio, alla lezione di un regista acclamato come Quentin Tarantino, la cui confessione è quasi un manifesto epocale. “La violenza mi eccita” ha detto il papà di Pulp Fiction e Kill Bill. Perché la violenza ci seduce? Sempre in ambito cinematografico, la risposta la suggerisce Alan Turing, il geniale matematico britannico protagonista del film The Imitation game. L’inventore di Enigma dice: “gli uomini amano la violenza perché dà una sensazione di piacere”. Occorre riflettere su questa verità. La violenza appaga il falso Ego, è una libidine, uno sfogo che può competere con l’orgasmo. È un momento indimenticabile, la soddisfazione della volontà di potenza, la deformazione del pensiero “cogito ergo sum”. 
Ecco il punctum dolens. La locuzione formulata da Cartesio si è corrotta. Per taluni, la certezza indubitabile di esistere, di essere qualcuno, non è nutrita dalla condizione di essere un soggetto pensante ma da quella di essere vivo grazie all’abuso della forza, fisica, verbale o psicologica. Molti si illudono di esistere solo in virtù della prevaricazione. La violenza, quando diventa la nostra ultima ratio, è una patologia. I violenti sono persone incapaci di ragionare. Ma ripensando alla frase di Isac Asimov “la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”, mi sento di suggerire una nuova interpretazione: La violenza è l’ultima spiaggia dei deboli. La verità è che i violenti si credono forti ma sono deboli. Non vanno ammirati ma compatiti. Ricorrere alla violenza significa non avere altri argomenti e mostrare agli altri la propria inconsistenza. Anche se il gesto violento può dare piacere, una falsa ebbrezza e l’illusione di valere. Anche le droghe fanno questo effetto, ma sono merda. Il violento è merda. Il violento che sfoga la propria debolezza su donne e bambini è sterco di vacca. Il prepotente che minaccia e umilia il debole è cacca di mosca. Chi fa uso della violenza per dominare gli altri e fare del male non si rende conto che la sua ultima spiaggia si trova su un’isoletta in mezzo all’oceano. Prima o poi metterà piede in acqua e scoprirà che c’è sempre qualcuno più forte e cattivo di lui. 
Ergo, finirà in bocca agli squali.

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