lunedì 25 aprile 2016

Barcellona, scenario di trame oniriche e suggestioni ipnotiche


Sarebbe alquanto riduttivo considerare Barcellona solo una città bellissima e di gran moda. In effetti, è lo scenario di trame incantevoli e intrighi mnemonici che si snodano su due piani paralleli che risultano spesso convergenti. Al primo corrisponde la splendida realtà urbanistica, nel secondo soffiano i venti dell’immaginario. In mezzo, risplende la Barcellona onirica di cui Gaudì fu l’ispirato cantore. Voglio cominciare dalla dimensione invisibile, che rende l’approccio a quella fisica più emozionante e cosciente. La città “Condal” è stata la fonte d’ispirazione di molti narratori, su tutti Miguel de Cervantes. È l’unica città reale citata nel Don Chisciotte, dove è definita  “luogo di cortesia, ostello per i forestieri, l’ospedale dei poveri, casa di coraggiosi, vendetta per gli offesi, punto di riferimento per grate amicizie, di una bellezza unica”. Ma è dal secolo XIX in poi che essa diventa un pensiero fisso in ambito letterario, la scena degli intrecci narrativi di Narcis Oller (La febbre dell’oro), Antoni Altadill (I misteri su Barcellona), Jean Genet (Diario del ladro), George Orwell (Omaggio alla Catalogna), Mercè Rodoreda (La piazza del diamante) e più recentemente Eduardo Mendoza (La città dei prodigi e Il mistero della cripta stregata), Manuel Vazquez Montalban (la cui penna ha creato l’investigatore Pepe Carvalho), Ildefonso Falcones (La cattedrale del mare) e Carlos Ruiz Zafon, che nei suoi bellissimi romanzi ha descritto una città viva e parlante, avvolta nel chiaroscuro, che “ti entra nel sangue e ti ruba l'anima”, come dice Fermín Romero de Torres verso la fine de L'ombra del vento Impossibile non amare la Barcellona di Zafon, che svela la sua anima segreta anche ne Il gioco dell’angelo, Il prigioniero del cielo e Marina. Peccato che i viaggiatori siano frettolosi e superficiali; visitare Barcellona dopo avere letto alcuni dei libri di cui è protagonista apre prospettive straordinarie. È pur vero che ci si può invaghire di una donna anche solo grazie alla sua bellezza, ma coglierne l’anima (raccontata da scrittori e poeti come Jacint Verdaguer) sublima l’innamoramento, lo trasforma in passione, e poi in amore perenne. 
L’opera del geniale architetto catalano Antonio Gaudì (1852-1926) è il trait-d’union tra la Barcellona astratta e quella concreta. Il “grande plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro” (come lo definì Le Corbusier) ha reso Barcellona un posto unico al mondo grazie alle sue meravigliose visioni architettoniche, sette delle quali sono considerate patrimonio dell’umanità. Si tratta del Parco Güell, del Palazzo Güell, della cripta della Colonia Güell, della Casa Batllò, della Casa Milà (“La Pedrera”), della Casa Vicens e della mirabolante Sagrada Familia. Il mondo di Gaudì, fatto di forme straordinarie e imprevedibili, colori emozionanti e materiali inaspettati, è un vortice che risucchia losservatore. All’interno della Casa Batllò si ha come l’impressione di visitare Atlantide o quanto meno la dimora sottomarina del capitano Nemo. Il Parco Güell, invece, è un’enclave delle meraviglie dove ti aspetti che da un momento all’altro appaia Alice con i suoi improbabili amici animali. Ma ciò che lascia senza fiato il turista è la Sagrada Familia, l’immensa basilica incompiuta e ancora in costruzione assurta a simbolo stesso di Barcellona. Non è un caso che sia la prima attrazione turistica della Spagna con oltre tre milioni di visitatori ogni anno. Se il suo esterno colpisce e incute soggezione, è nel suo intestino che si scoprono le ragioni di una fama strameritata. Questa costruzione vasta e infinita dalla simbologia metafisica, alla quale Gaudì lavorò per quarantatré anni, esprimendo in essa il suo misticismo visionario, percuote l’animo, lo scuote con forza. Qualcuno esce deluso, stupito di avere trovato in una chiesa blocchi di pietre, sacchi di cemento e materiale da costruzione, come in un cantiere. Altri, escono commossi. Nessuno resta indifferente. Io trovo che la Sagrada Familia sia veramente la casa di Dio. Un Dio senza etichette e liturgie, dogmi e pregiudizi. Un Dio vibrante, percepibile attraverso la luce delle meravigliose vetrate capaci di attivare i chakra, la musica subliminale e l’energia dirompente che permea le navate. Si spera di finire la Sagrada Familia entro il 2026. Personalmente mi auguro resti per sempre incompiuta, a testimonianza che la vera fede è come l’acqua di sorgente; non deve smettere di fluire liberamente, senza schemi e costrizioni, in un divenire infinito. 
Ultima, ma non ultima, ecco la Barcellona fisica. La città offre tantissime attrazioni monumentali e paesaggistiche, sicché diventa impossibile raccontarle tutte. Chiunque la visiti resta incantato da quanto è bella, moderna e vivace, e si fa prendere dalla sua gioia di vivere. Dal 1992, l’anno in cui ospitò le Olimpiadi e a tal fine si rifece il trucco, la capitale della Catalunya fa parte di quel ristretto club di centri urbani dove sogni di vivere, perché la vita è più dolce, complice, effervescente. Per questa ragione, ancora oggi le Ramblas costituiscono una calamita irresistibile. Questo immenso viale in cui pare si concentri l’intera umanità per celebrare una fiesta continua non è solo l’arteria più spettacolare, la vasca più affollata. È il termometro delle mode, dei gusti, delle tendenze. Vi si trova la Boqueria, il mercato alimentare più attraente e sorprendente del mondo. Non meno fantastico, però, è il Paseo de Gracia, la via lunga quasi 1,5 km. che si trova nel quartiere Eixample (o Ensanche). Impossibile, poi, non subire l’incanto del Barrio Gotic, il casco antiguo della città. Perdersi nelle sue viuzze medievali è un privilegio da godere con calma e senza logica, così da scoprire l’immaginabile. Delle tante meraviglie custodite nel quartiere gotico, io amo soprattutto Santa Maria del Mar, uno dei templi più belli del mondo. È la cattedrale dei pescatori la cui costruzione da parte dei bastaixos (scaricatori) del Born è stata raccontata magistralmente da Falcones. Visitarla è un’emozione unica, diversa ma non meno intensa di quelle che si prova all’interno della Sagrada Familia. Chiudendo gli occhi, sembra ancora di udire le voci sommesse dei marinai catalani che qui si riunivano in preghiera prima di solcare il mare aperto. Però farei un torto all’altra cattedrale di Barcellona, Santa Creu i Santa Eulalia, se non la citassi. Essa riserva una sorpresa: nel suo chiostro vivono tredici oche starnazzanti. Il loro numero ricorda i martìri subiti da Santa Eulalia, la patrona della città. 
Barcellona è lo scenario di moltissime altre recite e l’imbarazzo della scelta può suscitare rimpianti nel turista, che non vorrebbe rinunciare a recarsi sul Montjuch, cenare a Barceloneta, passeggiare nello splendido porto, prendere il sole sulle sue spiagge dorate, esplorare come un detective il Raval di Pepe Carvalho, ballare la sardana e intrufolarsi nel Camp Nou, la casa del Barça. Non è indispensabile essere appassionati di calcio per farlo. Anche i blaugrana di Lionel Messi alimentano le trame oniriche e magnetiche di Barcellona, un “luogo di cortesia” che non si limita ad ammaliare i visitatori. Riesce persino a ipnotizzarli con un Tiki Taka contagioso.

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