venerdì 24 giugno 2016

Brexit, il colpo di coda della vecchia energia


Sono un po’ frastornato, questa mattina. La notizia ferale che il referendum consultativo effettuato nel Regno Unito abbia sancito – anche se, dati alla mano, in maniera risicatissima – la volontà del popolo britannico di affrancarsi dallUnione Europea, mi ha colto di sorpresa. Ero convinto che alla fine avrebbe prevalso il buon senso. Invece, si è imposto l’orgoglio nazionale, la frustrazione, l’illusione, la convinzione che l’Europa sia solo un’espressione geografica e non garantisca un futuro degno del glorioso passato ai sudditi della regina Elisabetta. Pensavo avrebbe trionfato la logica, ma non ho tenuto conto che una delle più spiccate peculiarità inglesi, soprattutto quando può condurre a gravi affanni, è l’indifferenza alla logica. Lo diceva Winston Churchill. La fanfara che da questa mattina celebra o vitupera il Brexit è già assordante e fra qualche giorno mi faranno male i timpani. Gli scribacchini, i politici di ogni schieramento e i soloni hanno già iniziato a versare fiumi di parole, a giudicare e pronosticare. Immagino leccitazione degli allibratori londinesi! Sta di fatto che ho dovuto spegnere il televisore. Fino a ieri sera gli esperti e i mercati finanziari erano certi che il “Remain” avrebbe vinto sul “Leave”. Esperti di che? Siamo tutti esperti, a posteriori. 
Non voglio entrare nel merito di un avvenimento che non è un mero fatto di cronaca, è già storia. Né intendo vaticinare sulle possibili conseguenze. Tuttavia, temo che la decisione dei britannici non porterà nulla di buono, certamente non ai cittadini italiani ed europei ma neanche agli stessi inglesi che in queste ore sono euforici per essersi sottratti a un giogo che consideravano insostenibile. Intanto, vorrei sottolineare che in Scozia e nell’Irlanda del Nord ha prevalso il “Remain”, come a Londra, per altro. Ergo, il Regno Unito non è poi così unito. A tale proposito mi vengono in mente le parole rilasciate in un’intervista da Claudio Ranieri, l’allenatore di calcio italiano che quest’anno ha fatto vincere il titolo della Premier Laegue al Leicester dei miracoli. Ha detto: “Ho capito, vivendo a Londra, che due inglesi fanno un popolo ma 57 milioni di italiani no”. Era così fino a ieri. Possiamo crederlo ancora dopo il Brexit, che ha spaccato in due la nazione? Analizzando i dati relativi al referendum è anche emersa una verità anagrafica e sociale significativa. I giovani, i liberals e i laureati hanno espresso la volontà di rimanere in Europa, le persone meno colte e gli over 65 hanno rispolverato il mito dello splendido isolamento britannico, optando per un’autonomia foriera di gravi ripercussioni. A quanto pare, le nuove generazioni desiderano fare parte di una patria allargata mentre le vecchie, ancorate al ricordo dell’impero e ai luoghi comuni, spesso banali, che equiparano l’isola albionica al sole e il resto dell’Europa ai pianeti e ai satelliti del suo sistema, preferiscono che Dio salvi la regina a scapito del mondo intero. Tipico, in fondo, l’inglese DOC è imperturbabile ed egoista. “Terremoto in Giappone, catastrofi per fame in Cina, rivoluzioni in Messico?” si chiedeva George Orwell “Nessuna preoccupazione, domattina il latte sarà come sempre davanti alla porta di casa e il New Statesman uscirà venerdì”. 
Per quanto occorra riformulare l’idea di Europa, così come è oggi, rivedere le logiche economico-finanziarie e politiche e rimuovere le sperequazioni, gli egoismi e i rigurgiti nazionalistici, ritengo sia anacronistico che una nazione europea ricca di storia e tradizioni rifiuti il progresso, il futuro ormai tracciato, la naturale evoluzione geopolitica e sociale del vecchio continente. Vorrei, dunque, esprimere la mia piccola e personale interpretazione dell’inopinata rivolta dei discendenti di Boudica e Carataco. Credo che l’esito del Brexit sia un colpo di coda della vecchia energia, che non vuole soccombere alla nuova. Sono i dati a dimostrarlo: il NO è passato grazie agli anziani, ai conservatori, ai nostalgici, a quegli inglesi da caricatura (e pub) che si taglierebbero i coglioni pur di fare un dispetto alla proprio consorte. Umiliati e offesi dalle politiche socio-economiche decise a Bruxelles, o forse a Berlino, i laudatores temporis acti si sono comportati come quando Londra era minacciata da Napoleone o bombardata dai tedeschi. Hanno scelto di essere liberi (o credersi tali) a qualunque costo. In effetti, dal punto di vista umano, i sostenitori del “Leave” meritano un plauso per la loro incoscienza. Non si sono limitati a lamentarsi, come facciamo noi in Italia, ma sono passati ai fatti, in nome di un patriottismo che fa loro onore. Peccato che il patriottismo degli inglesi sia un po’ obsoleto, non in linea coi tempi né in sincronia con il divenire della storia. La vecchia energia, ancora forte in un Paese che sa essere conservatore anche quando governano i laburisti, ha favorito una decisione che non collima con il processo evolutivo del pianeta ma risponde in pieno al karma della nazione. La Gran Bretagna, infatti, ha sempre avuto bisogno di splendidi trionfi alternati a grandi disastri. La sua alterigia l’ha penalizzata più volte e in vari ambiti. Basti pensare che gli inglesi hanno inventato il gioco del calcio ma in un secolo e mezzo hanno vinto solo un titolo mondiale. Difficile dire se la scelta di rinnegare l’Europa sarà, alla lunga, un successo o una disfatta. Fin da ora, però, significa disunione, caos, turbolenza. È anche certo che gli inglesi, refrattari ai veri cambiamenti, tant’è che mai rinuncerebbero alla monarchia, con il loro rifiuto dell’Europa hanno smentito un proverbio locale, che dice: “Go forward, and fall; go backward, and mar all.” Vai avanti e cadi; vai indietro e rovini tutto. 
Beh, ieri hanno deciso di tornare indietro e Dio solo sa cosa comporterà questa concessione alla vecchia energia che non vuole estinguersi. Per il momento Keep calm. Diamo tempo al tempo e sapremo se la tempesta nella Manica ha isolato il Regno Unito (se sarà ancora unito) o il continente. Noi, uomini della strada, non possiamo fare altro che attendere gli sviluppi del caso senza scomporci. Non ha torto Beppe Severgnini quando dice che “gli inglesi vanno esplorati con attenzione, perché ancora costituiscono un continente misterioso”. Non escluderei sviluppi clamorosi; la vecchia energia si sta consumando.

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