martedì 7 giugno 2016

E se avessimo tutti un cuore di tenebra?


Mi ha sorpreso, e fortemente indignato, la reazione di taluni alla notizia che Gianluca Buonanno, un uomo politico di seconda fascia, è morto in un incidente d’auto. Derisione, sarcasmo ed esultanza hanno salutato la sua scomparsa. Nemmeno fosse deceduto il brutale Vlad III di Valacchia, il perfido Don Rodrigo di manzoniana memoria o Jack lo Squartatore. Mi immagino cosa accadrà quando passerà a miglior vita Silvio Berlusconi, che per alcuni italiani (probabilmente gli stessi che hanno festeggiato la dipartita di Buonanno) è la quintessenza del male, una via di mezzo tra Nerone e papa Alessandro VI, se non la reincarnazione di Gilles de Rais, il più famoso serial killer della storia, o di Enrico VIII. 
In effetti, sono proprio un ingenuo. La cattiveria è la cifra portante dei nostri tempi, per quanto l’umanità abbia dato prova di malvagità in ogni epoca e sarebbe azzardato affermare che oggi la gente è più cattiva di una volta. Quindi, perché meravigliarsi se viviamo in mezzo agli sciacalli, ai miserabili, ai meschini e alle canaglie? Perché stupirsi se la cattiveria è trasversale e non conosce distinguo, se è contagiosa e senza limiti? La verità è che l’uomo è sempre stato sedotto dal male e rimane enigmatico il quid che lo spinge a essere cattivo. Probabilmente, perché la profondità della cattiveria è insondabile. Con l’età, e l’esperienza, mi sono convinto che in ogni essere umano alberga un cuore di tenebra. Inutile negarlo, ce l’abbiamo tutti. Solo che in alcuni è dormiente, in altri è vigile. Mark Twain ha scritto: “Il fatto che l’uomo sappia distinguere tra il bene e il male dimostra la sua superiorità intellettuale rispetto alle altre creature, ma il fatto che possa compiere azioni malvagie dimostra la sua inferiorità morale rispetto a tutte le altre creature che non sono in grado di compierle.” Imbarazzante, vero? L’uomo sa essere cattivo gratuitamente, fa il male per il piacere di goderne, non è spinto dal bisogno ma da una forza misteriosa e crudele. L’animale, al contrario, non conosce il male. Uccide perché ha fame o per assecondare l’istinto. Non ha un cuore di tenebra, un lato oscuro che governa le azioni più scellerate. Ciò dovrebbe indurci, quanto meno, a rivalutare la nostra presunta superiorità sul regno animale e il nostro arbitrario diritto di massacrare e sfruttare gli animali. 
Ma torniamo alla mia affermazione che la cattiveria è la cifra portante dei nostri tempi. Non so se sono l’unico a pensarla così, ma ho come l’impressione che negli ultimi anni le persone si siano incarognite e abbiano rinunciato alla pietas, quel meraviglioso sentimento caro ai latini che induce amore, compassione e rispetto per le altre persone. Non mi riferisco al consorzio umano in generale, perché è evidente che al mondo ci sono ancora tante persone buone, caritatevoli e amorevoli. Ma è un dato di fatto, riscontrabile attraverso i gesti e i comportamenti quotidiani, che troppe persone “parlano e agiscono senza figurarsi l’effetto delle loro parole e delle loro azioni”, come annotava Kafka, che non marchiò costoro come “malvagi” ma con il titolo poetico di “sonnambuli”.  Interessante, non vi pare? 
A volte, osservando le reazioni perfide e violente degli uomini, la facilità con cui si adirano e oltraggiano la ragione, mi chiedo se abbiano coscienza di se stessi. Sono svegli o sono vittime del sonnambulismo di Kafka? Oggi si tende a giustificare le derive antropiche, a trovare attenuanti e motivazioni in ogni dove. Si crede che la cattiveria umana sia composta in gran parte di invidia e paura, che a causarla siano fattori scatenanti come la solitudine, la frustrazione, la tristezza, la rabbia per i torti subiti, soprattutto nell’infanzia. Si è portati a credere che la cattiveria dei nostri giorni sia associabile al vuoto che hanno scavato dentro di noi con una lama affilata senza che ce ne accorgessimo. Un vuoto collegato alla perdita degli ideali, della fede, delle certezze e dell’identità, della sicurezza affettiva ed economica. Come dire: siamo diventati più cattivi perché siamo una tabula rasa, camminiamo al buio spaventati, smarriti. Può darsi. Mala tempora currunt, in effetti. Ma come si lamentava Alda Merini, “la verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce odio dietro la porta socchiusa”. Oggi, come ieri, come cent’anni fa o cinquanta secoli fa, l’uomo è un lupo per l’altro uomo. Siamo capaci di amare, di renderci protagonisti di slanci straordinari, di compiere imprese indimenticabili per compiacere il prossimo. Ma siamo altrettanto disponibili a rigare la macchina del vicino di casa se ci salta la mosca al naso, a rubare ai poveri, a calpestare chi è caduto per terra, a seppellire vivi i nostri nemici, a spintonare nel burrone i nostri avversari, a barare pur di vincere, a far soffrire o dominare chi ci sta accanto, a compiere infamie e atti ignobili per il nostro piacere o tornaconto, a ridere dei vinti o dei morti che non la pensavano come noi. Bastano cinque minuti di ira per fare di noi dei mostri. Basta che ci tocchino il portafoglio o gli affetti. Tanto basta per risvegliare il nostro cuore di tenebra e trasformarci nel Kurtz di Conrad. Chi non sarebbe disposto a uccidere, o per lo meno evirare il marocchino che ha violentato nostra figlia o il pedofilo che ha abusato di una bambina di otto anni? Chi si tirerebbe indietro se, non visto da nessuno, potesse vestire i panni del giustiziere della notte e farla pagare cara al direttore della banca che ci ha messo in ginocchio, all’usuraio che ci ha rubato la vita, allo stronzo o alla stronza che ci ha dilaniato il cuore, al datore di lavoro che ci ha licenziato ingiustamente, al prepotente che ci tiene per le palle, alla classe politica che ha depredato e tradito l’Italia? Chi rinuncerebbe a fare il male se questo male fosse riparatore?   
La darkness fa parte di noi, cova sotto la cenere, dipende dal nostro sottile equilibrio, che il dolore, la rabbia, la disperazione può spezzare. Con ciò, non intendo giustificare la cattiveria né associarmi agli idioti che corrono in soccorso di Caino mentre Abele è esangue. Sono e sarò sempre dalla parte dei buoni e dei giusti. Ma assistendo impotente all’escalation della cattiveria, associata all’ignoranza e all’imbecillità dei miei simili, temo che la mia pazienza possa esaurirsi. E temo maggiormente che un giorno il mio cuore di tenebra possa svegliarsi, con effetti collaterali. A tale proposito, mi viene in mente una massima di Giulio Andreotti: “la cattiveria dei buoni è pericolosissima”. 
Tanto per sfatare la credenza che i cattivi vincono sempre.

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