mercoledì 24 agosto 2016

L'orrenda visione di un soldato italiano in una trincea del Carso


Tonio è un umile fante dell’Esercito del Regno d’Italia e sta combattendo la Sesta battaglia dell’Isonzo. L’agosto 2016 gli ha già riservato emozioni inenarrabili, come la conquista della città di Gorizia, ma non c’è tregua per lui e i suoi compagni d’arme. Non si fa illusioni; sa di essere carne da macello. È un sopravvissuto in prima linea, in una fangosa trincea del Carso, alle pendici del bosco Panovizza, dove si annida l’artiglieria austroungarica. Sa che fra poche ore, all’alba, il 23° Reggimento della brigata Etna, di cui fa parte, sferrerà un attacco alla quota 165 allo scopo di aprire nuovi varchi per l’avanzata italiana verso est. Sa che molti commilitoni subiranno gravi lesioni e mutilazioni, mentre altri perderanno la vita, colpiti dai tiri provenienti dai nidi di mitragliatrice del nemico. Sarà uno stillicidio e chissà se anche questa volta lui si renderà invisibile alla morte. È nelle mani di Dio ma ha un brutto presentimento e un’ansia indefinibile nel cuore. Ha fatto un sogno, ma sarebbe più giusto parlare di incubo. O era solo un’allucinazione, indotta dalla spossatezza e dalla febbre? 
Tonio ha visto come sarà l’Italia fra cent’anni, nel 2016. 
È stato come se la baionetta di un crucco fosse affondata nel suo petto, scarnificandolo. Adesso è come inebetito. Gli ufficiali non si stancano di ripetere che è bello e nobile morire per la patria e che il sangue versato sul Carso sarà il seme dell’Italia del futuro, una nazione unita, libera, prospera e forte. Perciò è da vili temere la morte. Fino ad oggi, Tonio non l’ha temuta, ha creduto che la guerra sia necessaria per quanto orribile e che la morte faccia parte del gioco. Benché sia solo un contadino padano ignorante, un giovane tagliato con l’accetta, ha un animo virile che ha fatto suoi i valori più alti della retorica militare e le ragioni della guerra. Ma adesso… Adesso ha visto quali saranno i frutti del sacrificio di tanti soldati come lui. Ha visto come sarà l’Italia dei pronipoti di quelli che s’illudono di combattere per un futuro migliore. Ha visto la sua patria ridotta in minutaglie, privata della sovranità nazionale, defraudata dai signori dell’alta finanza e svenduta dai faccendieri. Ha visto un Paese allo sfascio, dove il lavoro latita e i giovani, quelli volonterosi, devono fuggire all’estero in cerca di fortuna. Ha visto una nazione vecchia, stremata, imbelle. Ha visto che a governarla è gente ignobile, truffaldina, non eletta dal popolo. Mai avrebbe immaginato che al posto del Re ci fosse un’accolita di ribaldi e ciarlatani che regnano grazie a un silenzioso colpo di Stato. E mai avrebbe pensato che la classe politica potesse essere così avida e infame. Ha visto che lo Stato è un leviatano ingordo, che stritola i contribuenti con una pressione fiscale degna del Feudalesimo e si mostra indulgente coi potenti e crudele coi deboli. Ha anche visto la dissoluzione delle istituzioni, la crisi irreversibile della Chiesa, la decadenza dei costumi, l’estinzione dell’etica. Ha visto un Paese maleducato e incarognito, dove la gente si è disumanizzata e ha paura. Ha visto il suolo italiano occupato sistematicamente, in base a un progetto destabilizzante, da orde di migranti indolenti e famelici come cavallette e si è ricordato di quando la sua maestra parlava delle invasioni barbariche che fecero crollare Roma. Tonio ha visto la miseria morale di un’Italia incapace di reagire allo schifo in cui è avviluppata e si è indignato a causa del servilismo degli intellettuali, della corruzione dei funzionari pubblici, dell’iniquità dei magistrati, della protervia dei ricchi e di chi si crede più furbo, e dell’ignavia della gente comune. Ha visto che il servizio militare è stato abolito e i giovani sono inermi, confusi, senza spina dorsale. Tonio non ha capito cosa fossero quegli strani marchingegni che i giovani adorano e dai quali non riescono a staccarsi ma deve avere pensato che la tecnologica ha reso fiacco e bolso il genere umano. Non riusciva a credere che le sale da ballo si fossero trasformate nei luoghi dello sballo, e che solo l’alcol e la droga facciano sentire vivi quelli che sono già morti dentro. Non riusciva neppure a credere che gli italiani avessero smarrito l’orgoglio nazionale, la dignità, il genio e la speranza. Tonio deve avere pensato che la sua visione, qualora fosse vera, poteva indicare solo una cosa, che l’Esercito Regio avrebbe perso la Grande Guerra e la sconfitta avrebbe prodotto conseguenze gravissime, e quindi una decadenza della nazione tale da renderla succube della Germania, schiava dei plutocrati, terra di conquista dei neri e dei musulmani, serva di una sistema paralizzante. 
Tonio ha pianto, nel silenzio assordante della trincea. E  il suo pianto si è presto trasformato in rabbia. Era quella l’Italia per cui valeva la pena morire? Era quello il futuro della patria? Forse era meglio non fare ritorno a casa, nella cascina della Bassa di cui suo padre era fittavolo, non sposare la Rosetta e mettere al mondo dei figli.  Provò un senso di colpa e una vergogna che non erano sue.
I primi bagliori del giorno hanno annunciato il momento dell’attacco. Tonio ha meditato a lungo sulla sua orribile visione. Per un attimo ha pensato di disertare o procurasi una ferita per evitare il combattimento. Ha macerato dentro di sé il disgusto per quello che aveva visto e ha maledetto il ventre delle donne che negli anni a venire avrebbero messo al mondo la progenie dei traditori della patria, dei vigliacchi, dei miserabili. In lui, tuttavia, ha prevalso il senso del dovere. Non poteva venire meno ad esso, anche se la sua dedizione fosse risultata vana. Lui era un italiano vero, di quelli che non si tirano indietro. 
Nell’imminenza dell’attacco, Tonio ha guardato la bandiera tricolore che un ufficiale stringeva in una mano e ha sorriso. Si è illuso che la visione avuta nel corso della notte fosse menzognera. E quando è partito l’ordine di balzare fuori dalla trincea e avanzare verso il bosco di castagni, fino al reticolato fra le quote 165 e 174, ha messo a tacere i pensieri e le remore. 
Tonio ha gridato “Viva l’Italia” mentre usciva allo scoperto.

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