lunedì 26 settembre 2016

Si stava meglio quando si stava peggio?


La mia non è un’affermazione ma una domanda. Spesso, considerato il declino morale della società e l’inasprimento delle difficoltà esistenziali, ho avuto modo di pensare che per quanto il mondo sia migliorato sotto tanti punti di vista, si viveva meglio una volta. C’era meno stress, meno caos, più certezze e serietà. So bene che il mio giudizio è necessariamente condizionato da fattori come la nostalgia e il rifiuto di ciò che non collima con i miei valori, ideali e convinzioni, perciò non lo considero un assioma. Insomma, sono pronto a ricredermi. Lo sto facendo in questi giorni, ad esempio, in cui mi godo una serie televisiva che ha avuto un grande seguito di pubblico. Si intitola “Mad Man” e racconta le vicende dei personaggi legati a un’agenzia di pubblicità di New York. La serie è ambientata negli anni Sessanta e la sua collocazione temporale è un elemento di successo. Nel mio caso, l’attrazione ha una duplice ragione: ho vissuto negli anni Sessanta e ho lavorato a lungo come pubblicitario. Negli episodi di Mad Man ritrovo, dunque, nomi e fatti che mi sono familiari e rivivo esperienze che furono piacevoli oltre che gratificanti. 
Cedo alla nostalgia canaglia e dovrei convenire che una volta si stava meglio, la gente era più semplice e gentile, la vita più docile e la speranza nel futuro più marcata. Oggi, oppressi da una cappa grigia e triste, viviamo in maniera sfrenata, stressante. Dovrei… e invece no, non si stava necessariamente meglio. Mad Man racconta una società competitiva e viziata, ci offre la visione di uno spaccato dell’America di J.F.Kennedy e della guerra in Vietnam, della discriminazione razziale, del successo a ogni costo. Definisce un mondo in chiaroscuro. Soprattutto, mostra un consorzio umano cinico ed egoista, che fumava e beveva senza ritegno, mariti e mogli infedeli, padri distratti e madri autoritarie coi propri figli.  I comportamenti dei personaggi di Mad Man fanno riflettere. Mi inducono a revisionare la mia idea romantica e nostalgica del passato prossimo. È innegabile che la gente avesse valori e ideali di cui oggi è deficitaria. È anche innegabile che c’era più sicurezza e comprensione, che si guardava al futuro con ottimismo mentre oggi siamo assillati dai cattivi pensieri. Il mondo non era angosciato dagli effetti collaterali della globalizzazione, del sovraffollamento, inquinamento e depauperamento del pianeta, della deriva economica per non parlare di quella antropica. Non ci sentiva gusci di noce in balia delle onde durante una tempesta e si poteva contare su punti fermi come la famiglia, Dio, la patria e la scuola. Ebbene, i punti fermi non ci sono più e se a ciò aggiungiamo l’increscioso relativismo di cui siamo vittime, per cui si può dire e fare tutto e il contrario di tutto, dovrei concludere che era meglio una volta. Invece… abbiamo perso qualcosa d’importante ma abbiamo anche fatto passi da gigante. Non mi riferisco solo al progresso tecnologico e al benessere, sia chiaro. In realtà, parlo dei progressi in ambito sociologico. Ho parlato d un consorzio umano cinico, che fumava e beveva senza ritegno, di mariti e mogli infedeli, padri distratti e madri autoritarie coi figli.  Mi viene da pensare che la consapevolezza del genere umano fosse inferiore all’attuale, che la coscienza fosse in letargo. La concezione di salute e malattia era forviante. Il fumo è stato combattuto, quasi debellato e ci si indigna che in Mad Man uomini e donne fumino ovunque, con voluttà, anche in faccia a un neonato. Ci si stupisce di come l’alcolismo fosse diffuso e naturale. Un vero uomo doveva fumare e bere in continuazione e una donna doveva imitarlo per essere attraente e moderna. Oggi sorridiamo di tanta ingenuità, stupidità e ignoranza. Era dunque migliore il tempo in cui non si aveva coscienza di ciò che faceva bene o male alla salute? E che dire della facilità con cui ci si tradiva? 
Si potrebbe obbiettare che le cose non sono cambiate granché, anzi. In realtà, molte cose sono cambiate. Le donne non sono più il derivato della costola di Adamo, hanno rifiutato il ruolo di accessori. Vantano gli stessi diritti degli uomini (se non di più), le stesse opportunità. Il mondo è migliorato anche sul piano delle diversità antropologiche. Ai tempi di Mad Man capitava ancora che un negro non potesse salire su un autobus affollato di bianchi e un gay fosse linciato. La diversità era oggetto di scherno e isolamento, un motivo discriminatorio. Oggi, fortunatamente, non è più così, nonostante sopravvivano le sacche di resistenza. Se mai, potremmo lamentarci della misura dei cambiamenti. Siamo passati da un eccesso all’altro. È avvenuto un ribaltamento troppo brusco delle prospettive, uno sgretolamento dei parametri che genera confusione e fragilità. I genitori autoritari di Mad Man hanno lasciato il posto ai genitori deboli e insicuri dei nostri tempi. La ribellione ha spazzato via il buon senso. Ho colto nei comportamenti dei protagonisti di Mad Man i segnali di una società troppo rigida e rigorosa, trasgressiva solo nel privato, pervasa di pulsioni animalesche. Ho letto nelle storie degli anni Sessanta trame condite dall’ingiustizia sociale e dallo sfruttamento, dall’ambizione sfrenata e dalla voglia di libertà. Era migliore dell’attuale quell’epoca solo apparentemente serena, scossa da una fibrillazione atriale che produsse una rivoluzione studentesca lesionista, la diffusione della droga, il consumismo sfrenato? Certo, se penso agli anni Sessanta come al tempo dei Beatles, dei film divertenti e garbati, dei soldi contati, del sorriso sulle labbra e delle buone maniere, della dolce vita, del miracolo economico, provo una profonda nostalgia. Ma se rifletto sugli effetti della crescita senza limiti, la prevaricazione del capitalismo, la guerra fredda, la corsa allo sfruttamento ambientale e all’inquinamento industriale, gli schemi comportamentali “militarizzati”, l’ipocrisia e il bigottismo della gente, tiro il freno. Non so se era meglio allora o se è meglio adesso. Il cuore mi fa rimpiangere il tempo d’antan ma la ragione mi fa pensare che la nuova energia ci porterà lontano, ci fa superare gli impasses attuali, le contraddizioni e le incongruenze in cui siamo avviluppati. 
Ho fiducia che le generazioni future (quelle dei bambini indaco) faranno tesori dei nostri sbagli, della nostra ignavia. Sono convinto che non abbiamo un grande futuro alle spalle, abbiamo un futuro che dipende da noi e potrebbe essere luminoso. Per questa ragione, non smetterò di lodare il passato ma scelgo il presente. In fondo, aveva ragione Einstein: “Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando”.

Nessun commento:

Posta un commento