martedì 25 ottobre 2016

Possiamo sperare in un mondo migliore?


È da qualche giorno che mi rimbalza nella mente il ritornello dell’ultima canzone di Vasco Rossi, un brano musicale piacevole e orecchiabile. Si intitola Un Mondo Migliore e recita: “tutto è possibile, persino credere che possa esistere un mondo migliore”. Questa semplice ma incisiva attestazione di fede nel futuro non può lasciarmi indifferente, soprattutto perché ho tre figlie e quattro nipoti in età prescolare che vivono un presente non facile, in una società iniqua, che a dispetto dei progressi tecnologi e scientifici è sempre più ostile e in crisi d’identità. Il loro futuro – ma il ragionamento coinvolge in assoluto le ultime generazioni – è aleatorio. Viviamo, infatti, in un mondo disumanizzato e troppo avido, all’insegna dell’alta velocità e del relativismo, dove le certezze sono state sgretolate e il domani evoca il buco nero dello spaziotempo. Il filosofo Leibniz, il cui ottimismo si concentra in due opere (“Principi della Natura e della Grazia fondati sulla Ragione” e “Monadologia”) che scrisse due anni prima della sua morte, potrebbe ancora sostenere che viviamo nel migliore dei mondi possibili? O aveva ragione il disincantato Voltaire? 
La mia modesta conoscenza della storia e più in generale delle scienze umanistiche, mi fa rimarcare che la storia del pianeta, e in particolare del genere umano, è percorsa da ere, periodi e cicli che si ripetono. In effetti, è legittimo pensare che la storia, come il tempo, non sia lineare ma ciclica. Lo dimostrerebbero i corsi e ricorsi storici. Nihil sub sole novum, come avevano intuito i latini. Nulla di ciò che affrontiamo è inedito e insolito. Ci siamo già passati, secoli oppure eoni fa, e siamo ancora qui a differenza dei dinosauri. Abbiamo già conosciuto lo smarrimento, la paura, la sfiducia. E per ragioni molto serie: le guerra e gli stermini di massa, le carestie, gli eventi naturali, le pandemie. Va da sé che non viviamo un periodo sereno ma se consideriamo con attenzione gli alti e i bassi della storia umana non abbiamo motivo di essere così pessimisti. Ergo, dovremmo essere ottimisti. Abbiamo il dovere di professarci tali, almeno finché il genere umano non rinuncerà all’immaginazione, non sconfesserà l’utopia, non perderà la capacità di rinnovarsi. Meglio, di rigenerarsi. Sebbene la capacità di rigenerazione tenda a ridursi, nel regno vegetale come in quello animale, man mano si sale la scala evolutiva, credo che l’umanità non l’abbia ancora perduta. Siamo essere pensanti ma come la talea o l’hydra siamo capaci di auto-ripararci e rigenerarci. Non siamo diversi dall’araba fenice. Quante volte il genere umano è risorto dalle proprie generi? Quante volte ai periodi oscuri, quelli privi di luce e senza Dio in cui l’umanità rischiava l’estinzione, è seguita un’epoca segnata dalla ripresa e dal progresso? È forse utopistico sperare che all’attuale periodo di chiaroscuro possa fare seguito un nuovo rinascimento? No, non lo è. 
Vasco non è un profeta né un umanista. È solo un possibilista che ci stimola con una canzonetta, ma questo non è un merito da poco. A volte, le canzonette sono più efficaci dei trattati e dei seminari. Tutti siamo possibilisti, in fondo. Sappiamo che un mondo migliore è possibile anche se al momento ci sembra improbabile. I mega-trend, infatti, suggeriscono per il futuro scenari tutt’altro che rassicuranti. Nonostante ciò, abbiamo diverse ragioni per scommettere sull’avvenire. Ciò che mi rende fiducioso è quella virtù insita nel DNA umano che non saprei come definire ma voglio provare a descrivere. È la forza interiore che ha spinto milioni di uomini a ricamare idee, fare progetti, lasciare il certo per l’incerto, avventurarsi nei territori fisici e dello spirito ancora ignoti. Questa pulsione ci ha portato a esplorare, sperimentare, varcare nuove dimensioni, conquistare frontiere inesplorate. Abbiamo percorso un cammino difficile, irto di difficoltà e inciampi, ma siamo sempre andati avanti, riparando gli errori. Se per questo cammino dovessi scegliere un sottofondo musicale, opterei per il Bolero di Ravel. È stato un crescendo inarrestabile e contagioso, un viaggio affascinante. È innegabile che in questo momento stiamo vivendo una fase di transizione, piena di contraccolpi antropologici, ma la marcia non si è mai arrestata. Non siamo alla vigilia dell’apocalisse, come pensano i catastrofisti, ma alle porte di una trasformazione epocale. Siamo arrivati ai bordi del precipizio ma l’abbiamo evitato. Nel frattempo è cambiata l’energia, a dispetto dei telegiornali, che continuano a dare solo brutte notizie perché hanno interesse a mantenere alta la paura, la sfiducia, la rassegnazione. È in atto una guerra sottile fra la vecchia e la nuova energia. Stiamo vivendo il momento topico di questa guerra da cui uscirà vincitore il nuovo. L’esito è fisiologico. La nuova energia (e le nuove generazioni con essa) cambierà gli scenari, ovviamente in meglio. 
Come faccio a dirlo? Lo avverto. Ho imparato a percepire le vibrazioni del pianeta, a sintonizzarmi sulla giusta lunghezza d’onda. Ho affinato il mio sentire, conciliandolo con la conoscenza che ho acquisito in una vita spesa per sapere e capire. Fidatevi di me, che ho smesso di temere il futuro e vorrei essere molto più giovane per vedere i nuovi, radiosi orizzonti che ci attendono dietro l’angolo. Credo che l’egoismo, l’avidità, la cattiveria e l’ignoranza che attualmente dettano legge nel mondo, scemeranno. Forse avremo bisogno di eventi traumatici perché ciò succeda. Ma accadrà. So che i miei discendenti vivranno in un mondo migliore e questa certezza spirituale mi consola. I miei cari, come tanti loro coetanei, non sopportano più lo schifo del mondo e riusciranno a spazzarlo via. Tutto è possibile, e senza preavviso, come dimostra l’onda lunga della caduta del muro di Berlino, dell’attentato alle torri gemelle e delle migrazioni di massa. Avvenimenti che ci hanno colto di sorpresa e hanno cambiato il mondo nel volgere di pochi anni. Nulla è impossibile e dipende da noi. Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo, diceva il Mahatma Gandhi. È la chiave di volta. Se i giovani e i bambini sapranno cambiare se stessi – e io credo che saranno in grado di farlo – e dunque lotteranno contro un sistema incancrenitosi e il conformismo per abbatterli, il cambiamento sarà inevitabile. E il mondo diventerà un luogo migliore dove vivere.

1 commento: