venerdì 30 dicembre 2016

Occhio, che il tempo è un buontempone!


Anche il 2016 è trascorso e ancora una volta, e ogni volta con incredulità maggiore, ci si rende conto che i 365 giorni che compongono un anno sono passati in un attimo. Di più, abbiamo l’impressione che siano volati più velocemente di quanto abbiano fatto nell’anno precedente, per cui non ci limitiamo a recitare i luoghi comune sul tempo che fugge, ma ci convinciamo che lo scorrere del tempo è sempre più rapido. Come dire che quando eravamo piccoli il tempo era un treno a vapore mentre oggi è il Frecciarossa. In realtà, come dicevano i vecchi, il tempo cammina con scarpe di lana. Quello che è cambiato con il passare degli anni, almeno per quanto mi riguarda, è la percezione del tempo, il suo sentore. Ho la sensazione che i giorni, i mesi, gli anni siano più brevi. Non è una sensazione sbagliata, sia chiaro, giacché la vera misurazione del tempo non è scandita dagli orologi e dai calendari ma è intima, dettata dalla nostra psiche. 
A poche ore dalla fine del 2016, non mi va di fare consuntivi né pronostici sul 2017. A che serve? Preferisco fare alcune riflessioni semiserie sul tempo che passa, purtroppo sempre più inesorabilmente. Perciò rispolvero i quattro, classici quesiti filosofici, metafisici e fisici che arrovellano le menti contorte. Prima questione: Il tempo scorre realmente oppure la nostra idea di presente, passato e futuro è soggettiva e nasce dall’inganno dei sensi? Secondo indovinello: Il tempo è assoluto o più semplicemente relazionale? Terzo dilemma: Il tempo senza cambiamento è concettualmente impossibile? Quarta domanda: Il tempo è rettilineo, cioè lineare, oppure circolare? Intanto, non so quanto sia corretto affermare che il tempo scorra. In realtà, il tempo resta, siamo noi che passiamo. E basterebbero i concetti e i paradossi degli antichi per convincerci di ciò. Mi riferisco a Zenone, Parmenide, Platone e Aristotele. In epoca moderna, il dibattito si è infiammato. Qualcuno sosteneva che il tempo è “sensorium dei” (Newton), per cui scorre immutabile, e litigava (con Leibniz) sulla questione del tempo assoluto. Altri pensavano che il tempo è nudo, come l’imperatore della fiaba di Hans Christian Andersen. A proposito di fiabe, mi viene in mente il quesito di Alice nel mondo delle meraviglie: “Per quanto tempo è per sempre?”. La risposta di Bianconiglio è inquietante: “A volte, solo un secondo”. Dovremmo tenerne conto quando ci riempiamo la bocca con parole altisonanti come immortalità ed eternità. La verità è che il tempo è un’illusione e su ciò non dovremmo avere dubbi, così come il modo in cui lo misuriamo è una convenzione. A sostenerlo per primo fu Einstein e difficilmente potremmo tenergli testa in un dibattito virtuale. Il grande scienziato faceva un esempio interessante. Quando un uomo siede accanto a una ragazza carina per un’ora sembra che sia passato solo un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa accesa per un minuto e quel tempo gli sembrerà più lungo di un’ora. Questa è la relatività. Un’altra mente brillante, Stephen Hawking, ci ha poi spiegato che nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto. Ogni essere umano ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo. L’abbiamo sperimentato tutti, più volte nella vita. Ci sono ore che si volatizzano in un minuto e minuti lenti come un’ora. 
Come vedete, le possibili risposte ai quattro interrogativi si stanno dipanando da sole. Attenzione però, fino a prova contraria. Magari fra qualche anno apparirà sulla scena un genio rivoluzionario che ci offrirà una teoria così nuova e sconvolgente da farci ricredere. Per il momento, mi seduce il pensiero che il tempo non scorra realmente e che la nostra idea di presente, passato e futuro sia frutto dell’inganno perpetrato dai nostri sensi. Inoltre, sono portato a credere che non esista il tempo assoluto o universale. In merito alla terza questione, l’istanza di un tempo senza cambiamento, non ho le idee chiare. Sono legato al principio del “panta rei” e mi è difficile immaginare che lo scorrere del tempo non comporti cambiamenti. Alla quarta domanda - Il tempo è rettilineo, cioè lineare, o circolare? - mi sento di rispondere senza remore. Credo nella reincarnazione, nell’eterno ritorno, nella ciclicità. La penso come i filosofi indiani, i sapienti della Persia e i buddhisti, come i Maya e gli Aztechi, come Giambattista Vico e gli uomini che sono saliti sulla cima di una montagna altissima per farsi un’idea diversa della pianura. Ergo, noi circoliamo. Ma solo il tempo dirà se abbiamo ragione o torto. Nel dubbio, ho già immaginato il mio epitaffio, che non è originale ma nemmeno banale: “Torno subito”. È come dire al tempo: fai quello che vuoi, tanto ci rivediamo. Il vero paradosso, caso mai, è che trascorriamo buona parte della nostra vita intenti ad ammazzare il tempo mentre sappiamo che sarà lui a porre fine alla nostra recita. In ogni caso, ho deciso di confesssre una mia debolezza. Mi piacerebbe viaggiare nel tempo. Mi affascinano le teorie del multiverso e quelle della linea temporale dinamica o fissa. Forse un giorno la fantascienza diventerà scienza e nel mondo che verrà l’uomo potrà passeggiare nel passato e nel presente. Spero di esserci, quando accadrà. Per ultimo, mi consola il pensiero che la cosiddetta “perdita di tempo” non sia inutile. Ci hanno insegnato che perdere tempo sia una cosa sbagliata, una colpa. Alla mia età, dopo una vita in cui ho affrontato più volta la lotta contro il tempo, ho rivalutato la perdita di tempo. È una soddisfazione, una rivalsa. Fermarsi e non preoccuparsi del finto scorrere del tempo ci rende liberi, più sereni e gioiosi. Ci fa credere che stiamo mettendo in atto una rivincita ai danni di quel buontempone del tempo, che per tutta la durata della nostra vita si prende gioco di noi e ci costringe all’affanno. Il tempo è un metronomo burlone che ci fa marciare al ritmo di un tic tac ossessivo, di una scansione temporale artificiale. Che bello sarebbe, invece, se un giorno ci svegliassimo e potessimo dire: “Ieri farò una gita” o “domani ho avuto un figlio”. 
Bene, il timeout è finito. È tempo di tornare alle proprie occupazioni e a me non resta che augurare buon anno nuovo a chi mi legge e mi sopporta amabilmente.

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