mercoledì 29 marzo 2017

Mai discutere con gli ignoranti


Riprendo un argomento che ho trattato nel mio post precedente, vale a dire l’ignoranza, perché a volte mi capita d’essere tirato per i capelli in discussioni sterili con persone che non si limitano ad essere ignoranti, non si accorgono proprio d’esserlo. Benché mi sia ripromesso di girare al largo dalle trappole che gli ignoranti seminano ovunque, con la stessa perfidia dei falsi tifosi che un tempo gettavano i chiodi sulle strade dove sarebbero transitati i ciclisti impegnati in una corsa, di tanto in tanto ci ricasco. Dove? – vi chiederete. Nel contraddittorio con gli ignoranti, una trappola insidiosa. Ho imparato che non bisogna mai discutere con questa razza infida e imprevedibile; occorre defilarsi al momento giusto o, possibilmente, rinunciare a priori a un singolar tenzone impari. Il prezioso consiglio del sommo Poeta è sempre valido: “Non ti curar di loro ma guarda e passa”. Pur tuttavia, a chi non è mai capitato di farsi coinvolgere nonostante volesse evitarlo? Ebbene, quando accade bisogna avere quanto meno la forza di fissare i paletti, il che significa non farsi risucchiare nella melma in cui sguazzano gli ignoranti. Ma la carne è debole e l’istinto è reattivo, per cui il rischio è sempre presente.
Voglio spiegare ai miei lettori più giovani come riconoscere una persona ignorante e perché devono rinunciare a questionare quando se lo trovano di fronte. In primis, l’ignorante non è necessariamente una persona incolta. Ho conosciuto tanta gente che pur non avendo studiato è intelligente, brillante, aperta di mente. Per contro, ho avuto a che fare con ignoranti colti, ricchi e con un ruolo sociale importante. Fa testo il mondo della Politica, dove gli ignoranti abbondano più del riso sulle labbra degli sciocchi, ma anche la Scuola, la Televisione, il mondo del lavoro, ecc. Il vero zotico, a prescindere dal suo titolo di studio e dalle condizioni socio-ecomiche, è facilmente riconoscibile per alcuni tratti distintivi. Vediamoli in ordine sparso. 
Primo tratto: l’ignorante non sa di essere ignorante o se lo sa finge di non saperlo. Perciò, quando discute con una persona colta o intelligente non ha sentore della propria inferiorità. Si comporta come certi cagnolini riottosi di fronte a un pastore tedesco; abbaia, ringhia e smania di attaccare. 
Secondo tratto: l’ignorante è presuntuoso, a volte arrogante e in ogni caso permaloso. Crede di essere nel giusto, di avere sempre ragione e si comporta come se fosse la reincarnazione di Aristotele (benché ignori chi sia costui). Il suo parere è come l’ipse dixit. La sua insegna è l’infallibilità, che condivide solo con il Papa. Autentico asinus ex cathedra, parla e scrive come se fosse depositario della verità. Non pronuncia parole ma editti, sentenze, assiomi. Guai a contraddirlo. 
Terzo: l’ignorante non ascolta, mai. In verità, ascolta solo se stesso, la voce prepotente del suo Ego. Qualunque siano le argomentazioni altrui, le esclude poiché non le sente o sente solo quello che vuole. Il suo è un ascolto parziale, strumentale. È capace di capire solo ciò che ritiene utile per rafforzare la propria posizione. A volte, capisce Roma per toma. Non lo fa perché ha problemi di udito ma perché è limitato. 
Quarto: l’ignorante è fondamentalmente ottuso. Va tenuto presente perché ciò comporta la sua totale allergia al ragionamento, all’ironia, all’intuizione. Ne consegue che parla a vanvera, giusto per consentire alla lingua di fare ginnastica. Il suo parossismo è fastidioso, incontenibile. Come diceva Totò “’o fesso parla sempre”. 
Quinto: l’ignorante è invidioso e quindi cattivo. Non tollera di essere messo in difficoltà o di non capire. Posto di fronte a una persona colta e intelligente, si arrabbia tantissimo. Vorrebbe ma non può e allora ribalta la situazione e i ruoli. Tratta l’avversario come se fosse un cretino. Lo attacca, lo insulta, lo mette a tacere con spallate verbali e atteggiamenti da bifolco. 
Sesto: l’ignorante odia la logica. Peggio, la prevarica. I suoi ragionamenti non stanno in piedi tuttavia sono esposti con veemenza. D’altra parte, l’ignorante è convinto che “chi grida d più la vacca è sua”. Usa altre armi bianche, per quanto obsolete, come “Lei non sa chi sono io” e “vai a cagare”, e padroneggia l’arte del turpiloquio. Quando l’ignorante smette di arrampicarsi sui vetri, ricorre alle sue armi segrete: le offese. Ritiene (forse a ragione) che nessun avversario civile possa resistere a un attacco balistico fatto di improperi, ingiurie e derisione. La faretra dell’ignorante è piena di insulti e frasi di scherno. 
Settimo: l’ignorante giudica. Sempre e comunque, anche quando non conosce i fatti o le persone. È come un magistrato che abbia in testa un’idea del tutto personale della giustizia e perciò applica la legge fregandosene dei codici, degli indizi e delle prove. L’ignorante è un giacobino che gode a far cadere le teste coronate nella cesta; solo così sublima la propria pochezza umana. 
Ottavo: l’ignorante è vendicativo. Guai a offenderlo o ridicolizzarlo. Guai metterlo alle corde. Possiede la memoria di un elefante e la pazienza di Giobbe. Fare un torto a un ignorante significa vivere con la spada di Damocle sulla testa. Prima o poi, te la farà pagare. 
Nono: benché l’ignorante abbia un quoziente intellettivo inferiore all’uomo intelligente, non è necessariamente un imbecille. A volte, è così scaltro, subdolo e pieno di risorse da mettere in difficoltà chiunque. 
Decimo e ultimo tratto: l’ignorante vuole sempre l’ultima parola. Non c’è modo di dissuaderlo, raffreddarlo, indurlo alla resa. È una via di mezzo fra un vichingo e un inquisitore domenicano. Sa che tu combatti con il fioretto mentre lui impugna la clava. Ha la sagacia dell’uomo delle caverne ma anche la sua forza. Non si dà mai per vinto e quando lo atterri si rimette in piedi. In fondo, è un pallone gonfiato. 
Alla luce di questo decalogo minimale della persona ignorante, non mi resta che ribadire il consiglio presente nel titolo. Non dobbiamo farci coinvolgere in discussioni con gli ignoranti perché non serve a nulla, guasta il nostro umore e ammacca il nostro amor proprio. L’ignorante ci può sconfiggere perché conosce tutti i trucchi del mondo e naturalmente questa cosa ci avvilisce. L’unica opzione veramente vincente, qualora ci imbattessimo in una persona ignorante, è fargli dono di uno sguardo compassionevole prima di cambiare strada. Credo sia la contromisura migliore per disarmarlo. Gli ignoranti diventano inoffensivi se li si lascia galleggiare nel loro brodo.

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