domenica 13 agosto 2017

I Pigmei che si credono Watussi


Rileggendo Proust, mi sono imbattuto in una frase che mi ha colpito per la sua modernità. Lo scrittore fa dire a uno dei suoi personaggi: “Credo sia oggi troppo grande il numero delle persone che passano il tempo a contemplare il proprio ombelico, quasi fosse il centro del mondo”. Ne conosco tante di persone così e basta accendere il televisore, leggere i giornali o navigare su Internet per fare un computo estenuante, simile a quello delle pecorelle che saltano lo steccato, che a un certo punto smetti di contarle perché tanto non riesci a prendere sonno. Occorrerebbe modificare la nota frase di Flaiano sulla prevalenza del cretino nella società. Difatti, sarebbe più giusto parlare di dominio incontrastato della tribù dei Pigmei, composta da uomini e donne (più gli oscillanti, di cui non si capisce il genere) il cui passatempo primario è riflettersi in uno specchio virtuale e compiacersi del proprio omphalos. Un ombelico, sia chiaro, che non ha nulla a che vedere con l’axis mundi o i presunti centri sacri del pianeta – il monte Kailas, l’Olimpo degli dei, il monte Sinai, il Golgota, Delfi, lo ziggurat di Ur, la grande Piramide, Cuzco, ecc – ma ricorda, piuttosto, quello cantato da Jovanotti. Per cui, l’ombelico dei Pigmei non è il punto d’incontro fra cielo, terra e mondo ctonio, ma più banalmente il loro punto G, benché gli studiosi abbiano dimostrato che il ginecologo tedesco Gräfenberg si sbagliava, in realtà esso non esiste. Per inciso, il mio G sta per “gratin” e indica una crosta, che a grattarla via ci si espone al rischio di apparire nudi e crudi. 
Chi sono i Pigmei vanesi con la crosta di cui parlo e perché sono convinti d’appartenere alla tribù dei Watussi? Sono coloro che godono di successo, fama e considerazione sociale senza meriti reali ma grazie alle regole del gioco surreale, riflesso di una società malata, che oggi premia la merda d’autore, la stravaganza, l’apparenza, la dissacrazione, il vacuum, l’eccesso, la furfanteria, l’immoralità e il grand guignol a scapito dei valori, dei principi e della competenza che in un mondo normale dovrebbero definire il peso specifico di un essere umano. Provate a pensare a quanti Pigmei usurpatori di credito conoscete, iniziando da chi frequentate. Osservateli in azione. In un attimo, vi accorgerete di come siano numerose le persone piccolissime, e mi riferisco al cervello non alla statura, quanti di loro siano fatti di mollica di pane o appartengano alla categoria dei gonfiabili, quante indossino il paraocchi con la stessa vanità con cui si fanno le extension dei capelli o le unghie finte, quanti credono che a pomparsi si diventa più belli e appetibili, che ostentano orpelli e status symbol come se dovessero essere portati in processione sul corso principale, che ignorano cosa sia il vocabolario della lingua italiana e siano in gravi difficoltà quando devono formulare frasi sensate. Eppure, questi campioni senza valore si atteggiano a giganti, fanno la ruota come i pavoni e guardano gli altri dall’alto verso il basso, orgogliosi di fare parte del giro, di conoscere Caio e Sempronio, di frequentare i posti alla moda e di essere al passo coi tempi. Se poi allargate il raggio della vostra disanima dalla sfera privata a quella pubblica, vi accorgete di come i Pigmei siano in auge in ogni campo. La facilità con cui essi raggiungono notorietà e visibilità è per me misteriosa ma deduco che conoscano i meccanismi per riuscirci. Non mi spiego altrimenti la fortuna di chi è sulla bocca di tutti perché posta video demenziali su Youtube, canta come se avesse la gastroenterite, raccatta un oceano di followers e diventa un’icona web con le sue scemenze, scrive banalità ma vince i premi letterari, raccoglie consensi usando le tette e il culo come lasciapassare, entra nel club dei Paperon de Paperoni perché tira calci come pochi o ama le scorciatoie. Se poi analizziamo il mondo della politica, dove un tempo giostravano cavalieri senza paura (non dico senza macchia) e di elevata statura come Andreotti, Moro, Berlinguer, Almirante, Craxi e Pertini, tanto per citarne alcuni, e oggi parliamo di Renzi e di una (…lasciamo perdere) come la Boldrini, ci rendiamo conto che siamo entrati nell’era dei nani e chissà per quanto tempo ci resteremo. Anche la cultura si è adeguata. I Montanelli, i Biagi, i grandi scrittori del Novecento e gli intellettuali onesti sono stati sostituiti dai lillipuziani di Gulliver. Questa è una delle ragioni per cui ho smesso di acquistare i giornali e non entro più in libreria, ma preferisco estrarre dalla mia vasta biblioteca i classici già letti o i grandi libri che ho tenuto da parte, per i momenti difficili, temendo che un giorno avrei provato un profondo disgusto per la casa Minerva, trasformata in un postribolo, e per i suoi cortigiani. 
Mi chiedo perché gli Aka, i Baka e i Bambuti che si credono Tutsi – forse perché il loro specchio è deformante? – siano così diffusi, sciocchi e insopportabili. Perché li lasciamo fare, anzi li sosteniamo con i nostri “Mi piace”, i nostri applausi, la nostra piaggeria e un conformismo avvilente? Perché non usiamo loro lo stesso riguardo che il popolo mostrò all’imperatore vanitoso che sfila nudo nella fiaba di Andersen? Dovremmo risvegliarci dal torpore in cui siamo caduti e rivolgerci ai Pigmei con lo stesso candore del bimbo che spezzò l’incantesimo esclamando: “Ma il re non indossa niente!”. Se tutti avessimo il coraggio di dire ai piccini picciò del nostro tempo che sono alti un cubito e hanno il cranio brachimorfo, potremmo spezzare il sortilegio. Smascherando e mettendo in fuga i falsi maestri, i politici ignoranti e in malafede, gli amministratori pubblici incapaci, i millantatori, le persone prive di talento ma gonfie di boria, i lupi travestiti da agnello, i falsi progressisti e i buonisti fasulli, quelli che strillano per mettere a tacere chi ha ragione e gli sciacalli che prosperano sulle nostre debolezze, contribuiremmo al risanamento dell’aria. Proviamoci, per lo meno, con un cortese invito a considerare che un ombelico è solo un orifizio cicatrizzato. 
Ogni tanto, togliamoci la soddisfazione di fare lo sgambetto a chi si alza in punta di piedi e gonfia il petto per farci credere d’essere più alto di noi.

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