lunedì 25 settembre 2017

Fascismo e Antifascismo, le due facce della stessa medaglia


Il fascismo è caduto settantadue anni fa, un lasso di tempo che giustificherebbe il fatto di non parlarne più o parlarne con la serenità e l’imparzialità dovute a un periodo storico remoto, un’epoca archiviata, al pari del risorgimento o del colonialismo. Invece, se ne discute ancora con astio e faziosità, dando fiato alla retorica e negando le revisioni dei fatti emerse negli anni. Se ne parla come se la guerra fosse finita ieri e valesse il principio “Vae victis!”. L’onda lunga di un odio politico ormai ingiustificato tiene in vita un antifascismo becero e anacronistico che funge da arma politica letale. È come se ai bambini nati nel XXI secolo si continuasse a raccontare la favola dell’orco o del babau per spaventarli. Come se il fantasma dell’uomo nero disponesse di una milizia di zombies pronti a marciare su Roma per sottrarre il potere ai vivi. Mi chiedo (ho il diritto di farlo) se abbiano ancora senso la celebrazione del 25 Aprile e l’ANPI e su quale principio giuridico si regga la Legge Scelba. Lo dico con la sensazione che un retaggio all’insegna della divisione e non dell’unità nazionale condizioni il nostro presente e impedisca agli italiani di superare i traumi del passato e crescere nella concordia auspicabile. Quando infuriano le polemiche e partono le chiamate alle armi al grido “Sei un fascista!” – l’epiteto con cui si cerca di mettere a tacere chi ha una visione socio-politica e culturale diversa da quella della casta imperante – mi viene da pensare alla peste milanese raccontata dal Manzoni. Anche allora si ricorreva con facilità al “dagli all’untore!” con cui venivano eliminate le persone scomode e sospette. D’altronde, demonizzare gli avversari è sempre stato uno sport nazionale, secondo solo alla disciplina non olimpica in cui vinceremmo l’oro, cioè salire sul carro del vincitore. Non è forse quello che accadde nel 1945? Il trasformismo e l’opportunismo italico fecero una magia: milioni di simpatizzanti fascisti diventarono ferventi antifascisti. Per tacere della folla oceanica di partigiani dell’ultima ora, usciti allo scoperto quando c’era da rapare la testa a un’ausiliaria o punire un vicino di casa con cui s’avevano dei conti in sospeso. Con leggerezza, molti avanzi di galera furono considerati eroi e ne approfittarono per ritagliarsi un posto al sole. In effetti, aveva ragione Ennio Flaiano quando sosteneva che “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”. Lo stesso Pasolini ci mise in guardia dagli antifascisti più fascisti dei fascisti. In effetti, il fascismo e l'antifascismo sono due facce della stessa medaglia.
Sia chiaro, io non simpatizzo per il Fascismo storico e non ho mai frequentato le conventicole di estrema destra. Tuttavia, confesso che l’antifascismo ipocrita, così come è stato coltivato ed è praticato, mi fa ribrezzo. Parafrasando Flaiano, penso che certi intellettuali e politici di sinistra siano fascisti quanto i nostalgici che rimpiangono la camicia nera e il manganello. La verità è che il fascismo non è una connotazione politica ma un vizio che accomuna milioni di italiani.  È una forma mentis trasversale a prescindere dalle etichette. Finché l’antifascismo sarà lo strumento con cui distrarre gli italiani dai veri problemi della politica e più in generale della società, continuerà ad esistere e ci impedirà di allinearci con le nazioni moderne, che non guardano al passato ma al futuro. Oltre tutto, trovo che la maggioranza di quelli che brandiscono l’antifascismo come se fosse l’aspersorio del prete esorcista siano ridicoli. Come ebbe a dire Antonino Zichichi “è troppo facile e terribilmente vile fare gli antifascisti senza fascismo”. Vorrei vederli gli antifascisti imberbi alle prese con un avversario vero e organizzato, non con le caricature odierne di un movimento socio-politico che, bisogna riconoscerlo, coinvolse milioni di italiani e ne migliorò la qualità della vita prima che le cose precipitassero. C’è una frase di Pertini che voglio citare. “Il fascismo è l’antitesi della fede politica perché opprime tutti coloro che la pensano diversamente”. Vero, ma lo stesso dicasi dell’antifascismo. Non viviamo forse in un regime che penalizza chi non condivide il pensiero dominante e intanto decide arbitrariamente ciò che è “politicamente corretto”? Non siamo forse sottoposti a una dittatura culturale che impone l’assioma “la giustizia, la bellezza, la verità e l’intelligenza sono valori di sinistra”? Non veniamo tacciati d’essere fascisti se difendiamo la patria, l’identità nazionale, l’ordine, la disciplina e la famiglia tradizionale? Credo che i veri fascisti coevi siano i trasformisti che rimpiangono il comunismo e negano gli orrori commessi in suo nome. Sono i perbenisti al potere che soffocano il dissenso, che non è più una prerogativa di una minoranza della popolazione ma della maggioranza silenziosa. Sono i burocrati che impongono le forche caudine al cittadino comune. Sono i boiardi dello Stato che dissanguano il contribuente per mantenere in vita i propri privilegi, ma anche i bacchettoni, gli insabbiatori, i prepotenti, i capi delle lobbies economico-finanziarie. I fascisti stanno a destra, al centro e a sinistra. Sono onnipresenti, camaleontici, ondivaghi, impuniti. Esercitano l’arroganza, la furbizia e la prevaricazione. Non ricorrono all’olio di ricino ma ai decreti legge liberticidi, alla rapina legalizzata, alla coercizione fisica e morale, ai ricatti. La nostra Italia è piena di fascisti in doppio petto, per cui non cercateli fra chi si raduna a Predappio o fra le ronde anti-migranti. Quelle sono figurine di carta ininfluenti, patetiche. Cercateli piuttosto nei palazzi dove si decide il nostro destino, nelle sale consiliari, nei CdA, nelle aule delle scuole superiori e delle università, nelle redazioni dei mass media schierati con il regime falsodemocratico, nei centri sociali, nelle cooperative e ovunque si predica bene ma si razzola male. Smettiamola di fare i gargarismi con il colluttorio di un Antifascismo che sa di muffa. Che ci piaccia o no, in fondo siamo tutti fascisti potenziali e molti lo sono concretamente, per avidità e interesse. Sarà sempre peggio. Quanti piccoli balilla stiamo allevando?
Preoccupiamoci, dunque, del nuovo fascismo trasversale che avanza a grandi falcate e del fatto che gridando “Al lupo! Al lupo!”, lo Stato ci abbia privato progressivamente della libertà.

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