lunedì 11 dicembre 2017

L'ironia è una pistola che può scoppiare in mano


“Come va?”, domandò un cieco a uno zoppo. “Come vedi”, rispose lo zoppo. Questo scambio di battute fulminanti di Lichtenberg, il fisico e scrittore tedesco conosciuto per i suoi aforismi, cattura l’essenza dell’ironia, la sua capacità di farci sorridere ma insieme riflettere. Perché l’ironia, diversamente dall’umorismo, non è finalizzata al riso gratuito ma ha uno scopo più sottile: stigmatizzare un vizio o una situazione, esprimere un disagio, una critica velata o aperta. Generalmente, le persone ironiche ricorrono all’ironia quando sono irritate, cioè di fronte a un rapporto invertito delle cose. Nasce da uno stato d’animo disturbato dalle anomalie della vita. Secondo Freud, essa consiste nel dire il contrario di ciò che si pensa e si vuole suggerire. Vero, ma non solo. L’ironia è una modalità elegante e più o meno mascherata per affermare il proprio dissenso apertamente e in modo brillante. Per questa ragione può essere pungente (e sfociare nel sarcasmo) e sovente è fondata sulle figure retoriche. Antifrasi, ossimoro, iperbole, litote e metafora sono gli strumenti che rendono l’ironia affascinante e catturano l’attenzione. Non è un caso che in ambito letterario, l’ironia sia il pinzimonio del teatro. 
Amo l’ironia e ne faccio uso quando il caso lo richiede. Ricorro anche all’autoironia, ma in dosi omeopatiche, perché è più arduo imbandirla. La mia esperienza mi induce a credere che l’ironia sia difficile da capire e tanto più da accettare. L’unica ironia che molti, troppi esseri umani comprendono, è quella della sorte. L’ironia verbale è una navicella spaziale che si pensa contenga un equipaggio di alieni malvagi. Quando ricorro ad essa, è facile che debba registrare reazioni sconsolanti. Vengo frainteso, accusato di arroganza, sottoposto a giudizi frettolosi e inappropriati nella migliore delle ipotesi. Oppure scateno reazioni demenziali, risposte piccate, e sono travolto da folate di ignoranza, permalosità, stupidità. Mea culpa, dovrei dire. So da sempre che solo la persona dotata di un’intelligenza fine può capire l’ironia e tuttavia mi ostino a farne un uso indiscriminato, scordando che l’ironia è una facoltà a numero chiuso. La verità è che non piace ai più, anzi dà proprio fastidio e i motivi per cui ciò accade sono molteplici. Voglio esporli con leggerezza, perché farlo troppo seriamente tradirebbe lo spirito di questo scritto. 
Bisogna essere elastici per fare e accettare l’ironia. Ma quante persone conoscete con un intelletto flessibile, agile, duttile? E quante, invece, sono rigide e ottuse? Va da sé che l’ironia può trovare terreno fertile soltanto dove i neuroni giocano e si divertono, non dove sono mummificati. Bisogna saper vedere oltre il proprio naso per cogliere l’ironia. Essa è simile al gioco degli scacchi. C’è chi vede solo il nero e il bianco e chi, invece, capisce il gioco. Per altro, è una questione di cromatismo. La maggior parte delle persone, intellettualmente parlando, vede il mondo in bianco e nero, come nei vecchi film, per cui ha familiarità solo con l’infinita scala dei grigi. Ebbene, l’ironia è una spruzzata di colore sulla tavola bigia. Ma il colore infastidisce chi non è abituato alla sua luminosità. In linea di massima, la gente è ingabbiata da opinioni, strutture mentali e abitudini che impediscono la libera uscita. Victor Hugo sosteneva che la libertà comincia dall’ironia. E qui cade l’asino. Le persone hanno paura di essere libere, preferiscono soffocare questo istinto innato per accucciarsi docili all’ombra delle istituzioni, dei dogmi, delle regole rassicuranti. A suo modo, l’ironia fa saltare gli schemi, è trasgressiva, pericolosa. È una landa inesplorata e insidiosa. Meglio stare alla larga dai suoi trabocchetti e diffidare dei suoi abitanti. Un altro motivo per cui è raro che l’ironia sia apprezzata è che abitualmente la gente si prende troppo sul serio. Quando mi esprimo in maniera ironica, mi capita di interrogarmi sulla natura del mio interlocutore di turno, che pur avendo le sembianze umane può evocare l’immagine dello stoccafisso in un barile. È incredibile come gli individui abbiano di se stessi una considerazione che non corrisponde alla realtà. Toccarne l’importanza personale, metterne in discussione il sistema di pensiero equivale a fargli esplodere una bomba carta sull’uscio di casa. L’ironia li disturba come un petardo fatto deflagrare nel cuore della notte. Ciò che non capiscono è che l’ironia insegna a buttarla sul ridere anziché buttarsi sul presunto avversario. Ed è esattamente quello che fanno. Alcuni, poi, preferiscono buttarsi per terra. E qui ricasca l’asino. La ragione per cui troppe persone vedono l’ironia come il fumo negli occhi è che non stanno bene con se stesse e con gli altri. In sostanza, sono fragili, frustrate, soggette a sindromi comportamentali. L’ironia, infatti, è un sintomo di salute. Farla fa bene e accettarla con il sorriso sulle labbra ancor di più. Comunque, serve accortezza. Fare ironia sulla politica e la religione espone a grandi rischi. Non è facile ironizzare nemmeno in campo sportivo. Provate a farlo con un tifoso di calcio avvelenato da una sconfitta; si rischia grosso. Naturalmente, affinché l’ironia sia giustificata ma soprattutto meritevole dev’essere garbata, facilmente riconoscibile come tale. Basterebbe essere bravi la metà di Achille Campanile ed Ennio Flaiano per tagliare questo traguardo. Insomma, bisogna far capire al prossimo in ascolto che si tratta di ironia, perché se non lo capisce apriti cielo! Come chiarisce Umberto Eco ne Il nome della rosa “si deve sempre usare facendola precedere dalla pronunciatio che ne costituisce il segnale e la giustificazione”. Inoltre, non bisogna dimenticarsi che è una dissimulazione in qualche misura derisoria e perciò va caricata con munizioni a salve. Meglio se è socratica, basata cioè su un sottile gioco di domande e insinuazioni, o ariostesca, per cui risulta condita di scherzi innocui. Per contro, non è prudente ricorrere all’ironia pariniana, che è canzonatoria e satirica, o a quella troppo beffarda, amara, crudele. Si rischia di puntare contro la vittima una pistola difettosa, che potrebbe scoppiare in mano. 
Ho imparato che a taluni l’ironia fa lo stesso effetto di un calcio negli attributi e giustamente s’incazzano. Nel dubbio, è opportuno astenersi. Oppure fare un applauso, naturalmente ironico.

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