lunedì 11 giugno 2018

Le notizie false sono come gli specchi deformanti del Luna Park

Le chiamano “Fake news”, secondo la moda di attribuire a ogni referente un termine o un’espressione in inglese. Si tratta delle notizie false, le informazioni che un tempo venivano dette “bufale”. Viviamo in un’epoca che ha impresso una forte accelerata alla diffusione delle notizie non vere, al travisamento della realtà. A rendere più facile e capillare il fenomeno è il successo planetario di Internet e dei social, che si sono affiancati a quelli che un tempo erano i principali fautori delle notizie false, cioè i mass-media, generando un vortice di informazioni non vere o strumentali, presentate in modo da confondere o ingannare. Il ventaglio è ampio. Si va dalle notizie clamorosamente false diffuse sui media sociali (tipo la morte di un personaggio pubblico che in realtà gode di ottima salute) a quelle che televisioni e giornali usano per catturare l’attenzione, seminare il dubbio, suscitare reazioni emotive. Mentre le prime sono un gioco per imbecilli, una sublimazione del pesce d’aprile finalizzata a ottenere un effimero consenso tramite il “Mi piace” e la condivisione, le seconde sono scorrette, subdole, faziose. Le fake news non sono solo quelle inventate di sana pianta, ma anche quelle che travisano e offendono la verità, alimentano la rabbia, diffondono l’ansia e la paura. La Politica è il terreno in cui maggiormente si esercita la dissimulazione, si lavora per influenzare l’opinione pubblica. Non è indispensabile inventarsi notizie fasulle, basta falsificare i fatti e le parole e per riuscirci non servono alchimie mediatiche. I giornalisti sono maestri di retorica, sanno come mascherare la verità o forgiarne una addomesticata, alla Cicero pro domo sua. 
Quando avevo diciannove anni e mi ero appena iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia, presi in considerazione la possibilità di collaborare con un quotidiano locale. Il direttore, stimando che la mia non fosse una velleità, mi incoraggiò a scrivere, offrendomi di fare la gavetta nel suo giornale. Ricordo la frase con cui compendiò la “mission” del giornalismo. “Un cane che morde un uomo non fa notizia, la vera notizia è quando un uomo morde un cane”. Precisò che un giornalista deve andare alla ricerca della notizia bomba e io intesi che al limite può crearla se non esiste. Rinunciai all’opportunità di scrivere su quel giornale. Quasi non ce ne rendiamo conto ma siamo bombardati da notizie farlocche e tendenziose e non sappiamo riconoscerle. I giornalisti omettono o aggiungono dettagli primari, minimizzano o enfatizzano a seconda dello scopo che si prefiggono, obbedienti ai dettami dei loro mandanti. L’informazione è usata come strumento di propaganda e può rivelarsi un’arma più letale di un colpo di pistola. Gli scribacchini meno coscienziosi ricorrono scientemente alla disinformazione mediante i contenuti ingannevoli, parziali, fuorvianti. Si manipola la verità in modi diversi ma con un fine unico, tirare l’acqua al proprio mulino. Si sceglie la via della glorificazione o della gogna mediatica, dell’aperta adulazione o della satira, si amplifica la notizia o la si riduce ai minimi termini, quando non la si tace del tutto. Togliatti, ad esempio, impose al PCI il silenzio sui crimini di guerra di Stalin. Gli italiani non dovevano sapere che il comunismo aveva sulla coscienza più morti di quante ne avesse provocati la soluzione finale di Hitler. La falsa notizia è un virus contagioso che attecchisce facilmente e indebolisce il nostro sistema immunitario. 
Sarebbe un errore, tuttavia, pensare che le fake news siano una prerogativa contemporanea. Esistono dalla notte dei tempi, esistevano prima dei mass media e della rete. La storia è piena di notizie clamorosamente false e alcune hanno influenzato o addirittura cambiato il corso degli eventi. Me ne viene in mente una molto antica e dagli effetti abnormi, la “Donazione di Costantino”. Per secoli si è creduto che l’imperatore romano convertitosi al Cristianesimo avesse concesso al papa Silvestro I il potere civile sull’Impero Romano d’Occidente. La donazione era un falso, riconosciuto come tale solo nel XV secolo, ma di fatto generò e giustificò il potere temporale della Chiesa e le nefandezze che tale potere produsse. In epoca più recente, Napoleone Bonaparte diede prova d’essere non solo un grande stratega militare ma un pioniere della propaganda attuata tramite le notizie false, come rimarcò lo scrittore tedesco Heinrich von Kleist nel suo “Manuale del giornalismo francese”. Lo dimostra la falsa notizia della sua morte, diffusa ad arte per provocare il panico nella Borsa di Londra. Non meno clamorosa è la bufala de “I protocolli dei savi di Sion”, diffusa dopo il 1918 dagli antisemiti il cui odio convinse milioni di europei (soprattutto i tedeschi) che era in atto un piano degli ebrei per conquistare il mondo. Il XXI secolo ci ha già offerto diversi casi eclatanti di come le notizie inventate possano generare tsunami politici e sociali. Tre su tutte: il Millenium bag, la ricerca delle armi di distruzione di massa che nel 2003 causarono la guerra in Iraq e i continui allarmismi sanitari, iniziati con la sindrome della mucca pazza per proseguire con la SARS, l’Aviaria o influenza suina, l’Ebola e le vaccinazioni obbligatorie. Difficile non ravvisare dietro questa disinformazione su scala mondiale la volontà di creare caos, giustificare la volontà di potenza e la prevaricazione economica o promuovere gli interessi delle lobbies di potere. Va da sé che le notizie false non potrebbero diffondersi e soprattutto provocare gli effetti sperati se non disponessero delle adeguate casse di risonanza, ma non dobbiamo giocare a scaricabarile. Le fake news proliferano e hanno successo perché ci piace credere a ciò in cui vogliamo credere. È questo il meccanismo che favorisce gli untori. Non ci interessa la verità, siamo sensibili e permeabili a tutto ciò che riconosciamo affine a noi, in linea con la nostra visione della vita e del mondo. Cerchiamo conferme al nostro credo, verità che non siano assolute ma relative, comode, di parte. Abbiamo bisogno di specchiarci nella verosimiglianza non nel vero, che spesso è inverosimile. Questo aspetto della natura umana risalta nelle parole di Dostoevskij: “Per rendere la verità più verosimile bisogna assolutamente mescolarvi la menzogna. La gente ha sempre fatto così”. Sì, la gente ha sempre fatto così, ama le menzogne purché seducenti. Ci piace ingannare ma ancor più essere ingannati. 
Da tempo ho smesso di scandalizzarmi. Ho accettato l’idea che non possiamo fare a meno delle notizie false. In fondo, sono come lo specchio magico al quale la cattiva regina di Biancaneve chiedeva risposte rassicuranti. Di più, sono come gli specchi deformanti del Luna Park, i cui effetti sono esilaranti solo se siamo consapevoli del trucco.

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