mercoledì 4 luglio 2018

Leonardo e lo strano caso della piaga del ballo

Le cronache di cinquecento anni fa si occuparono di un fatto stravagante accaduto nel mese di luglio che sollevò molta polvere. Accadde, infatti, che in questi giorni caldi una popolana di nome frau Troffer iniziò a ballare forsennatamente per le strade di Strasburgo. Dopo una settimana in cui non aveva mai smesso di danzare, a lei si unirono altre trentaquattro persone, che in seguito divennero quattrocento perché il ballo aveva un effetto magnetico, quasi ipnotico, sugli abitanti della città. Si iniziò a parlare di “piaga del ballo” e si notò che i ballerini non riuscivano a fermarsi nonostante desiderassero interrompere la danza. Quella strana epidemia durò molti giorni e dopo un mese dall’inizio si registrarono diversi infortuni (per lo più fratture alle caviglie) e i primi decessi. I danzatori morivano per spossatezza, attacchi di cuore e ictus. Le autorità locali, che all’inizio avevano assecondato il fenomeno allestendo un palco di legno e ingaggiando musicisti e coreografi, si spaventarono. L’epidemia era sfuggita al loro controllo ma fortunatamente la “danza macabra” ebbe fine agli inizi di settembre per cause naturali e grazie ad alcuni provvedimenti municipali. Va da sé che la notizia di quanto era accaduto nella città alsaziana, che allora faceva parte del Sacro Romano Impero, fece il giro dell’Europa. 
Nel mio nuovo romanzo Le infinite ragioni, prossimamente in libreria, ho immaginato che anche Leonardo da Vinci venisse a conoscenza del singolare episodio tramite una lettera inviatagli da Erasmo da Rotterdam nell’autunno del 1518. Ecco come Leonardo commenta la notizia riferitagli dal grande umanista attento ai fatti di costume: Nel mese di luglio dell’anno in corso è scoppiata una bizzarra epidemia a Strasburgo. Ha avuto inizio quando una donna scese per strada e si mise a danzare senza smettere mai. Dopo sette giorni, oltre cento persone la imitarono e dopo un mese c’erano in città più di quattrocento folli che danzavano notte e giorno senza fermarsi. Erasmo afferma che la città era in preda all’isteria collettiva e che a settembre, al fine di arrestare il contagio, le autorità deportarono i danzatori superstiti – alcuni erano morti d’infarto, spossatezza o per un colpo di calore – in un santuario acciò fossero curati. Il fatto curioso, ha rimarcato Erasmo, è che le persone colpite dal morbo della danza imploravano aiuto imperoché non riuscivano a fermarsi. Parevano possedute. Erasmo scrive che furono interpellati medici e astrologi e formulate varie ipotesi sulle cause dell’insolito fenomeno. Si pensò che i danzatori folli patissero l’effetto di un allineamento planetario o fossero in balia di una potenza sovrannaturale, che avessero ingerito la segale cornuta, che provoca allucinazioni e il fuoco di Sant’Antonio, o che fossero impazziti a cagione della fame o di qualche male sconosciuto. Per ultimo, si ipotizzò che fossero in balia di una frenesia mistica se non della maledizione di San Vito. Dopo avermi descritto ogni particolare della malattia, Erasmo mi chiede che cosa ne penso. Vivaddio, io non penso alcunché! Non ho mai sentito una storia così bislacca e non sono un astrologo o un cerusico per sputare sentenze. Risponderò con parole che già scrissi: La natura è piena di infinite ragioni che non furono mai in esperienza.”  
In effetti, medici e luminari si interrogarono a lungo sulle ragioni di un fenomeno che, per altro, si era già verificato in passato in altri luoghi. I cronisti medievali hanno infatti registrato almeno altri dieci casi di danza compulsiva, il più importante dei quali avvenne nel 1374 in molte città delle Fiandre. Lo stesso, famoso caso del Pifferaio magico di Hamelin ha delle analogie coi fatti di Strasburgo. Sembra, infatti, che a ispirare questa fiaba sia stato un evento del 1232, quando un gruppo di bambini cominciò a saltellare e ballare senza sosta da Erfurt fino a Arnstadt, in Germania. Quali potevano essere le cause che Leonardo elenca ma senza prendere posizione? Prese corpo l’ipotesi che i ballerini avessero ingerito la segale cornuta, la cui muffa può provocare l’alterazione del flusso sanguigno e quindi spasmi oltre a provocare movimenti scoordinati del corpo. In effetti, questa muffa, nota come fungus ergot è la versione organica del principio allucinogeno dell’LSD. Si chiamò in causa la “teoria degli umori, e quindi l’eccesso di sangue. Ma l’alto numero di persone coinvolte fece propendere per l’isteria di massa, causata forse dalle misere condizioni sociali della popolazione. I ballerini erano quasi tutti poveri e disperati, soffrivano la fame e diversi erano malati. Ma perché caddero in una sorta di trance che conduceva alla morte? Nel 2009 lo storico John Waller ha indagato la vicenda, rimarcando nel saggio “A time to dance, a time to die” la storicità dell’avvenimento ma anche il fatto che la psicosi collettiva di Strasburgo rientra nelle dinamiche della psicologia di massa, condizionata da un insieme di fattori straordinari quali la superstizione, la tensione civile e lo stress dovuto alla instabilità economica. Insomma, probabilmente fu un caso di psicosi di massa (e perciò fu chiamato in causa Satana) ma ancora oggi non si può affermare con certezza perché la gente danzava in preda al furor panico e non riusciva a controllarsi né tanto più fermarsi. Di fronte a un evento così bizzarro e inspiegabile, Leonardo dovette provare uno stupore profondo e se non fosse stato malato e ormai inabile a reggere il pennello è probabile che avrebbe fatto quanto meno un disegno per celebrare il fatto. Ci pensarono altri artisti coevi a immortalare la piaga del ballo, fra cui l’incisore fiammingo Hendrik Hondius, che prese ispirazione da un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, testimone oculare di una successiva epidemia da ballo avvenuta nel 1564 nelle Fiandre. Per altro, Bruegel era affascinato dalle danze popolari e campestri, come testimonia il suo famoso olio di tavola nota come “Danza di contadini” o “Danza nuziale”. Tornando al nostro Leonardo, è interessante notare che in gioventù amava danzare e che in seguito curò e allestì apparati scenici di balletti di corte. Gli anni del suo soggiorno francese gli suggerirono la caducità della vita umana. Per quanto continuasse a occuparsi di scenografie e coreografie fantasiose – le feste del re Franceco I erano sfarzose – egli dovette osservare con rimpianto le performances dei cortigiani impegnati nelle danze più in voga, cioè la pavana, la gaillarde, la branle, l’allemande e la veloce courante. E probabilmente, riflettendo sullo strano caso della piaga del ballo di Strasburgo, la sua mente avrà conosciuto un duplice tormento. Da una parte, l’impossibilità di sondare il mistero, dall’altra la nostalgia dei tempi in cui la sua bellezza ed eleganza, unitamente alla sua energia, attiravano su di lui sguardi ammirati e concupiscenti. Forse, avrà masticato amaramente le memorabili parole di Lorenzo il Magnifico, macerandosi al desiderio di ritrovare la bella giovinezza “che si fugge tuttavia”. 
Supposizioni, sia chiaro. Chi può dire cosa passò nella mente di un uomo che la vecchiaia aveva debilitato nel corpo ma senza privarlo di quella lucidità e curiosità mentale che conservò fino all’ultimo respiro?

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