venerdì 28 settembre 2018

Leonardo da Vinci, precursore anche in cucina

Che Leonardo da Vinci sia stato un genio antesignano in molti campi, non solo quello artistico, è universalmente noto. È meno noto, invece, ma acclarato, che fu un precursore anche in cucina. Aveva un’autentica passione per l’ars culinaria (eredita dalla nonna e dalle due madri), per cui inventò ricette originali e ideò utensili avveniristici come il cavatappi, il trita aglio, l’affettatrice e il macinapepe, oltre a un girarrosto meccanico dotato di eliche rotanti. Nell’affresco L’Ultima cena, accanto a ogni commensale appare l’archetipo del tovagliolo, il primo raffigurato in un’opera d’arte. I taccuini leonardeschi ci rivelano poi la maniacale attenzione in virtù della quale preparava i menu quando era gran maestro di feste e banchetti alla corte milanese di Ludovico il Moro. Esperto di botanica, conosceva e sperimentava ricette a base di erbe e spezie (curcuma, aloe, zafferano, fiori di papavero, ginestre e olio di lino).  Potenzialmente era un grande scalco.
Ma ciò che rende Leonardo un precorritore dei tempi, un anticipatore in cucina è soprattutto il fatto che fosse vegetariano. Non era cosa facile né comune ai suoi tempi, dove rinunciava alla carne solo chi non poteva permettersela. Oggi molti scelgono il regime alimentare vegetariano o vegano per motivi di salute o etici, nel XV secolo era raro che ciò accadesse, la coscienza era meno evoluta. Eppure, Leonardo eliminò dalla sua dieta la carne e parzialmente il pesce. Era una scelta sorprendente per le persone comuni, ma coerente con la sua visione della vita. Nel mio romanzo Le infinite ragioni narro un episodio paradigmatico. Dopo avere preso a servizio la cuoca Maturina per la sua dimora di Cloux, egli la istruisce sui suoi gusti e desideri: «Quando le ho detto che non mangio carne né pesce ha sgranato gli occhi e li ha sollevati, come per implorare l’aiuto del cielo. Mi ha chiesto se ero malato. Ho sorriso divertito e Maturina ha abbassato lo sguardo per la vergogna». Il vegetarianismo di L. è testimoniato dal Vasari nelle Vite, dove è riportato un aneddoto significativo. Fin da bambino, il piccolo Nardo provava una profonda compassione per gli animali, tant’è che “passando dai luoghi dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandoli di gabbia e pagatogli a chi li vendeva il prezzo che n’era chiesto, li lasciava in aria a volo, restituendoli la perduta libertà”. Nonostante alcuni studiosi leonardeschi ritengano che Leonardo mangiasse la carne, io sposo la tesi di molti biografi autorevoli, fra cui lo storico tedesco Jean Paul Richter, che fu il primo a decifrare i taccuini di L. e in The Literary works of Leonardo da Vinci del 1883 scrisse: “Siamo indotti a pensare che Leonardo stesso fosse vegetariano dal seguente interessante passo della prima lettera [dall’India, nel 1515] di Andrea Corsali a Giuliano de’ Medici: Alcuni gentili chiamati Guzzarati non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue, né fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo da Vinci”. 
A questo punto è utile porsi due domande. Leonardo maturò la scelta di non mangiare la carne da piccolo o dopo essersi trasferito a Firenze? Perché diventò vegetariano? Intanto, egli era un animalista ante litteram, come abbiamo visto, aveva una predisposizione naturale a considerare sacra ogni forma di vita. Tuttavia è probabile che la sua scelta sia avvenuta nell’adolescenza o in età adulta. Credo che il “salto” fu determinato da un concorso di influenze concomitati. In primis l’eco francescana. Leonardo era un sincero ammiratore di San Francesco, che era vegetariano convinto (proprio per il suo amore verso gli animali) ma possedeva una sensibilità così squisita da non imporre tale scelta ai suoi frati. Penso anche alla frequentazione di altri vegetariani. In prima battuta, l’astronomo e matematico Paolo dal Pozzo Toscanelli, del quale, nel mio libro, Leonardo scrive: «Lo ricordo come un sant’uomo e di lui mi colpì il fatto che avesse scelto di vivere castamente e di rinunciare a nutrirsi di carne e pesce. Fu il suo esempio a corroborare in me la decisione di rispettare ogni forma di vita». È anche probabile che Leonardo abbia voluto uniformarsi alle abitudini dell’amico e collaboratore di bottega Tommaso Masini da Peretola, detto Zoroastro, un tipo bizzarro che si circondava di animali e si rifiutava di mangiarne le carni. Costui accettò di sperimentare la macchina per volare di Leonardo, planando dal monte Ceceri per 1000 m. prima di precipitare al suolo rompendosi una gamba. Infine, penso alle suggestioni culturali filosofiche. Leonardo conosceva le dottrine neo-platoniche di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, professanti la presenza dello spirito di Dio in ogni cosa e creatura vivente, compresi gli animali. Comunque, sono le parole stesse di Leonardo ad accreditare il suo vegetarianismo. In Quaderni di Anatomia II, 14 r, nel Codice Windsor, leggiamo: “Se realmente sei, come ti descrivi, il re degli animali –  direi piuttosto re delle bestie, essendo tu stesso la più grande! – perché non eviti di prenderti i loro figli per soddisfare il tuo palato, per amor del quale ti sei trasformato in una tomba per tutti gli animali? Direi anche di più, se mi fosse concesso di dire tutta la verità. (…)  Dimmi, non produce forse la natura cibi semplici in abbondanza che possano sfamarti? E se non riesci ad accontentarti di tali cibi semplici, non puoi preparare infinite pietanze mescolandoli tra loro, come suggeriscono il Piadena e altri autori nei loro libri per buongustai?”. Ne Le infinite ragioni sono molteplici i momenti in cui Leonardo conferma d’essere un precursore alimentare. A volte, è costretto a difendere le sue posizioni. Come quando, rivolgendosi con garbo al re Francesco I, dice: «…se pensate che non c’è voluttà in una cucina senza carne e pesce, farò in modo di procurarmi un libro veneziano di cui vi farò dono acciò possiate cambiare opinione… il De honesta voluptate dell’umanista Bartolomeo Sacchi, più noto come il Platina. In esso è trattata l’arte di cucinare gli infiniti composti che è possibile ricavare con i semplici, o vero i frutti dell’orto». O come quando il vescovo di Coutances, cappellano della Corona, equipara i vegetariani ai selvaggi, e lui lo zittisce così: «Monsignore, ditemi, erano forse poveri selvaggi Diogene, Pitagora, Epicuro, Teofrasto, Platone, Seneca, Plutarco, Plotino, Ovidio e San Francesco? Nessuno di loro mangiava carne, come certamente sapete»
Leonardo precursore, dunque, e forse profeta quando afferma “che verrà un tempo nel quale l'uccisione di un animale sarà considerata con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo”. Non è certo che abbia pronunciato questa frase famosa attribuitagli ma è innegabile che amò e rispettò gli animali, risparmiando loro ogni forma di sofferenza.

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