giovedì 25 ottobre 2018

La mamma di Leonardo da Vinci era una contadina toscana o una schiava d'oltremare?

Leonardo da Vinci ebbe due mamme. La prima, l’umile Caterina, lo generò quando aveva sedici anni. La seconda, Albiera Amadori, se ne prese cura dopo che il marito, il donnaiolo ser Piero da Vinci, padre del bambino, lo sottrasse all’amante. Sappiamo che Leonardo amò teneramente entrambe le madri. 
Nel mio romanzo Le infinite ragioni, mi piace immaginare che ragionando del dipinto Sant’Anna, la Vergine e il bambino con l’agnellino, egli abbia annotato nei suoi fogli queste parole: “Fui messo al mondo da Caterina di Meo Lippi, una donna di modeste condizioni alla quale ser Piero mi tolse. Lei è Sant’Anna, il cui sguardo angelico copre di attenzioni il bambino, ma a distanza. Adunque fui affidato a una mamma non naturale, la matrigna Albiera, che ser Piero aveva preso in moglie in seconde nozze. E lei è Maria Vergine, che si occupa del bambino e lo ama dello stesso amore della madre naturale”. Altrove, confessando di avere agito sventatamente, le menziona accomunandole: “Fossero ancora in vita, la Caterina e l’Albiera mi sgriderebbero: O Nardo, tu un c’hai punto gnegnero!”. Mentre la sterile Albiera morì appena ventottenne, Caterina lasciò il tugurio in cui viveva con la nonna per sposare il fornaio ex mercenario Antonio di Pietro Buti del Vacca, detto l’Accattabriga, da cui ebbe cinque figli. Campò a lungo e divenuta vedova ritrovò il figlio perduto il 16 luglio 1493. Leonardo, infatti, l’aveva invitata a raggiungerlo a Milano, nella sua casa di Porta Vercellina, dove ella si spense a 66 anni il 26 giugno 1494, a causa della febbre terzana. Leonardo pagò le sue cure mediche e il funerale per il quale non lesinò le spese, ingaggiando “quattro preti e quattro chierici, i sotterratori, un medico e le candele…” 
È di lei, la “Catharina de Florenzia”, che voglio parlarvi, con buona pace della buona matrigna Albiera, perché recentemente la sua figura è salita alla ribalta grazie alla tesi che non fosse una fanciulla toscana ma una schiava di origini orientali. Partiamo da un antefatto storico. L’epidemia di peste nera che decimò Firenze e le campagne limitrofe a partire dal 1348, aveva ridotto la mano d’opera e fece sì che i fiorentini più ricchi comprassero schiavi provenienti dal vicino Oriente per affidare loro i lavori più umili. Pare che al tempo di Leonardo vivessero in Toscana non pochi schiavi o discendenti di schiavi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la “Catharina mater”, indigente e orfana ma di certo avvenente visto che ser Piero la impalmò e le concesse una piccola rendita in segno di gratitudine, fosse levantina. C’è chi scommette sulle origini turche o circasse, chi sostiene l’etnia araba e qualcuno azzarda che venisse dalla Cina. Su cosa si reggono queste ipotesi? Secondo un sofisticato studio dattiloscopico del 2006 (basato sulla ricostruzione delle impronte digitali lasciate da Leonardo da Vinci su dipinti e 56 fogli) Caterina aveva sangue mediorientale. Lo indicherebbe il fatto che il dermatoglifo di Leonardo (in sostanza, il polpastrello) rivela caratteristiche comuni a 2/3 della popolazione dei paesi islamici. A sostenerlo sono Luigi Capasso, dell’Università di Chieti e Pescara, e Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale di Vinci. Vezzosi pensa che Caterina fosse giunta in Italia da Costantinopoli, il cui mercato degli schiavi era floridissimo, tant’è che si ipotizza che nel 1452 ci fossero a Firenze almeno 500 schiavi provenienti dal Bosforo. Una poteva essere quella “Catherina schiava” di proprietà del ricco banchiere Vanni di Niccolò di ser Vanni, che la vedova dello stesso potrebbe avere ceduto a ser Piero. Ancora più strabiliante, però è la tesi sostenuta dal ricercatore Angelo Paratico, il cui saggio Leonardo da Vinci: a Chinese scholar lost in Renaissance Italy sostiene che Caterina fosse una schiava cinese. Nel fare ciò, Paratico riprende un’idea di Renzo Cianchi. Si dice convinto che Caterina fu catturata dai Mongoli in Cina, poi tradotta come schiava in Crimea e da lì condotta via mare a Venezia per essere venduta come domestica. È un’idea suggestiva ma forse un po’ azzardata, degna di un fantasy.
Qual è la verità? Nel saggio Mona Lisa: The people and the painting del 2017 lo storico d’arte e professore dell’Università di Oxford Martin Kemp, una delle massime autorità in materia leonardesca, ha ricostruito la figura di Caterina ma senza dare credito alle supposizioni che oggi imperversano intorno a lei. Kemp ha definito “finzione romantica” l’attribuzione di origini orientali, chiarendo che quando Leonardo venne al mondo non c’erano schiave a Vinci. Lo deduce dagli archivi degli atti ufficiali e notarili del tempo, in cui non risultano acquisti o cessioni di servi di origine straniera. Va altresì tenuto conto che il flusso migratorio di cui ho parlato risale alla metà del secolo XIV, cento anni prima della nascita di Leonardo. Al momento le ricerche non hanno fatto emergere prove che possano accreditare l’etichetta di “schiava d’Oltremare”, attribuendo a Leonardo un DNA internazionale. Non dubito della serietà e della buona fede di chi ci crede ma io continuo a pensare che Caterina fosse una ragazza toscana di condizioni modeste con cui il donnaiolo ser Pietro aveva bellamente fatto l’amore nonostante fosse in procinto di condurre all’altare la figlia di un notaio. In ogni caso, l’unica certezza sulla sua identità si evince dalle portate catastali e da una dichiarazione dei redditi del 1451, l’anno precedente la nascita di Leonardo, dove Caterina è registrata come donna quindicenne con un fratellino di appena due anni, il cui padre era morto giovane e la madre sconosciuta. Se mai, qualora nutrissimo dubbi sulla sua vera identità e origine, dovremmo porci la domanda che si fece Edmondo Solmi, uno dei più grandi biografi di Leonardo: “La madre Caterina…è la volgare donna dei documenti oppure la giovinetta di buon sangue dell’Anonimo?”. Solmi si riferisce all’Anonimo Gaddiano, testo in cui si afferma che Leonardo “era per madre nato di buon sangue”. Cosa intendeva dire l’autore ignoto del manoscritto appartenuto alla famiglia Gaddi cui attinse il Vasari? Forse “buon sangue” è riferito al fatto che fosse sana e di buona costituzione? O forse che era figlia del possidente Antonio di Cambio e non di Meo di Lippo, perciò appartenente a una famiglia di piccoli notabili di Vinci. A questo punto, la questione si sposta sull’interrogativo dell’Anonimo. Più che domandarci se Caterina avesse radici esotiche dovremmo chiederci se era una contadinella, un’inserviente di osteria o la figlia di un piccolo possidente di Vinci. In ogni caso, è plausibile che nelle sue vene scorresse sangue toscano.

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