venerdì 19 aprile 2019

Nostra Signora della laica Provvidenza

Voglio andare controcorrente, perciò mi dissocio dal coro di chi si strappa i capelli per l’incendio della cattedrale di Notre-Dame de Paris. Come tutti, sono stato colpito dalle immagini forti delle fiamme che avvolgevano il tetto e causavano il crollo della flèche, la caratteristica guglia. Ma fin dal principio, pur evitando le dietrologie, ho avuto la sensazione che quelle immagini impressionanti, capaci di turbare il cuore, associate al ritardo dei soccorsi e allapparente impotenza umana, avevano un che di strano. Insomma, non mi convincevano. A pochi giorni di distanza dall’avvenimento, e quindi a mente più lucida, sono convinto che lo spettacolare incendio che ha portato al collasso di parte dell’edificio non sia stato accidentale. Non ho alcuna prova che giustifichi la mia affermazione, per quanto essa sia dettata da una sensazione che si rafforza di ora in ora. L’idea che in un cantiere chiuso possa generarsi un incendio, forse causato da un banale corto circuito, in grado di propagarsi così velocemente da rendere tardivo e in parte inefficace l’intervento dei pompieri, mi sembra una favola per allocchi. Notre-Dame non è un bosco di alberi rinsecchiti né un magazzino ricolmo di materiale combustibile. Come poteva risultare così facilmente e rapidamente infiammabile? Non credo, però, che la sua devastazione sia un atto terroristico. A quest’ora sarebbe già stato rivendicato da un gruppo islamico o eversivo, o da un operaio fuori di testa cui fosse passato per il cervello di passare alla storia per un gesto eclatante e scriteriato. Ciò nonostante, penso che l’incendio sia doloso. 
A questo punto, è lecito domandarsi chi avrebbe avuto interesse ad accendere il fiammifero e scatenare il rogo, strutturale e mediatico. Io posso solo esprimere il mio sentire, naturalmente, senza la presunzione di suggerire la verità, che quasi certamente non conosceremo mai. Un sentire fondato sulla conoscenza della storia e dei vissuti di Notre-Dame, che personalmente considero sopravvalutata rispetto ad altri luoghi di culto più belli. Ebbene, questa celebrata cattedrale che ispira le geremiadi dei farisei di tutto il mondo, non è mai stata amata veramente dai francesi che oggi la riscoprono per mero sciovinismo e convenienza. Durante la Rivoluzione francese fu devastata in modo grave e poco mancò che il filosofo Henri de Saint-Simon l’acquistasse al solo scopo di distruggerla. Quando Napoleone, nel 1804, vi fu incoronato Imperatore, la facciata della chiesa era così rovinata che le autorità furono costrette a mascherarla con un protiro posticcio. Rimase in pessime condizioni anche negli anni successivi al tramonto di Bonaparte, e ciò indica quanta fosse l’indifferenza dei parigini nei suoi confronti. Notre-Dame sembrava destinata alla rovina e all’oblio ma ebbe la fortuna di trovare un cantore eccezionale che la salvò e la rese popolare mentre si pensava di abbatterla in nome del modernismo. Mi riferisco a Victor Hugo, il cui romanzo Notre-Dame de Paris ha trasformato questa chiesa gotica pesante e priva di armonia in una icona internazionale. La grande diffusione del romanzo ha fatto sì che Notre-Dame, di cui Hugo scrisse “è oggi deserta, inanimata, morta”, fosse sottoposta a una serie di restauri e ristrutturazioni, a volte di dubbio gusto, che non hanno mai avuto fine. E quando, nel 1905, l’edificio cambiò proprietario – la Chiesa dovette cederlo allo Stato francese – ebbe inizio una nuova fase di rimaneggiamenti di cui lo Stato, orgoglioso della propria laicità, si è occupato con poca voglia e scarsa disponibilità di risorse. Quella che Victor Hugo definì “enorme sfinge a due teste seduta al centro della città” è stata un problema anche per gli ultimi governi francesi, tant’è che per l’ennesima volta si erano resi necessari ingenti lavori di sistemazione rimasti al palo perché gli amministratori pubblici non sapevano come trovare i fondi per eseguirli. Ho letto che servivano 150 milioni di euro per dare nuovo lustro alla “rocca dalle costole mostruose” (come la chiamò il poeta Mandel’stam); ebbene, ne erano stati stanziati solo due, una miseria oltraggiosa che la dice lunga sull’affetto e l’orgoglio di Macron e company, pronti a investire capitali enormi per fomentare la guerra in Libia ma indifferenti alla sorte di un simbolo del Cristianesimo. Tale indifferenza sarebbe perdurata ad libitum se non fosse che, stranamente e improvvisamente, Notre-Dame non avesse attirato su di sé l’attenzione del mondo intero a causa di un incendio “provvidenziale”. Fateci caso, il disastro (per altro contenuto) si sta rivelando provvidenziale per le finanze francesi. Le donazioni di denaro sono ingentissime, si prevede che alla fine sarà raccolto un miliardo di euro, cioè una somma grazie alla quale si possono ristrutturare cinque o sei Notre-Dame. Non è l’unico beneficio scaturito dal male, per altro. L’incendio, avvenuto “casualmente” nella settimana santa, ha avuto l’effetto di riversare come un fiume in piena la solidarietà del mondo intero (escluso l’Islam) verso un Paese il cui governo colonialista e guerrafondaio sta giocando sporco sulla scacchiera internazionale, ha grossi problemi interni (i gilet gialli) e non gode più del consenso dei cittadini. Ecco che Notre-Dame diventa per incanto Nostra Signora della laica Provvidenza, distogliendo l‘opinione pubblica dai giochi sporchi di Macron e restituendo alla Francia il ruolo di vittima che tanto fa comodo a chi, nella vita, si comporta da prepotente. Intendiamoci, è nella natura dei francesi essere guasconi e sognare l’impossibile grandeur. Piangere per Notre-Dame li rende più simpatici. Trovo meno simpatica l’ipocrisia di chi considera i fatti del 15 aprile una tragedia. Le vere tragedie sono altre e non godono della visibilità concessa a una chiesa che è già stata ricostruita (male) tante volte e che rinascerà, non per la maggior gloria di Dio ma della Francia laica e opportunista. 
Lo so, qualcuno mi taccerà di non essere addolorato per i danni artistici subiti dalla cattedrale. Sono dispiaciuto, certo, ma mi chiedo quale sia la reale portata dei danni. La guglia era un falso storico e il crollo del tetto non ha compromesso i beni artistici contenuti all’interno della struttura. Tanto rumore per nulla o quasi, mi verrebbe voglia di dire. Accusatemi pure di essere cinico ma ho sofferto maggiormente quando il terremoto sconvolse la chiesa di San Francesco ad Assisi. Ma quella era la casa di un santo povero e amatissimo. Notre-Dame, in definitiva, è la dimora di un gobbo e dei Gargoyles immortalati dalla Disney.

1 commento:

  1. Direi che la sua disamina del caso è abbastanza condivisibile ,sotto i punti del probabile dolo. Difficile pensare che un corto circuito ,in ambito peraltro aperto ,abbia potuto generare calore sufficiente ad innescare un incendio cosi in alto sulle strutture lingee . Sarà interessante per me,esclusivamente a livello tecnico ,conoscere eventuali notizie al riguardo . Cordialità

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