lunedì 15 luglio 2019

La notte in cui la Terra girò intorno alla Luna

Fra pochi giorni, per la precisione il 20 e 21 luglio, cadrà il 50° anniversario del primo allunaggio, un evento storico che sarà rievocato in tutte le salse, compresa la più indigesta nota come Moon Hoax (letteralmente “la frottola della luna”), cioè la teoria del complotto lunare. Voglio giocare in anticipo, un anticipo suggeritomi dal fatto che due giorni fa, osservando la luna in un raro momento in cui mi ha pervaso l’afflato poetico, mi sono ritrovato a ripetere fra me e me le stesse parole che pronunciai cinquant’anni fa: “Che fai tu, luna, nel ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”. A scriverle fu Giacomo Leopardi e confesso che nel 1969 – non avevo ancora compiuto quattordici anni – andavo matto per il vate del pessimismo e, ovviamente, per la luna. 
Di quella notte d’estate, magica e suggestiva, conservo un ricordo indelebile. Assistetti con trepidazione alla maratona televisiva della RAI (28 ore di diretta TV, dalle ore 19:30 del 20 luglio alle 23 ca. del 21 luglio) che fece vivere a oltre 20 milioni di italiani (900 milioni di telespettatori nel mondo) l’emozione del primo sbarco umano sulla luna, annunciato da Neil Armstrong con parole semplici ma epiche: “Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed”. Rimasi incollato davanti al televisore per ore e ore, ipnotizzato dalle atmosfere di un’affabulazione che ebbe in Tito Stagno (nello studio RAI di via Teulada) e Ruggero Orlando (inviato presso il Centro NASA di Houston) due cantori straordinari, divisi però da un episodio che ne sancì l’inopinata rivalità. Quando Tito Stagno sentì nelle cuffie che Armstrong aveva comunicato alla NASA “Reached land”, non esitò ad annunciare “Hanno toccato”. In realtà, il modulo lunare non aveva ancora toccato il suolo. Mancavano dieci metri, lo corresse Ruggero Orlando. Scoppiò un battibecco fra i due, e fu una sorta di sceneggiata all’italiana che distrasse i telespettatori. Che fosse un modo per fare nostra la luna, guadagnarci un posticino sulla scena? Per la cronaca, aveva ragione Ruggero Orlando; l’allunaggio del LEM su cui erano imbarcati gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin avvenne alle ore 20:17:40 UTC del 20 luglio. Poco male. Ma le emozioni non erano finite. Anzi, il mondo intero aspettava con ansia il momento in cui l’uomo avrebbe posato i piedi sulla luna per la prima volta, il che avvenne sei ore più tardi, alle ore 2:56 UTC del 21 luglio. Cosa avrebbe visto? Cosa avrebbe raccontato? Cosa sarebbe accaduto al pioniere che emulava il cavaliere Astolfo? Con la differenza, però che l’eroe dell’Ariosto aveva raggiunto la luna in sella all’ippogrifo al solo scopo di recuperare il senno perduto del prode Orlando. Non potei fare a meno di vagheggiare, fresco di letture come La Storia vera di Luciano di Samosata e i romanzi “lunari” di Jules Verne e H. George Wells. L’immaginazione correva senza freni in quei momenti e poiché ero un appassionato di ufologia e mi ero letto anche tutti i libri di Peter Kolosimo, un divulgatore scientifico che a quei tempi andava di moda, speravo che da un cratere lunatico sbucassero fuori gli alieni o qualcosa di simile. Insomma, auspicavo che gli astronauti rivelassero al mondo che c’erano forme di vita sul nostro satellite.
Credo che quella notte sia ancora scolpita nella memoria di chi assistette alla maratona televisiva e ne uscì spossato e insieme galvanizzato, come se non fosse un semplice spettatore o un testimone a distanza, ma un coprotagonista coinvolto emotivamente. Ci si sentiva parte integrante dell’equipaggio dell’Apollo 11, e fu come se idealmente centinaia di milioni di telespettatori fossero sbarcati sul suolo lunare insieme con Armstrong e Aldrin (il terzo astronauta, il povero Collins, rimase sul modulo di comando). Nessuno potrà mai privarmi del ricordo di quando fu la Terra a girare intorno alla Luna né dissacrare la Storia, di cui fui partecipi. Eppure, ci hanno provato a sporcare ogni cosa e scommetto che in occasione del cinquantenario non mancheranno le polemiche e le provocazioni. In fondo, se nel XXI secolo impazzano teorie citrullesche come quella che la terra è piatta, non è poi così fuori luogo che qualcuno continui a pensare che non siamo mai andati sulla luna. Ci siamo andati, invece, con buona pace di chi fonda la propria miscredenza su due produzioni cinematografiche, ovvero Non siamo mai andati sulla luna di Bill Kaying (1976) e Capricorne One di Peter Hyams (1978). La cosiddetta “Teoria del complotto lunare” non è fondata su indizi o prove documentarie, per altro inesistenti, ma su due film! – eppure c’è chi ostina a credere che l’allunaggio sia una mistificazione della NASA e del governo degli Stati Uniti d’America. Per costoro le prove scientifiche che dimostrano aldilà di ogni dubbio la veridicità dell’impresa lunare non contano nulla. Persino il fatto che nel 2009 la sonda indiana Chandrayaan 1 abbia documentato con una fotocamera multispettrale il sito lunare in cui atterrò il modulo lunare dell’Apollo XV, mostrando le tracce fisiche dell’allunaggio, è considerato un falso. D’altra parte, non c’è limite alla dabbenaggine umana e all’istinto dissacratorio e negazionista di chi crede vero solo ciò che desidera e vede il marcio ovunque. Prepariamoci, dunque, a un’estenuante full immersion di talk-show, rivisitazioni, documentari e diatribe aventi per oggetto la luna e il fatidico allunaggio. Evitiamo la bagarre, possibilmente. Affidiamoci, piuttosto, ai ricordi se ne abbiamo. 
La notte fra il 20 e il 21 luglio, la notte in cui mezzo secolo fa la Terra girò intorno al corpo celeste che di notte s’illumina e ci inquieta, farò a meno delle chiacchiere televisive. Tuttavia renderò un omaggio personale alla “piuma di cielo” che orbita a 384.000 km. dalla terra fissandola a lungo, condizioni meteo permettendo, e naturalmente in silenzio, senza altre intenzioni se non ammirarne la misteriosa serenità. Perché “folle è l’uomo che parla alla luna e stolto chi non le presta ascolto”, come dice Shakespeare.

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