giovedì 29 agosto 2019

Il governo frangiflutti non fermerà lo tsunami

Mala tempora currunt, direbbero i latini. In effetti, sono ore tristissime per l’Italia. Quanto meno per l’Italia che lavora, l’Italia dei valori, l’Italia che è stanca di essere derisa dai trafficanti di carne umana e taglieggiata dai despoti d’Europa, l’Italia dell’orgoglio e della speranza. Lo scempio si sta materializzando sotto gli occhi increduli. Due forze politiche in forte crisi fisiologica si sono coalizzate per formare un governo che non costituisce solo un’anomalia, un’assurdità come hanno osservato i politologi più obiettivi, ma un autentico, vergognoso attentato alla democrazia. Perché se è vero che la formazione del governo giallorosso, un governo di ominicchi, non è un colpo di Stato, è altrettanto vero che costituisce un insulto al popolo italiano, oggi più che mai voglioso di tornare al voto ma insieme convinto che votare sia un esercizio inutile e anacronistico.
Questo governo è transgenico, basta leggere letichetta. Nasce nello stesso laboratorio in cui prese vita Frankestein. La sua musa ispiratrice, il suo schifoso collante è la paura. Il governo Conti bis, frutto della comune volontà di M5 e PD di evitare il giudizio dell’urna, è un film dell’orrore già visto, uno squallido remake. Non è un caso che il puffo elegante ma ipocrita, quel Conte che ha finalmente gettato la maschera, auspica di diventare il nuovo Monti, il santo inquisitore che dichiara guerra alla Lega in nome dell'Europa e della finanza. Che miseria! A ciò siamo ridotti: la politica e la gestione della res publica come strumento per mantenere le poltrone e seminare odio.
Attenzione, però, l'etichetta suggerisce una scadenza breve. Questo è un governo frangiflutti, che prende vita per arginare la mareggiata del centro destra, l’avanzata della tempesta perfetta. Nasce convinto che gli italiani, e in particolare quelli che votano i partiti di centrodestra, siano un’accozzaglia di imbecilli, un’orda pavida e volubile, dalla memoria corta. Pentastellati e Piddioti farebbero meglio a rimuovere al più presto questa convinzione e il sorrisetto beota che affiora sulle loro labbra. Pensano di avere vinto, di avere fatto fuori Salvini. Si illudono. La loro è la vittoria di Pirro. Non passerà molto tempo prima che sulla barriera frangiflutti si abbatterà uno tsunami che darà il colpo di grazia ai commedianti del guitto Grillo, regista del Grand guignol politico di questa estate folle, ma anche a una Sinistra che ha buttato la dignità nel cesso senza nemmeno tirare lo sciacquone.

mercoledì 21 agosto 2019

Il leone e le iene

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. 
La crisi di governo ci sta riproponendo scenari già visti nel passato e conferma che i millenni non sono bastati all’uomo perché offenda la ragione e dia sfogo agli istinti più bestiali. Ieri, seguendo in diretta televisiva il discorso del Capo del Governo dimissionario, o meglio il processo a porte aperte andato in scena al Senato contro il ministro dell’Interno, ho pensato a quanto sia meschina la natura umana. Tutti contro Salvini e la Lega. Tutti con le vene dilatate, la bava alla bocca o uno stolido, sprezzante sorriso sulle labbra. 
Abbiamo assistito a uno spettacolo che mi ha ricordato il destino del leone. Quando il leone è vecchio o malato (non è il caso di Salvini) o semplicemente isolato e in difficoltà, le iene lo circondano, lo scherniscono, lo stancano e infine lo attaccano nella speranza di ucciderlo. Le iene non conoscono tattiche alternative; assaltano il nobile avversario in branco, consapevoli di non avere la sua forza e la sua dignità, sapendo che potrebbe sbranarli laddove si chiedesse al popolo della savana (gli elettori) chi vogliono come re. Le miserabili iene dal ghigno rivoltante confidano nel numero, negli stratagemmi, nel comportamento meschino e sleale. Anche questa non è una novità. In politica, i leoni finiscono tutti per essere traditi e accerchiati. Pensate ai leoni che hanno preceduto Matteo Salvini, cioè Bettino Craxi e Silvio Berlusconi. Erano dei giganti eppure i pigmei sono riusciti a sconfiggerli approfittando dei loro sbagli. 
È triste, oltre che imbarazzante, vedere che le iene striate e insieme a loro quelle maculate (i giornalisti e i magistrati di sinistra) già cantano vittoria. Innalzano isterici peana prima ancora di avere strappato la criniera al leone, di avere esibito il suo scalpo come trofeo. Ma se così fosse, la loro sarebbe una vittoria di Pirro. Chi vivrà vedrà,
Eppure, ho la sensazione che il leone Salvini sia tutt’altro che spacciato. Gli basterà assestare una zampata nel momento giusto per trasformare la risata della iena in un guaito di paura e rabbia. Ma bisogna andare a votare perché ciò avvenga, in modo tale che le iene capiscano che non possiedono il carisma e il coraggio del leone, e tanto più non hanno le qualità per governare la savana.