sabato 19 ottobre 2019

Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia

Aveva ragione Mark Twain: la vita sarebbe infinitamente più felice se potessimo nascere all’età di ottant’anni e gradualmente avvicinarci ai diciotto. Si presume, infatti, che le persone appartenenti alla fascia della terza età siano più esperte, forse più sagge, per cui affronterebbero la vita con maggiore sale nella zucca se potessero ringiovanire anziché invecchiare, spesso malamente, fino al punto di perdere il senno. 
Il senno l’ha perso da tempo Beppe Grillo, la cui ultima boutade – “Togliamo il voto agli anziani” – farebbe sorridere se non fosse, in realtà, un segnale della scarsa considerazione di cui godono le persone attempate nella nostra epoca. A parte il fatto che togliere il voto a certi anziani rincoglioniti eppure convinti d’avere sempre ragione, fra cui lo stesso Grillo che a 71 anni soffre di demenza senile, non sarebbe una iattura, fa specie che oggi gli anziani siano così poco considerati e visti come un peso, per cui si auspica che si tolgano di mezzo. Sono sacrificabili. Lo pensano in tanti, compreso lo Stato, preoccupato che l’Italia sia una nazione sempre più vecchia, il che mette in crisi le finanze e rende labile il futuro. A chi importa, per altro, la dispersione del vasto patrimonio umano, etico e storico-culturale che gli anziani possiedono? 
Eppure, dovremmo ricordarci del proverbio africano che ammonisce: un vecchio che muore è una biblioteca che brucia. Ma serve a qualcosa rammentarlo? Temo che il sacrificio di una biblioteca addolori meno della perdita dei dati di un cellulare o di un tablet. Così va il mondo ma chissà che un giorno le cose non cambino… La vecchiaia, nella storia del pensiero e dei comportamenti umani, è stata giudicata in modi diversi e contrastanti. Ci sono state epoche in cui era onorata e considerata una ricchezza, altre di segno diametralmente opposto. Rispetto e indifferenza, venerazione e derisione si sono succeduti nel sentimento generale e chissà che non torni il tempo in cui i vecchi erano in auge. 
Per quanto mi riguarda, sebbene dal punto di vista anagrafico io rientri nella categoria dei “sacrificabili”, mi ostino a credere di non essere invecchiato né tanto più vecchio. Anzi, voglio rassicurare chi mi conosce bene: avrò diciotto anni fino alla morte, come scrisse Haruki Murakami. Ergo, la mia biblioteca resterà aperta a lungo.