venerdì 22 novembre 2019

La fama non si nega a nessuno

Al cimitero acattolico di Roma c’è una tomba su cui è inciso questo epitaffio: “Qui giace uno il cui nome è scritto sull’acqua”. È il sepolcro del poeta inglese John Keats, famoso per le sue liriche intrise di romanticismo. Le sue ultime parole potrebbero fotografare un fenomeno che sta caratterizzando i nostri tempi vacui, all’insegna della forma e non del contenuto, dell’apparenza e non della sostanza, della fugace inconsistenza dei suoi protagonisti. Mai come negli ultimi anni, infatti, la fama non si nega a nessuno, per lo meno in Italia. 
Si diventa famosi per un nonnulla, purché il nulla sappia colmare il vuoto cosmico dei giornali, della televisione, della rete, i cui sacerdoti sono freneticamente alla ricerca di liturgie nuove, originali e accattivanti. È ininfluente che i vocati alla fama abbiano i requisiti per meritarla. Basta gonfiarli attraverso potenti megafoni per renderli popolari. Fu profetico Andy Warhol quando disse che in futuro tutti saranno famosi per quindici minuti. C’è chi resiste per un periodo più lungo ma credo che la fama sia impietosa: se ne va con la stessa facilità con cui è arrivata. Forse è il caso di dire che la fama non si lega a nessuno. 
In queste ore, ad esempio, si parla del movimento estemporaneo (ma non spontaneo) delle “Sardine”. Scommettiamo che sarà famoso ma durerà un amen? Se è diventata famosa una Chiara Ferragni qualsiasi, se grazie alle comparsate oscene nei reality show ci si assicura un posto al sole, se occorre salire sul carro giusto della politica nell’attimo fuggente per acquisire visibilità e campare d’interessi, non sarebbe uno scandalo se i ragazzi di Bologna di cui si parla come se fossero dei geni perché hanno fatto una goliardata ittica, cantano Bella Ciao e insultano Salvini, fossero baciati da una fama gratuita che li lanci in orbita. 
Ma cos’è mai la fama? I latini la raffiguravano come un enorme mostro alato che aveva tanti occhi per vedere, tantissime orecchie per sentire e infinite bocche in cui si agitavano altrettante lingue. È un’immagine attuale ma ripugnante. Ragion per cui, dovremmo preferire l’anonimato dignitoso e intelligente al quarto d’ora di vanagloria. Ciò non toglie che la fama ha fame di figurine “usa e getta”, stravaganti e velleitarie. 
Perciò avanti, c’è ancora posto.

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