sabato 22 febbraio 2020

E se il Coronavirus fosse come la varicella?

Non sono un medico, tanto più un infettivologo. Ma se anche lo fossi, in questo momento sceglierei di tacere perché del Coronavirus si discetta con insostenibile superficialità. Ne parlano tutti, conciliando enfasi e paura, come se fossimo al bar e potessimo prevedere i prossimi risultati e financo scommettere su di essi. Siamo nel marasma dell’improvvisazione, della strumentalizzazione, della confusione. E siamo a un passo dall’isteria, che certamente è più pericolosa del contagio. 
Non so se la situazione degenererà e dovremo misurarci con una pandemia, ergo con la quarantena collettiva e insieme gli assalti ai supermercati e la caccia agli untori. Dovesse accadere riconoscerei di essere stato un profeta di sventura perché il 28 dicembre 2019 ho quasi auspicato la venuta provvidenziale di un cigno nero nellarticolo: https://www.giuseppebresciani.com/2019/12/dobbiamo-sperare-nel-cigno-nero.html. Che questo cigno sia il Coronavirus? In effetti, la sua evoluzione potrebbe causare conseguenze quasi apocalittiche, e non mi riferisco solo alla salute umana ma all’economia, alla vita sociale e di tutti i giorni. La storia insegna; un morbo che si diffonde per contagio, senza controllo e antidoto, porta a galla i peggiori istinti umani. Prepariamoci, forse, ad assistere alle improvvisazioni della Bestia trionfante. Al momento non esprimerò opinioni in merito. Che se ne occupino i politici (a proposito, che effetto vi fa sapere che il Ministro della Salute si chiama Speranza?), i tuttologi, le autorità e i medici competenti.  Alle chiacchiere preferisco la riflessione.
Fingerò di non accorgermi che la situazione sarebbe drammatica se non risultasse comica come nei B-Movies catastrofici. Volete sapere cosa ci trovo di comico nel rischio che stiamo correndo? La disinvoltura con cui mettiamo a nudo l’inerzia, la stupidità e l’insipienza di cui, negli ultimi tempi, abbiamo dato prova certa in troppi campi e ci rende inermi di fronte all’imprevisto. Ma proprio perché imprevedibile, il Coronavirus potrebbe rivelarsi indulgente con noi. Tranquilli, non credo che emulerà l’influenza “Spagnola” del 1918 o l’HIV. Potrebbe spiazzarlo la nostra lucida incoscienza, la leggerezza esorcizzante con cui concediamo al virus qualche distratto scampolo di attenzione, come se fosse un obbligo da assolvere prima di tornare a occuparci del Grande Fratello VIP, del campionato di calcio e delle pantomime del governo dei guitti. 
A proposito, mi viene in mente la battuta dei Simpson “L’infermiera della scuola dice che Bart ha la peste!” e la relativa replica “È come la varicella, meglio togliersi il pensiero”. Ma sì, togliamoci questo pensiero che ci distrae. Forse il Coronovirus è una nuova varicella, figlia della globalizzazione e della transgenicità.

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