domenica 8 marzo 2020

Questa mattina mi sono svegliato e ho trovato...




Questa mattina mi sono svegliato e ho trovato… Finitela voi la frase. 
Io che sono lombardo ho trovato che anziché festeggiare le mie donne oggi mi tocca riflettere su una situazione surreale che evoca un’altra, funesta data legata al numero 8. Già, perché c’è il rischio che in futuro l’8 marzo 2020 sarà ricordato come il remake dell’8 settembre 1943. Chi ha un minimo di conoscenza della storia nazionale sa a cosa mi riferisco. L’8 settembre 1943 sancì la morte della patria, la divisione del popolo italiano di cui stiamo ancora oggi scontando gli effetti in ambito socio-politico, culturale ed economico. La decisione del governo di isolare la Lombardia e altre 14 provincie nel tentativo di fermare il Coronavirus non può che evocare quella nefasta pagina di storia distrusse l’orgoglio e l’identità nazionale. Le affinità sono molteplici e le differenze non sono tali da rendere improponibile l’allegoria. 
Intanto, oggi come 77 anni chi ci governa ha preso un provvedimento forzato dal nemico. Ieri erano gli Alleati (e poi i tedeschi), oggi il Covid-19. Oggi, come 77 anni fa, il decreto del governo (per altro necessario, sia chiaro) è lo specchio di certi insuperabili difetti italici quali il pressapochismo, i limiti comunicativi e l’incapacità di coordinamento. Nel 1943, il re e i suoi ministri agirono come dilettanti allo sbaraglio, consegnando il Paese al caos e all’invasore tedesco. Il modo in cui Conte e i suoi paladini hanno varato le misure straordinarie per contenere il contagio ricorda quei tempi. Il comune denominatore è il “Tutti a casa!” che ha reso convulse la tarda serata di ieri e la notte. I lombardi che erano extra-moenia si sono affrettati a tornare a casa nel timore di non poterlo più fare a partire da oggi, di consumare il dramma della pandemia in veste di esuli. Nello stesso modo, si è assistito alla grande fuga, agli assalti ai treni da parte di chi lombardo non è e non voleva restare confinato nella terra che da più parti viene additata come la madre di tutti i focolai. Quante analogie con l’8 settembre 1943! La paura, la mancanza di informazioni e ordini precisi, la sfiducia nei capi imbelli, la viltà e nel contempo la scriteriata indifferenza e superficialità di molti. L’Italia spaccata ancora una volta, forse per sempre. 
E poi, fatemi capire. Fioccano da più parti gli inviti a non uscire di casa ed evitare i contatti e gli assembramenti e nello stesso tempo leggo inviti a uscire, frequentare i bar e i ristoranti, comportarsi come se non ci fosse alcun pericolo perché bisogna salvare l’economia. Mi chiedo cosa succederà lunedì, quando riapriranno le fabbriche e le attività commerciali. Ci vorrà il lascipassare per consegnare le merci in Lombardia? Ricorreremo all'autarchia? E come deve comportarsi chi ha la “sventura” di vivere nella Grande Zona Rossa adesso che la guerra diventerà guerriglia e l’invasore ci rastrellerà, passando casa per casa? A meno che questa mattina, svegliandomi, abbia preso lucciole per lanterne. 
Mah, e se fossimo su Scherzi a parte

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