sabato 4 aprile 2020

Vogliamo uscire


Sarò breve ed esplicito. Vogliamo uscire dall’incubo che stiamo vivendo e per farlo dobbiamo avere tanta pazienza, rispettare i decreti e capire che la nostra priorità è non ammalarsi o contagiare gli altri. Vogliamo uscire dalla confusione che regna sovrana, dalle contraddizioni e incongruenze di chi dovrebbe rassicurarci e invece annaspa nel vuoto cosmico. Vogliamo uscire dall’incertezza, che fa più danni del pericolo reale e alimenta la paura. Vogliamo uscire dalla vischiosa pania della burocrazia, questo mostro dalle mille braccia che ci paralizza, e il cui veleno è più letale di quello del serpente di Mare. Vogliamo uscire dal cul-de-sac in cui ci ha gettato una classe politica incapace, un governo di guitti che guai se lo critichi in questo momento di emergenza, dove la polemica è vietata e la libertà individuale sospesa. Vogliamo uscire dall’attendismo, perché c’è poco tempo per salvare l’economia italiana. Vogliamo uscire dalle sabbie mobili in cui la banda giallorossa ci sta trascinando senza dirci come e se potremo mai uscirne. Tanto, la colpa è sempre degli altri e ricadrà sui nostri figli. Vogliamo uscire dall’Europa se la misera, indecente, infame Europa dell’asse Merkel-Macron e dei potentati finanziari insiste a comportarsi con noi come se fossimo i figli di un dio minore anziché i padri fondatori. Vogliamo uscire dall’irresponsabilità, dalla leggerezza, dall’egoismo, dal senso di onnipotenza che ancora oggi accomuna troppi furbetti. Vogliamo uscire dalle righe e parlare chiaro, perché stiamo stufi di essere trattati come bambini scemi a cui raccontare bugie. Vogliamo uscire di casa per non uscire di senno, ma lo faremo quando sarà il momento, non prima. Ma state certi che quando il momento arriverà non ci limiteremo a fare passeggiate e corse all’aria aperta, ad aggregarci e ubriacarci di sole, al mare o in montagna. Faremo di più perché vogliamo uscire dallo stallo e per riuscirci bisognerà ribaltare le carte in tavola e restituire la sovranità al popolo. Sia chiaro, non vogliamo uscire e basta, vogliamo uscire a rivedere le stelle, come Dante Alighieri, confidando che dopo avere attraversato l’Inferno e prossimamente il Purgatorio, saremo accolti in Paradiso. Possibilmente vivi e con la voglia irrefrenabile di prendere a legnate quelli che hanno sbagliato, quelli che sono in mala fede e remano contro di noi, anzi ci irridono pensando che siamo amebe contagiate da un’epidemia più potente del Covid-19: l’inerzia cronica.  
Vogliamo uscire, capito?

Nessun commento:

Posta un commento